Napoli, Trattoria Nennella. 60 anni di cucina di casa nei Quartieri Spagnoli

1/10/2010 22.1 MILA

Trattoria Nennella dal 1949
Vico Lungo Teatro Nuovo 103
Tel.081 41 43 38
Aperto: pranzo e cena
Chiuso: domenica
Ferie: 20 gg. ad agosto, 25, 26 e 31 dicembre

Siamo in pieno dopoguerra a Napoli, nei quartieri spagnoli, come nel resto della città, ci si arrangia, soprattutto si fanno “affari” con i militari americani in libera uscita per le vie del centro. Quando si vuole indicare il quartiere “Montecalvario” di Napoli, è sufficiente dire “’ncopp’e quartieri”, un’area più o meno indefinita tra il Corso Vittorio Emanuele e Via Roma ex Via Toledo. La storia della trattoria di Nennella (affettuoso vezzeggiativo dialettale che si dà alle bambine e  alle donne minute) parte proprio nell’immediato dopoguerra, quando Nennella, al secolo Elisabetta Vitiello, per sbarcare il lunario, apre un piccolo ristoro, poco più sopra dell’attuale trattoria, dove dava “‘o bbere ‘e ‘mericani”, ovvero vendeva whisky, caffè e preparava anche, “ ‘e marenne pè scupature ‘a matina” ( la colazione di mezzogiorno per i netturbini). Alle bevande e alle colazioni, si aggiunsero un paio di piatti caldi storici: “’a zuppa ‘e carna cotta” (la trippa) e pasta fagioli. Dal piccolo “buco” di Vico Teatro Nuovo, si passa alla prima saletta con quattro tavoli e un bancone dove si cucinava a vista.

2009 la festa del vicolo per i 60 anni della Trattoria: 2000 autoinvitati

La famiglia cresce, nasce Pasquale che farà poi prosperare l’attività, mettendo a lavorare tutta la famiglia fino al 2005 anno della sua scomparsa. Al timone restano le donne, Nennella 2, ovvero Concetta la moglie di Pasquale e Nennella 3, Rita, la giovane moglie di uno dei figli di Pasquale, Mariano. In trattoria collaborano tutti gli altri fratelli e sorelle: Ciro, Gennaro, Salvatore e Geltrude, oltre a una squadra di calcio di nipoti e cugini. 60 anni fa circa 12 posti, oggi la trattoria  ha più di 120 coperti in  tre sale interne, uno spazio all’aperto nel vicolo, con tanto di permesso, e una piccola sala poco più sopra, voluta da Rita, Nennella 3, con pochi tavoli riservati, una specie di camera da pranzo di casa propria per occasioni speciali.  Il menù ovviamente cambia ogni giorno, ogni componente della famiglia ha compiti precisi: spesa ai vari mercati storici di città, sala e cucina. Ci sono poi tre compiti molto particolari: recitare il menù a voce (esiste anche la versione stampata), gestire le lunghe file di attesa e far alzare dai tavoli le persone che hanno già  pranzato, per lasciare il posto agli altri. Al centro della sala pende un paniere, ogni tanto si sente una voce: “uagliù acalate ‘o panaro!” (ragazzi tirate giù il paniere), alla risalita del paniere , si alza dalla sala un corale “grazie”! Ok il paniere serve per le mance al personale.

” acalate ‘o panaro”

L’inquadramento socio-culturale è importante per capire la valenza di questi luoghi della memoria, per fortuna ancora esistenti e frequentati da un pubblico estremamente eterogeneo, studenti, famiglie, eleganti impiegati delle vicine banche e uffici e gruppi di ragazzi la sera. Si mangia già dalle 12,00 e si va avanti anche fino alle 16,00 per poi riprendere la sera. Il pranzo completo prevede antipasto, primo, secondo, contorno, pane, frutta, acqua e vino della casa. Il menù non è fisso, anzi prevede una vasta e fresca scelta. L’antipasto è il classico napoletano, crocchè di patate, arancini di riso, rigorosamente fatti alla vecchia maniera, olive, verdure grigliate, salame napoli.

l’antipasto napoletano, veri crocchè ed arancini come quelli di mammà

Per i primi l’offerta è varia e appetitosa e cambia con la stagione: pasta e patate con la provola, pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e lenticchie, pasta e piselli, spaghetti olive e capperi, la cd”puttanesca”, al filetto di pomodoro e profumato basilico, minestra di scarole e fagioli, vermicelli con i “lupini”, (vongole comuni, diverse da quelle veraci, ma, altrettanto saporite) e ancora la pasta al forno, il gattò di patate, la lasagna, e gli immancabili ragù e genovese. Quest’ultima è prerogativa di Nennella 2, da sola sbuccia 40 kg di cipolle bionde, spandendo il profumo per tutto il vicolo, sceglie la carne giusta, nessuno deve intromettersi.

Nennella 2, Immacolata con il figlio Mariano in cucina, sposò il marito Pasquale suo dirimpettaio, ma non lo voleva  perchè aveva la testa troppo grossa. Si sono adorati fino al 2005 anno della scomparsa di Pasquale.oggi è lei che comanda in cucina.
pasta mischiata e patate con la provola
la “puttanesca”

Altrettanto ricca la lista dei secondi, fragranti “alicelle” di Pozzuoli indorate e fritte, baccalà, pollo arrosto, “tracchie” (spuntature di maiale) arrostite, polpette fritte o al sugo, polpette di ricotta, mozzarella di bufala freschissima, mozzarella “in carrozza” o alla caprese. I contorni ci riportano all’incredibile fantasia dei napoletani  di cucinare le verdure in ogni modo: i classici “friarielli” saltati in padella con peperoncino, peperoni in padella o al “grattè”, parmigiana di melanzane, funghi trifolati, peperoncini verdi fritti al pomodoro, fagiolini, patate e carote lesse, patate fritte o al forno, spinaci e broccoli. Il pane è cotto a legna in uno dei forni storici della zona collinare della città, viene ritirato in due infornate per averlo sempre fresco, al mattino e nel primo pomeriggio.

le alici indorate e fritte dal mercato del pesce di Pozzuoli
salsicce, friarielli e melanzane sale e pepe

Per il caffè pochi passi e avrete solo l’imbarazzo della scelta su Via Roma. Per il dolce nello stesso vicolo si trova la storica pasticceria Ranaldi, paradiso dei golosi.

Il servizio è essenziale e più veloce di Mcdonald, in compenso per 10 euro (dico dieci) mangerete, serviti a tavola, dall’antipasto alla frutta, un decoroso aglianico e piedi rosso sfuso di Monte di Procida. Qui, come nella migliore tradizione napoletana, “il cucinato” è anche da asporto, per circa 8 euro porterete a casa un pasto completo bevande escluse.Un vero affare, non solo per la cucina e il valore incalcolabile di una tradizione che continua, ma anche, per la straordinaria atmosfera di verace e ironica napoletanità, per niente folkloristica, che si respira a casa di Nennella, dove si fa anche la raccolta differenziata…

Giulia Cannada Bartoli

la traduzione nel cartello qui sotto:)…
ecco la traduzione:)

22 commenti

    Monica Piscitelli

    Un posto dove mangiare è divertente, innanzitutto. Lo frequentano persone di tutti i tipi. Nei periodi di crisi è il rifugio degli artisti squattrinati. Non solo per i prezzi ma perchè restituisce il buonumore. I camerieri giocano con i clienti per cui i tipi “ingessati” o la amano o la odiano. Grazie Giulia per questo racconto.

    1 ottobre 2010 - 13:44

    ALBA

    Ca nisciun c rumb’ ò…..bbdun
    Giulia mi sto piegando dalle risate.

    1 ottobre 2010 - 13:53

    marco contursi

    è il posto più casinaro che conosca…….mangiare è una esperienza a tutto tondo…….però solo se hai la “capa fresca” sennò è un morire…proporrei di fare la rubrica bisettimanale e di allargarla a tutta la campania……sono più quelli che hanno pochi soldini da spendere che i milioneros…….brava Giulia comunque :-)

    1 ottobre 2010 - 13:58

    Romualdo Scotto di Carlo

    ancora complimenti, Giulia, era un must del genere e ne hai reso perfettamente atmosfera e caratteristiche… questa rubrica si preannuncia un piacere…

    1 ottobre 2010 - 14:14

    giulia

    :)

    1 ottobre 2010 - 14:15

    claudio nannini

    Che dire! Era ora, finalmente si legge di posti divertenti, dove si mangia “sul serio” con un investimento davvero irrisorio in una atmosfera casinara e divertente. Bella rubrica,ottimo racconto,belle foto. Davvero tanti complimenti Giulia..a prescindere! Quanto dovremo aspettare per leggere la prossima?
    ALLA VIA COSI’.

    1 ottobre 2010 - 14:28

    giulia

    ……a prescindere:) grazie. tra una settimana il prossimo

    1 ottobre 2010 - 14:30

    Mario Stingone

    E che aggiungere più . Brava Giulia complimenti !

    1 ottobre 2010 - 15:13

    beppe

    Bellissimo spaccato storico e socio culturale, e grazie per le traduzioni! ;-)

    1 ottobre 2010 - 15:17

    giancarlo maffi

    veramente brava giulia . cosi’ si fa . la classe non è acqua e neanche prosecco :-))

    1 ottobre 2010 - 15:38

    giulia

    detto da te Maffi , mi vine il tremolio:)))Merci:)

    1 ottobre 2010 - 15:41

    Tommaso

    ci andremo tutta la famiglia, e credo che ci sentiremo a casa

    1 ottobre 2010 - 15:53

    gaspare pellecchia

    che combinazione, mezz’ora fa ne parlavamo in treno (dove sono tutt’ora) proprio di questo locale.. Il mio vicino di posto diceva che già alle otto di mattina qui ha visto sfornare fritti..
    napoli tra pignasecca e quartieri, e centro storico, stazione, carmine, forcella, e zona universitaria è piena zeppa di posti dove solo un napoletano SA portarti..
    ;-)

    1 ottobre 2010 - 18:34

    gaspare pellecchia

    che bella, napoli!
    così maltrattata, eppure resta probabilmente la più bella città del mondo

    1 ottobre 2010 - 18:37

    mamma

    vengo anche io
    brava!

    1 ottobre 2010 - 19:58

    links for 2010-10-01

    […] Napoli, Trattoria Nennella. 60 anni di cucina di casa nei Quartieri Spagnoli « Luciano Pignataro Wi… […]

    2 ottobre 2010 - 07:03

    Marina

    Troppo divertente. Io passeggio spesso da quelle parti per sentire ancora pulsare l’anima di Napoli.

    2 ottobre 2010 - 13:01

    emanuela capuano

    Ho dei bellissimi ricordi della trattoria da Nennella, e l’articolo è molto esaudiente, anche se non tocca l’argomento sulla bellissima atmosfera e goliardia creata da Ciro & Co. nelle piccole salette, dove dei grandi poster del San Carlo e di Capri, rappresenterebbero x Ciro stesso le “affacciate dei suoi balconi”, quelli fantasiosi di una Napoli che sa ridere dei suoi difetti! Ne delle “acrobazie” in sala con i piatti della “pasta e patate con la provola azzeccate”…
    Voglio anche sottolineare un altro aspetto molto bello della trattoria Nennella, che nell’articolo nn viene citato: la sera, dopo il lavoro, tutto il cibo rimasto, non viene conservato per il giorno successivo, ma viene donato ai poveri ed ai senza tetto. Anche questo è un bel simbolo di una Napoli “vera”, che nonostante tutto non si dimentica da dove viene!….. Un saluto a tutta la famiglia di Nonna Nennella!

    2 ottobre 2010 - 18:00

    Massimiliano ceccarelli

    Questa e’ storia..e’ passione…amore, e’ uno status e un vero punto di riferimento…
    Per quanto mi riguarda dovrebbe essere “PROTETTO ” dall’ UNESCO come patrimonio dell’umnaita !!!!!!!
    MASSIMO RISPETTO PER QUESTA TRATTORIA E PER QUESTA SPLENDIDA GENTE !!!!

    3 ottobre 2010 - 15:14

    emanuela capuano

    complimenti per il tuo lavoro Giulia, ti seguirò leggendoti nel tuo viaggio alla riscoperta di Napoli “vera”.
    In bocca al lupo
    Emanuela

    3 ottobre 2010 - 17:21

    pasquale t

    grazie ,grazie , Giulia mercoledì sono sato da nennella che mi ha fatto ritornare” nennillo ”
    non mi divertivo al ristorante in questo modo da diversi anni , lo stagista giapponese e mia moglie stanno ancora ridendo , che spettacolo pagare alla porta , mangiare divertendosi con i sapori di casa , e nessuno che si fosse incazzato per ile mancanze che a noi vengono apostrofate come disservizi , lo consiglierei a tanti miei colleghi per ritornare con i piedi sulla terra , sarà il posto in cui porterò i miei stagisti per spiegare la cucina napoletana e la napoletanità

    8 ottobre 2010 - 21:49

    shekkinah

    Ogni volta che andiamo ci divertiamo a pazzi (tipo la parolaccia)…….. e si mangia benissimo garantito….

    10 ottobre 2010 - 03:53

I commenti sono chiusi.