Riccardo Cotarella. Vino e salute: è giunto il momento di dire la verità


Riccardo Cotarella

Riccardo Cotarella – Presidente Nazionale Assoenologi

di Riccardo Cotarella

Il vino non può diventare il capro espiatorio di ogni dibattito sulla salute. Non può essere trascinato dentro una narrazione indistinta, dove tutto ciò che contiene alcol viene trattato allo stesso modo e dove un calice a tavola viene confuso con abuso ed eccesso. Difendere il vino, oggi, significa difendere la verità: scientifica, culturale e sociale. Per questo colpisce il titolo con cui Wine Spectator ha raccontato una ricerca presentata all’American College of Cardiology: “chi beve vino con moderazione vive più a lungo”. È una frase forte, che non va trasformata in uno slogan opposto, ma neppure rimossa dal dibattito. Va letta per quello che dice: la realtà è più complessa delle semplificazioni che spesso dominano la comunicazione pubblica. La ricerca, condotta su oltre 340 mila adulti britannici e guidata da Zhangling Chen, ha evidenziato che chi consuma vino in quantità leggere o moderate presenta un rischio più basso di morte precoce rispetto a chi assume la stessa quantità di alcol attraverso birra, sidro o superalcolici. Nella stessa direzione va il richiamo del professor Francesco Montorsi, che invita a fare chiarezza sui diversi prodotti alcolici, sulle gradazioni, sulle quantità, sulla frequenza e sulle modalità di consumo. È un punto essenziale. Non si può continuare a parlare genericamente di “alcol” come se vino, birra, superalcolici, consumo durante i pasti e consumo sregolato fossero la stessa cosa. Non lo sono. Fingere che lo siano non aiuta la prevenzione, ma alimenta confusione. Nessuno nel mondo del vino nega i rischi legati all’abuso. Sarebbe irresponsabile. L’abuso – come per tutti i prodotti – fa male e va contrastato con fermezza, attraverso educazione, informazione e cultura del limite. Ma combattere l’abuso non può significare criminalizzare il consumo moderato, consapevole e responsabile. Il problema è il modo in cui il tema viene raccontato. Ogni studio diventa una sentenza, ogni titolo sembra cancellare quello precedente, ogni dato viene isolato dal contesto. Un giorno il messaggio è che qualsiasi quantità di alcol rappresenta un pericolo assoluto; il giorno dopo emergono ricerche che distinguono tra consumo moderato, consumo elevato, stili di vita, alimentazione e condizioni cliniche. Così i cittadini non vengono informati: vengono disorientati. La scienza, invece, non procede per slogan. Procede per dati, verifiche, confronti. La ricerca rilanciata da Wine Spectator conferma che il tema non può essere liquidato con formule semplicistiche e che la distinzione tra moderazione e abuso resta decisiva. Il vino italiano non ha paura della scienza. Al contrario, la chiede. La considera l’unico terreno serio per costruire un confronto utile. Il vino è prodotto agricolo, paesaggio, lavoro, comunità. È parte della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ed è uno degli elementi profondi dell’identità italiana. Ridurlo a una semplice sostanza alcolica significa cancellare tutto questo. Difendere il vino non significa negare i rischi. Significa pretendere che vengano spiegati bene. Significa distinguere tra consumo moderato durante i pasti ed eccesso. Significa chiedere studi sempre più approfonditi, capaci di separare prodotti, dosi, abitudini e contesti. Significa educare alla responsabilità, non alla paura. Come Assoenologi siamo dalla parte della qualità, della formazione e della consapevolezza. Siamo contro l’abuso, ma anche contro ogni narrazione che colpisce il vino senza distinguere. Perché sulla salute non servono battaglie ideologiche. Serve chiarezza, rigore, rispetto per la scienza e per la storia di un patrimonio che appartiene all’Italia. Il vino non chiede privilegi, chiede verità.

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