Tra clima incerto e qualità crescente, l’olio della Pedemontana Veneta continua a sorprendere


di Valentina Ruzza

L’olivicoltura della Pedemontana Veneta vive oggi una delle stagioni più complesse e affascinanti della sua storia recente. Da una parte l’incertezza climatica, che negli ultimi anni ha messo a dura prova produttori e raccolti; dall’altra una qualità sempre più elevata, capace di consolidare la reputazione di un territorio che, pur lontano dall’immaginario classico delle grandi regioni olivicole italiane, sta conquistando un ruolo sempre più autorevole nel panorama nazionale dell’olio extravergine di oliva. È questo il messaggio emerso con forza dalla 36ª edizione del Concorso dei Produttori di Olio Extravergine di Oliva della Pedemontana Veneta, andata in scena a Pianezze, nel cuore del Vicentino, e organizzata dal Collegio Provinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Vicenza. Un appuntamento che negli anni si è trasformato in molto più di una semplice premiazione: una fotografia annuale dello stato di salute dell’olivicoltura pedemontana, un momento di confronto tra produttori, tecnici e operatori del settore e, soprattutto, un’occasione per misurare l’evoluzione qualitativa di una filiera che continua a crescere. Se il vino ha da tempo trovato nella Pedemontana una delle sue espressioni più riconosciute, l’olio extravergine sta compiendo un percorso analogo, costruendo una propria identità fatta di eleganza aromatica, equilibrio e forte legame con il territorio. Le colline che si estendono tra il Vicentino e il Trevigiano, favorite da particolari condizioni pedoclimatiche e dalla protezione delle Prealpi, offrono infatti un habitat ideale per la coltivazione dell’olivo, capace di regalare extravergini dalla personalità distinta, spesso caratterizzati da profumi fini, note erbacee e una piacevole armonia gustativa. I risultati del concorso confermano questa crescita. La commissione di assaggio ha valutato gli oli della campagna olearia 2025 sulla base delle loro caratteristiche organolettiche e qualitative, premiando le produzioni che meglio hanno saputo interpretare le peculiarità delle cultivar e del territorio. 

classificato – olio convenzionale – Michele Callegari

Nella categoria Olio EVO Convenzionale il gradino più alto del podio è andato a Michele Callegari di Maser, seguito dall’Azienda Agricola Zigolo di Maser e da Di Casa Bernardi di Asolo. Una classifica che evidenzia ancora una volta la centralità dell’area asolana e trevigiana nella produzione di extravergini di alta qualità. Particolarmente significativa la categoria Monocultivar, dove Luciano Breda di Sernaglia della Battaglia ha conquistato sia il primo che il secondo posto, dimostrando come il lavoro di valorizzazione delle singole varietà possa tradursi in oli di grande carattere e riconoscibilità.

classificato – olio bio Le Schiave

Al terzo posto Le Schiave di Sarcedo, realtà che conferma il proprio livello qualitativo anche nella categoria Biologico, dove si aggiudica il primo premio davanti alla Cooperativa Sociale Conca d’Oro di Bassano del Grappa e a Col di Stella di Marostica. Tra le denominazioni certificate spicca invece Raffaelli di Persignano di Asolo, vincitore nella categoria D.O.P., mentre il premio Innovazione è stato assegnato all’Azienda Agricola Zigolo di Maser, a testimonianza di come ricerca, sperimentazione e nuove tecniche agronomiche stiano diventando elementi sempre più strategici per il futuro del comparto. Accanto alla qualità del contenuto, il concorso ha voluto valorizzare anche quella del contenitore. La sezione dedicata alle migliori etichette ha premiato la Cooperativa Pedemontana del Grappa di Marostica, seguita da San Biagio Borghetto di Zugliano e Col di Stella di Marostica. Un riconoscimento che sottolinea quanto oggi il packaging rappresenti una componente fondamentale nella comunicazione dell’olio extravergine, capace di raccontare il territorio ancor prima dell’assaggio. La premiazione è stata preceduta da un approfondimento tecnico dedicato alle prospettive dell’olivicoltura pedemontana, con gli interventi di Gianluca Maroso, presidente del Collegio Provinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Vicenza, Monica Cappellari di Veneto Agricoltura e Jacopo Zannoni del progetto di monitoraggio della mosca olearia nella Pedemontana Veneta. L’analisi del settore ha restituito un quadro complesso ma non privo di ottimismo. La campagna 2025 si è inserita in una serie di annate particolarmente difficili, segnate da eventi climatici anomali che negli ultimi quattro anni hanno ridotto sensibilmente le produzioni. Nonostante ciò, la qualità media degli oli è rimasta elevata, dimostrando la capacità dei produttori di adattarsi a condizioni sempre più impegnative senza rinunciare all’eccellenza. Le prospettive per il raccolto 2026 appaiono al momento incoraggianti. Le precipitazioni arrivate dopo il forte caldo di fine maggio hanno favorito l’impollinazione e creato condizioni favorevoli per una buona allegagione. «Nonostante il picco delle temperature di fine maggio – ha spiegato Gianluca Maroso – le ultime piogge hanno favorito l’impollinazione e creato condizioni favorevoli per una buona allegagione e per una stagione potenzialmente più abbondante. Restano tuttavia mesi delicati: la cascola e gli eventi atmosferici imprevisti rappresentano ancora fattori determinanti che possono incidere sulle produzioni». Parole che raccontano bene la sfida dell’olivicoltura contemporanea: convivere con l’incertezza climatica mantenendo elevati standard qualitativi. Una sfida che la Pedemontana Veneta sembra affrontare con crescente consapevolezza, investendo in competenze, monitoraggio fitosanitario, innovazione agronomica e valorizzazione del prodotto. A trentasei anni dalla sua nascita, il concorso conferma così il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sull’evoluzione dell’olio pedemontano. Ma soprattutto racconta una storia di resilienza agricola e di identità territoriale. Perché se le quantità possono variare da una stagione all’altra, ciò che appare ormai consolidato è la capacità di questi oli di esprimere con autenticità il carattere delle colline venete. Ed è forse proprio questa la cifra più interessante dell’olivicoltura della Pedemontana: non inseguire i grandi numeri, ma trasformare ogni raccolto in un racconto liquido di territorio, cultura e paesaggio. Una goccia alla volta.

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