Ostaria Pignatelli, la cucina napoletana scopre il lato gastronomico del Lambrusco
Ostaria Pignatelli a Napoli
Riviera di Chiaia, 216
www.ostariapignatelli.com
sempre aperto 12.30-16 e 19.30-24
di Tonia Credendino
Nel cuore di Chiaia, tra la Riviera e i vicoli eleganti che attraversano uno dei quartieri più vivi di Napoli, Ostaria Pignatelli continua a rappresentare una delle tavole più solide della città. Un indirizzo che negli anni ha costruito la propria identità senza rincorrere mode o artifici estetici, lavorando invece sulla cucina napoletana con misura, memoria e riconoscibilità. La Guida Michelin le conferma anche per il 2026 il riconoscimento Bib Gourmand, definendola una “taverna elegante” capace di eseguire i grandi classici partenopei con precisione e generosità.
Il pranzo dedicato ai vini di Ventiventi ha trovato qui una collocazione naturale. La degustazione si è svolta nello spazio dell’Ostaria Pignatelli Privé, ambiente raccolto e conviviale pensato per eventi e percorsi dedicati al vino. Luci calde, tavolo condiviso, servizio attento e quel ritmo lento che permette ancora di ascoltare davvero ciò che accade nel piatto e nel calice.
La cucina entra subito in scena senza bisogno di effetti speciali.
Lo fa con una frittura leggera, asciutta, precisa. Il fiore di zucca in pastella conserva tutta la delicatezza del vegetale sotto una crosta sottilissima e croccante, mentre le pizzette di bianchetti riportano immediatamente a una Napoli marina e popolare che oggi sopravvive sempre meno nelle tavole cittadine. Poco dopo arrivano le note più sapide e cremose delle bruschette del Cantabrico, dove la burrata incontra l’acciuga e il pomodorino confit in un equilibrio semplice solo in apparenza.
Anche i piatti più tradizionali mantengono leggerezza e precisione. Il peperone ripieno, lucido nella sua cottura lenta, custodisce un macinato finissimo e morbido che conserva profondità senza diventare pesante. Tutto sembra muoversi sul filo dell’equilibrio: sapori netti, ma mai urlati.
Poi il tavolo cambia ritmo. Arriva la pasta e patate servita nella pentola di rame, fumante, cremosa, perfettamente “azzeccata”. È il momento più identitario del pranzo. Il rame trattiene il calore mentre la mantecatura resta stabile, vellutata, quasi setosa. Un piatto che non cerca reinterpretazioni moderne perché non ne ha alcun bisogno. Funziona esattamente così: caldo, avvolgente, profondamente napoletano.
Accanto, il pacchero con pescatrice accompagna il percorso verso una dimensione più elegante e marina. La salsa avvolge la pasta senza coprirla, lasciando emergere la delicatezza del pesce, le note iodate e quella sapidità mediterranea che resta pulita fino alla fine del boccone.
Ed è proprio qui che il Lambrusco di Ventiventi compie il passaggio più interessante. Nelle versioni Metodo Classico, e soprattutto nel Sorbara Rosé, il vino cambia completamente linguaggio. Il perlage fine, la freschezza verticale e quella vena minerale quasi salina attraversano fritti, consistenze cremose e sapidità marine alleggerendo continuamente il palato senza impoverire il gusto del piatto. Il Lambrusco smette di essere soltanto vino conviviale e diventa vino gastronomico nel senso più contemporaneo del termine.
Anche i secondi seguono la stessa linea narrativa. La frittura di gamberi e calamari arriva asciutta, croccante, luminosa nei colori e nella fragranza, con il limone a dare slancio e freschezza.
Poi arrivano le polpette al ragù, probabilmente il piatto che più resta impresso nella memoria. Morbide, tenere, avvolte da un sugo profondo e lucido, preparate secondo un’antica ricetta con uvetta e pinoli, riescono a tenere insieme dolcezza, sapidità e memoria domestica con una naturalezza quasi commovente. È un sapore che parla immediatamente di domenica napoletana, di pranzi lenti, di ragù lasciati cuocere per ore mentre la casa si riempie di odori.
La chiusura affidata alla caprese al cioccolato mantiene la stessa coerenza del percorso.
Morbida, intensa, ancora leggermente tiepida al centro, lascia sul palato le note profonde del cacao e quelle più delicate della mandorla senza mai appesantire il finale.
Anche il servizio contribuisce in maniera decisiva alla riuscita dell’esperienza. Attento, presente, puntuale, ma mai invadente. Ogni piatto arriva con il giusto tempo, ogni calice trova il proprio spazio senza accelerazioni inutili. È una gestione della sala che dimostra sensibilità gastronomica prima ancora che tecnica.
In una città dove spesso si rincorre soprattutto l’impatto visivo, Ostaria Pignatelli continua invece a lavorare sulla credibilità della cucina, sull’accoglienza e sul valore autentico della convivialità. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, usciti da tavola, il ricordo più forte non è soltanto il vino o il singolo piatto, ma quella sensazione sempre più rara di aver vissuto un’esperienza gastronomica vera.
Ostaria Pignatelli
081 015 3134
Prezzo medio: 36-50 euro
Aperto tutti i giorni pranzo e cena
Scheda del 12 settembre 2025
Ostaria Pignatelli: tradizione e cuore partenopeo sulla Riviera di Chiaia
di Ornella Buzzone
C’è un posto, nel cuore della Riviera di Chiaia all’altezza di Piazza San Pasquale, che ha saputo trasformare la tradizione napoletana in un’esperienza autentica e senza tempo. Ostaria Pignatelli non è soltanto un ristorante: è la scommessa vinta di otto amici d’infanzia che, nell’ottobre del 2020 – in piena pandemia, quando tutto sembrava fermarsi – hanno avuto il coraggio di aprire un’attività che oggi rappresenta un punto di riferimento per chi ama la cucina partenopea.
Gli artefici di questa avventura sono Roberto Biscardi, Sergio Maiorino, Fabio Zotti, Gianpaolo Albano, Stefano Capocelli, Lino Acunzo, Luca Valerio e Gennaro Montella. Uniti da un legame di amicizia e da una passione comune, hanno creato un luogo che sa di casa, con circa 42 coperti interni e 50 all’esterno, perfetti per accogliere napoletani e turisti.
Il riconoscimento più prestigioso è arrivato nel 2023, quando Ostaria Pignatelli ha conquistato la vittoria a *Quattro Ristoranti* di Alessandro Borghese: un traguardo che ha confermato la qualità e la filosofia del locale, basata su un equilibrio perfetto tra tradizione, accoglienza e giusto prezzo, con uno scontrino medio che si aggira tra i 35 e i 40 euro a persona. Nel 2025 è arrivata un’altra consacrazione, questa volta dalla Guida Michelin, che ha assegnato all’osteria il **Bib Gourmand**, riconoscimento riservato ai ristoranti che offrono un’ottima esperienza gastronomica a un prezzo accessibile e con un eccellente rapporto qualità-prezzo.
Appena varcata la soglia, ci si sente subito a casa. Merito soprattutto di Giulio Verbini, maître dell’osteria fin dal primo giorno: il suo sorriso, la capacità di raccontare ogni piatto e la passione con cui accompagna l’ospite nella scelta rendono l’esperienza davvero unica. È uno di quei professionisti che sanno incuriosirti e convincerti a provare tutto il menù.
Ai fornelli, lo chef Vincenzo Politelli, affiancato dal sous-chef Mario Laudieri, interpreta la cucina napoletana con rispetto della tradizione e attenzione alla stagionalità. Il menù è ampio e dinamico: dai grandi classici di mare fino ai piatti di terra più sostanziosi.
Il viaggio tra i sapori di Ostaria Pignatelli è iniziato con una serie di antipasti che raccontano Napoli con eleganza e creatività. Le bruschette alla cetarese sono un trionfo di contrasti: il pane cafone tostato incontra la dolcezza intensa dei pomodorini secchi, la cremosità della stracciata di bufala e la sapidità raffinata delle acciughe del Mar Cantabrico, chiudendo con una nota fresca di prezzemolo.
Delicati e profumatissimi i fior di zucca ripieni, dove ricotta, provola, acciughe e zest di limone si fondono in un boccone che racchiude mare e terra, tradizione e leggerezza. Sorprendenti anche le polpette di pesce spada, adagiate su una vellutata crema di patate al limone, arricchite da pinoli e uvetta che aggiungono un tocco quasi arabeggiante.
Non poteva mancare la parmigiana di melanzane, cotta nel classico pignatiello, che profuma di casa e rievoca la domenica napoletana: strati di melanzane, ragù, provola di Agerola e formaggio che si sciolgono in un abbraccio avvolgente. A completare la carrellata di antipasti, le alici ripiene, fritte e servite con crema di pomodorini gialli e rossi, esempio perfetto di come un piatto semplice possa diventare memorabile.
Il percorso è poi continuato con i primi, che rappresentano l’anima della cucina partenopea. I mezzanelli alla lardiata raccontano una ricetta antica e saporita, dove il lardo di Colonnata e la pancetta incontrano pomodorini datterini, pecorino e parmigiano in un equilibrio potente e rustico. Gli spaghettoni alla Nerano sono un classico della costiera, esaltati dal provolone del monaco e dalla freschezza del basilico.
Raffinatissimo il risotto al gambero rosso, un piatto di grande eleganza, con zucca in doppia consistenza e il gambero servito crudo, che regala dolcezza e iodio allo stesso tempo.
E poi la pasta mista con patate e provola, uno dei grandi comfort food napoletani: cremosa, saporita, resa ancora più intrigante dal guanciale beneventano e da un tocco aromatico di rosmarino.
Proprio questo piatto ha una storia speciale: durante la partecipazione di Ostaria Pignatelli a *Quattro Ristoranti*, il piatto scelto per la sfida era lo spaghetto alle vongole, ma fu la pasta e patate a conquistare Alessandro Borghese. Lo chef volle provarla a tutti i costi, trovandola straordinaria e riconoscendone l’anima autentica della cucina partenopea. Da allora, è diventata il vero piatto iconico del locale, sempre presente in carta anche d’inverno, a testimonianza di come la tradizione più semplice possa diventare simbolo di eccellenza. Un assaggio che racchiude tutta la storia di Napoli e che, da solo, vale la visita all’Ostaria Pignatelli.
Tra i secondi, le polpette al ragù riportano indietro nel tempo: un piatto di memoria, arricchito da pinoli e uvetta, servito con peperoncini verdi e datterini che aggiungono vivacità e freschezza. Più innovativo, ma fedele alla tradizione, il baccalà al vapore su letto di farro alla pompeana, con colatura di alici, aglio e origano, porta nel presente sapori antichi e identitari.
Il percorso si è concluso in dolcezza con due dessert della casa: un tiramisù cremoso e bilanciato, e la caprese, morbida e ricca di cioccolato e mandorle, che riassume in un morso tutta la pasticceria dell’isola.
Un aspetto che merita particolare attenzione è la sensibilità verso chi segue un’alimentazione senza glutine. Ostaria Pignatelli, infatti, propone un’ampia scelta di piatti gluten free, dalla pasta ai secondi, senza mai rinunciare alla bontà della tradizione. Un dettaglio non da poco, che rende il locale inclusivo e attento alle esigenze di tutti.
Ostaria Pignatelli non è solo un ristorante: è un punto di incontro. Qui il turista che vuole scoprire la vera cucina napoletana trova autenticità e qualità, mentre il napoletano ritrova i sapori di casa in un’atmosfera calorosa e familiare. È questo il segreto del successo di un locale che, in pochi anni, è già diventato simbolo della Riviera di Chiaia. Il menù, inoltre, cambia con le stagioni, dall’estivo all’invernale, sempre nel rispetto della tradizione partenopea. In inverno compaiono tantissimi piatti con i fegatini e ricette che riprendono la cultura più autentica della cucina napoletana invernale, regalando nuove emozioni senza mai tradire l’identità del territorio.
+39.081.015.31.34
Via Riviera di Chiaia, 216
80122 Napoli, Italia
prezzo medio €35/40
Scheda del 17 novembre 2023
Ostaria Pignatelli a Napoli, comfort food nel cuore della Riviera di Chiaia
di Emanuela Sorrentino
L’atmosfera accogliente degli spazi interni, l’attenzione verso i particolari, i materiali ben mixati e combinati tra loro con gusto: è il biglietto da visita dell’Ostaria Pignatelli (attenzione, bisogna chiamarla proprio Ostaria). Un posto che piace alla vista ancor prima che al palato, a pochi passi da Villa Pignatelli a Napoli, nel cuore della Riviera di Chiaia. Che sia a pranzo o a cena il locale con dehors esterni è un punto di riferimento per chi cerca nel piatto le tipicità partenopee con qualche accostamento particolare e il rassicurante sorriso di Giulio Verbini, il direttore di sala, che si intrattiene con clienti affezionati, nuove conoscenze e turisti. In cucina c’è la brigata guidata dallo chef Vincenzo Politelli.
Ecco le proposte, con il fiore di zucca che ha un ripieno di ricotta, provola, ciccioli e friarielli ripassati, le bruschette autunnali sono con pane cafone tostato, provola di Agerola, funghi porcini e guanciale, sapori che si ritrovano – con l’aggiunta di fagioli – anche nella zuppetta dell’oste.
Tocco di mare con i cannolicchi arrostiti al limone e pepe rosa e il polpo fritto servito su friarielli e maionese. Non mancano la parmigiana di melanzane nel pignatiello o la polenta fritta.
Come primi piatti abbiamo provato pasta e patate e le pappardelle ai funghi. In carta diverse proposte di carne (dallo stracotto di cinghiale alla tagliata di entrecote) e di pesce (come stoccafisso in cassuola, baccalà, zuppa di pesce all’antica e pescato del giorno).
Dolci preparati dallo chef (caprese e pastiera), buona offerta di vini.
Ostaria Pignatelli a Napoli
Riviera di Chiaia, 216
www.ostariapignatelli.com
sempre aperto 12.30-16 e 19.30-24
































