Vini Espresso: arrivano Grignaffini e Paolini al posto di Gentili e Rizzari


Guida Vini Espresso

Guida Vini Espresso

Guida Vini Espresso: si cambia. Lasciano Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, arrivano Antonio Paolini e Andrea Grignaffini.
Non è solo un avvicendamento di curatori: sarà nuova anche tutta la squadra e nessuno dei precedenti collaboratori parteciperà alla nuova impresa editoriale
La decisione era nell’aria già da tempo: nonostante il consenso pressoché unanime nel 2.0, la guida non mai è riuscita ad ingranare in tutti questi anni come quella dei ristoranti. Motivi strutturali di settore, dove c’è una overdose di proposte, ma anche, forse, una linea editoriale eccessivamente esclusivista nelle scelte che ha lasciato fuori tanti protagonisti del panorama enologico italiano.

Il responsabile delle guide Espresso Enzo Vizzari conferma le voci: “Più che un avvicendamento si tratta di qualcosa di completamente nuovo che presenteremo ufficialmente a breve. Si tratta di un nuovo prodotto editoriale, non sarà più una guida e si chiamerà, appunto, I Vini dell’Espresso”.

Vizzari precisa anche che si tratterà di un progetto che avrà dignità editoriale autonoma rispetto alla Guida Ristoranti e che prende atto dei grandi cambiamenti che ci sono stati in questi anni nel modo di raccontare il vino.

Secondo indiscrezioni, la novità più grande dovrebbe essere l’abolizione della tradizionale suddivisione regionale così come la conosciamo dalla prima guida.

Antonio Paolini e Andrea Grignaffini da tempo lavorano alla guida ristoranti nel comitato esecutivo, ma sono anche due nomi di assoluto rilievo nel mondo enologico di cui si occupano da almeno trent’anni.

Nessun cambiamento, invece, per la Guida Ristoranti.

5 Commenti

  1. A me piaceva il carattere “esclusivista” della guida, certamente ne contrassegnava l’originalità, in quei piccoli grandi scarti di lato, nemmeno così ampi, in fondo, che in ogni caso sono sintomo di libertà. Spero rimanga un po’ dell’austerità e dell’asciuttezza dei curatori, che “l’overdose” è dietro l’angolo.

  2. Sono notoriamente diplomatico, così come è nota la mia stima e amicizia verso Antonio, Andrea, Fabio, Ernesto ed Enzo ma trovo bizzarro che per “prendere atto dei grandi cambiamenti che ci sono stati in questi anni nel modo di raccontare il vino” si mettano da parte proprio coloro che sono stati motore fondamentale di questi cambiamenti

  3. Non fa piacere, conosco un paio di redattori di cui ho molta stima, anche se non ho mai comprato una guida, neanche di Veronelli. Ma credo che il direttore responsabile (che in redazione del mio quotidiano negli anni ’70 chiamavamo “Re Cestino”, ruolo tuo qui e di Maurizio Taglioni in Lavinium.com…) sia stato folgorato sulla via di Damasco. Se son rose fioriranno. Io credo che ogni cambiamento sia una chance, non si devono temere i cambiamenti, mai, ma svolgervi un ruolo attivo. Da parte mia un sincero ringraziamento a chi se ne va e il dovuto in bocca al lupo a chi ha passato il testimone.

  4. Solo un paio di pensieri.
    Serenamente, pacatamente.

    Uno rivolto a Fabio Rizzari, che individuai come felice voce fuori dal coro già dai tempi migliori del G.R. Channel e che poi non smisi di seguire ne’ sul web ne’ su carta. Uno con il quale non facevo fatica -per me merce rara- condividere sensazioni alcoliche attraverso sia pur poche righe o poche parole.

    L’altro rivolto ad Andrea Grignaffini, con il quale ho più confidenza.
    Non mi provoca il minimo sforzo cerebrale immaginarlo in bolla anche con in mano un bicchiere di vino fermo; così fine ed eclettico, di penna e di pensiero, provvisto di di dialettica forbita quanto alternativa alla massa. Se tra i nuovi temi, come leggo in chiaro, ci sarà anche la ricerca di nuovi linguaggi per raccontare il vino, beh, come non eravamo -noi appassionati- in cattive mani,neppure rimmarremo delusi dale novità promesse

    I nuovi linguaggi per raccontare il vino- che rappresenta cosa diversa dallo spiegarlo o imporlo- continuamo ad istigarmi, sempre che lascino spazio all’immaginazione del bevitore, quello che il vino ce l’ha nel bicchiere mentre legge, quello che una Guida la compra, e si fidelizza ad essa, solo se veramente lo guida

  5. Leggendo quanto Vizzari ha dichiarato a Carlo Macchi, c’è di che riflettere. Certo che un’impresa non è un’associazione caritativa e 13 anni di rosso pesano parecchio. Come sempre, purtroppo, a fare le spese della necessità di vil denaro è l’ottimo lavoro intellettuale. E’ triste che la pubblicità prevalga alla fine sulla qualità. Se per L’Espresso e Vizzari ci sarà un nuovo progetto (e non un rimpasto come si legge altrove, dagli ignoranti che sanno soltanto spandere fango sugli altri), spero molto che ci sia anche per Gentili e Rizzari e che riusciremo a leggerli altrove. Ho imparato in quei 13 anni di rosso a rispettare prima, a stimare poi e ad avvicinarmi al modo di pensare infine, questi due scrittori di vino sempre a tono, seri, profondi, sinceri. Cosa non da poco in un mondo dove si fa a gomitate per autoreferenziarsi e si punta all’applauso della claque. Nella bottiglia di vino c’è anche il vino, ma soprattutto il sogno, c’è cultura, c’è civiltà e rode il fegato a sapere che si nega un sostegno all’editoria per comprarsi piuttosto dei bidoni volanti inseguendo sogni di gloria bombaroli sul Mediterraneo.

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