Re Santi e Leoni a Nola, il nuovo corso con Francesco Nunziata
di Giulia Gavagnin
Nola è un centro importante. Punto nevralgico dei commerci fin dall’epoca dei romani, Svetonio nelle “Vite dei Cesari” riporta che l’imperatore Augusto morì “apud Nolam”. Fu anche città natale di Giordano Bruno, infatti detto “il Nolano”. Non è un caso che a pochi passi dal suo Duomo, un imprenditore locale che, guardacaso, di nome fa Lucio Giordano, abbia creato un luogo vagamente eretico, forse ispirato alle gesta del famoso filosofo bruciato a Campo dè Fiori nel 1600, ma non privo di ancore di sicurezza: Re Santi e Leoni. Stellato Michelin dal 2020, ha visto recentemente un avvicendamento in cucina.
Via Luigi Salomone, che vi era entrato proprio nel 2020 e gli fece conquistare la stella; dentro un altro chef con forti legami territoriali.
Francesco Nunziata, trentottenne nolano doc, è stato già allievo di Heinz Beck alla Pergola a Roma e ha seguito come executive alcuni locali del grande chef bavarese, come Attimi. E’ stato poi al Cafè des Paillottes di Pescara e al Castello di Fighine in Toscana, dove ha mantenuto la stella per quattro anni.
Nunziata apporta il suo stile, che deve molto ai classicismi rigorosi di Beck, senza tradire le radici campane che sono esaltate con garbo e intelligenza, privilegiando sempre la gola alla tecnica.
Nel locale, che resta magnifico, arioso e contemporaneo, con spesse mura bianche e una sensazione di frescura anche nei mezzogiorno di fuoco estivi dell’entroterra campano, lo chef si esalta nella bella cucina a vista, uno spettacolo per gli occhi. La sala è affidata a un team sorridente e cortese, e a uno dei migliori sommelier della regione, Salvatore Matarrazzo, che custodisce settecento etichette a perfetta temperatura in un caveau interrato che consigliamo di visitare.
La proposta è moderna e convincente, l’attenzione maniacale nei confronti del cliente è percepibile fin dalla proposta di due carte ante-menu, quelle della acque minerali che prevede anche etichette del Nuovo Mondo, e una breve carta dei cocktail, “Anima liquida” con cinque proposte, tutte originali.
I menu sono tre, con possibilità di scegliere anche alla carta, opzione particolarmente apprezzabile di questi tempi, giacchè l’obbligo del percorso appare ormai vieppiù pretenzioso, un’imposizione dall’alto che non avvicina il cliente, ma lo allontana (comprendiamo la comodità per la cucina, ma tranne in rarissimi casi, il percorso degustazione costituisce una sorta di sequestro di persona).
I prezzi sono del tutto corretti per la proposta: menu a 85, 100, 125 euro e una spesa di 100 euro circa alla carta bevande escluse.
Complessivamente, abbiamo trovato tutti i piatti golosi e intellegibili. Con un notevole equilibrismo tra territorio e insegnamenti del maestro tedesco, sfilano foie gras ghiacciato con mandorla e nespole, un fresco “giardino primaverile”, il fegato alla maniera dello chef, i cappelletti ripieni di genovese di carne con consommè di parmigiano reggiano e grano saraceno, la “versione dello chef” degli spaghetti aglio, olio e peperoncino con aggiunta di pesto di friarielli, spigola con cozze e piselli di cottura magistrale e, infine, un babà che ricorda un tiramisu.
Re Santi e Leoni è un ristorante decisamente consigliato. Cucina in perfetto equilibrio con la gentilezza della sala, una carta dei vini profonda e accurata.
Certo, ci sono alcune tecniche di cucina che oggi risultano un po’ agèe, come l’utilizzo dell’azoto liquido per creare effetto “fuoco e ghiaccio” che, tuttavia, costituiscono episodi ininfluenti nella bontà generale del percorso.
La strada intrapresa da Francesco Nunziata è senz’altro apprezzabile.
Non abbiamo dubbi che potrà crescere ancora, e diventare il Santo Re di Nola.

















