Effetto Striscia: morte di un ristorante di provincia

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Raffaele Pappalardo ( a destra) con l'aiuto Dario Coco

Salerno, chiude il Conte Andrea

Da Raffaele Pappalardo via Facebook. “Finita la storia Conte Andrea. Il 28 si chiude : è finita un’altra storia di qualità a Salerno, un peccato. Grazie dott Pignataro per il suo sostegno ma a Salerno la qualità non viene ancora capita esco sconfitto ma a testa alta. Ciao a presto”.

Faccio da 22 anni un lavoro dove le cattive notizie, le peggiori, sono ormai routine cinica quotidiana pari all’impatto psicologico del rumore di un orologio di un computer.
Ma questa lascia l’amaro in bocca perché dimostra quanto sia profonda la melma dei sensi comuni rimestata da Striscia la Notizia, nutrita su questi elementi: 1-la paura del nuovo; 2-l’istinto di conservazione; 3-l’appiattimento mentale; 4-gli interessi delle multinazionali del cibo che usano chimica a go go; 4-l’autorefernzialità attuale italiota simile a quella del Ventennio (del resto, ci siamo quasi…); 5-la gelosia e l’invidia verso chi si è affermato onestamente; 6- la superficialità culturale; 7-i luoghi comuni; 8-la totale indifferenza della maggioranza delle persone per quello che mangia e beve; 9-Il ministro Zaia che addenta il panino McItaly come gli indiani cavalcavano nel circo di Buffalo Bill ridotti a buffoni dei bianchi vincitori; 10-la crisi che rende tutti più cretini.

La sala del Conte Andrea

L’effetto di questa campagna contro la ristorazione di qualità, come è ovvio, colpisce anzitutto i più deboli e nelle zone periferiche. Un’onda lunga che si alimenta.
Il Conte Andrea è un piccolo locale gourmet nel centro di Salerno, vicino Napoli, con un potenziale bacino di utenza di 157.000 residenti nel capoluogo, un milione in provincia, sei milioni in regione e altri 300.000 in provincia di Potenza che ruota verso il Golfo di Salerno.

E’ stato aperto tre anni fa in un posto molto favorevole, proprio di fronte alla questura e alla prefettura, a cento metri dal bellissimo teatro comunale e dal mare, nel cuore della movida che vede ogni notte migliaia di giovani e meno giovani girare per decine e decine di locali sparsi nel centro storico, sapientemente ripreso negli anni ’90
Eppure questa gioia di vivere è la campana a morte della qualità.

Difficilmente si paga sopra i 40 euro, un bacino di utenza così vasto potrebbe sopportare benissimo 25 coperti al giorno per questa cifra. In fondo è un pieno di auto di piccola cilindrata al quale non rinunciamo pur potendo usare mezzi pubblici e passaggi.

Non fa una cucina virtuale, i sapori sono quelli tradizionali ma presentati in modo aggiornato con qualche divertimento di incrocio terra-mare.

Il servizio è curato, con un sommelier professionista in sala.

Eppure lo chef annuncia la chiusura.

Non credo sia un problema economico, quanto piuttosto un problema culturale, mentale. E non solo di Salerno come scrive amareggiato Raffaele Pappalardo, ma di tutte le città di provincia. Anche a Bottura i modenesi chiedevano i tortelli con la zucca e sapendo che non c’era uscivano lasciando indignati il ristorante.

Il sommelier Roberto Adduono

Purtroppo la tanto esaltata provincia italiana è bella perché è tranquilla, sicura, più ordinata, ma spesso la realtà presepiale è soffocante per il cervello, la creatività, la voglia di misurarsi con il mondo. Ci si adagia, si perde la spinta al miglioramento e spesso la curiosità che è la molla della vivacità mentale.
Tutti i capoluoghi presentano problemi analoghi. Spesso anche le città medio grandi come Bologna, Reggio, Palermo, la stessa Torino.

E’ l’Italietta di Rosarno, dell’abusivismo e dell’odio, che vive palpitante ovunque arrabbiata per non essere diventa abboffata di superfluo quanto desiderava, almeno quanto il miliardario pifferaio che la incanta.

Forse il fascino profondo della gastronomia è proprio l’essere lente di ingrandimento della predisposizione culturale di una comunità. Nel bene e nel male. In provincia, ad esempio, è anche comune la figura del gourmet tronfio che dice di conoscere tutta la Francia mostrando sovrana indiferenza verso quel che succede sotto casa per paura di sembrare provinciale. Come negli anni ’90 si bevevano i Supertuscan invece delle bottiglie di territorio. Imbecilli ciucci e presuntuosi che appallano poi con recensioni non edibili.

In un Paese normale, dove però, caro Max, non è normale fare inciuci con il nemico, il Conte Andrea avrebbe reso ricchi chi ci lavorava. In un paese normale la trasmissione più seguita di prima fascia non provocherebbe la chiusura dei ristoranti con inchieste allarmistiche, ma premierebbe la qualità.
In un paese normalmente colto, invece dei discount e dei pub in franchaising, aprirebbero locali di gusto etico ed estetico.

Ecco, fate un gesto consapevole: è aperto ancora per dieci giorni. Andateci a mangiare per salutare questi ragazzi coraggiosi e bravi.
Sta in Via Roma. Tel.089.9951832. ristoranteilconteandrea@live.it

63 commenti

  • Monica Piscitelli

    (20 febbraio 2010 - 13:27)

    Che brutta notizia, mi dispiace molto. Raffaele Pappalardo sempre via Fb mi aveva accennato a un pò di crisi, ma questa non me la aspettavo. E’ un terribile peccato. Sono bravi in cucina e in sala. Purtroppo per quanto l’informazione faccia il suo lavoro per cercare di raccontare e valorizzare le realtà meritevoli come questa, occorre una buona dose di interesse da parte del pubblico. Salerno sembra non essere sensibile, non so. Del resto non è che siano molti in città i ristoranti a proporre una cucina tradi-creativa come quella che fa il Conte Andrea. Mai possibile che non viene voglia e curiosità sufficiente ai campani di andarci? La crisi si, ma si buttano tanti soldi in cellulari superlusso e altre sciocchezze… e poi si vuol risparmiare su quello che si mette nello stomaco! Campani, questa non va!

  • Monica Piscitelli

    (20 febbraio 2010 - 13:46)

    TELEPATIA. L’AVEVO DETTO VIA FB A PAPPALARDO. ALLORA SIAMO D’ACCORDO: MARTEDI’ TUTTI DA IL CONTE ANDREA! 101 VINI DA BERE E POI A MANGIARE QUALCOSA DI BUONO! IO VADO ASSOLUTAMENTE, DAI AMICI DEL WINE BLOG. SOMMOSSA DEI 101 (DALMATA)….CONTRO L’IMBECILLITA’. I GIOVANI CAMPANI DEVONO RESTARE NELLA LORO TERRA!

    • Angelo Di Costanzo

      (20 febbraio 2010 - 17:17)

      Bella iniziativa Monica, ma non credo sia sufficiente a dare sostegno morale a chi sa di aver buttato l’anima e tutta, ma propria tutta l’energia del proprio talento e dei propri sogni.
      Rimango, me meschino, dell’idea che si è nati nel posto sbagliato ma soprattutto di stare vivendo nel momento sbagliato.

  • diodato buonora

    (20 febbraio 2010 - 14:22)

    Mi dispiace tantissimo. L’avevo appena recensito. Il Conte Andrea è una delle poche luci della ristorazione di Salerno Città. È proprio vero: “Non tutti gli uccelli conoscono il grano”.

    • roberto gigantino

      (22 febbraio 2010 - 13:02)

      E’proprio vero“Non tutti gli uccelli conoscono il grano”come vi capisco …mi di spiace robby ma come dice toto’ “chi si ferma e’ perduto” ciao robby

  • Alessandro Schiavone

    (20 febbraio 2010 - 14:40)

    E sì, un vero peccato. Ne avevamo parlato Monica ricordi? Condivido appieno e sottoscrivo il post. Chiude (per quel che ne so) uno dei due locali di cucina creativa ma legata fortemente al territorio (l’altro è il Ristoro degli Angeli) di Salerno città. Per trovare un termine di paragone in zona (non in città) faccio il nome di Pappacarbone (vi prego niente polemiche! condivido il punto di vista di Pignataro), però con una bella differenza. Al Conte Andrea non hanno spocchia, anzi al contrario, la marcia in più ce l’hanno proprio nell’accoglienza. Senza contare che per il conto si ragiona su due cifre e non su tre… e scusate se è poco! In bocca al lupo ragazzi! Chi è bravo, a dispetto dei tempi lunghi, alla fine riesce a distinguersi. E voi lo siete veramente.

    • Luciano Pignataro

      (20 febbraio 2010 - 15:40)

      Pappacarbone è sicuramente un buon posto
      Ma il Ristoro degli Angeli è destinato a surclassarlo, ho numerosi e recenti riscontri molto positivi indiretti
      Eccone uno per esempio: http://lost-in-kitchen.blogspot.com/2010/02/non-siamo-angeli-anzi.html
      Per il resto hai già detto tutto tu: il giovane Marco, a parte la grande scuola, pensa a cucinare con materia prima di qualità. Solo che è un cuoco e non fa teatrini di una cosa normale.
      E non dimentichiamo Rispoli e Casa del Nonno: due monumentali certezze a dieci minuti da Salerno

      • Alessandro Schiavone

        (20 febbraio 2010 - 16:55)

        Il paragone era meramente stilistico, per l’impronta della cucina e l’essenzialità del locale.
        Non conosco Rispoli, mentre vedo Raffaele Vitale su un piano differente, ferma restando l’impronta territoriale: lo identifico come un oste accogliente, ruvido e raffinato con un ottimo staff (Domenico una spanna sugli altri). E poi la location è da urlo.
        Per non parlare delle tre eccellenze di Cetara.
        In bocca al lupo al Conte Andrea e buon lavoro a tutti.

  • Fioravante Papa

    (20 febbraio 2010 - 15:54)

    Roberto al Rossellinis!! finalmente un successore all’altezza di quella carta dei vini e un degno interlocutore dello Chef Lavarra.
    Spacca tutto Roby, sono felice e orgoglioso di te.

    • Rosario Salerno

      (4 marzo 2010 - 21:24)

      fate scendere i bambini dal palco….c’è la corrente:)

  • l'afghano

    (20 febbraio 2010 - 16:22)

    Ormai sembra la maledizione di Salerno…sarà come dici tu – ed è vero – un problema di tutta la provincia italiana ma Salerno da anni (Nicola dei Principati? La “vecchia” Brace? boh io ero bambino…ah dopo negli anni 90 c’era pure “il simposio”) non riesce a “mantenere” in vita un ristorante che non sia il “vicolo della neve” (tanto di cappello alla tradizione dura e pura)…c’è da interrogarsi… La piazza è “inospitale” ed è la prima ragione ma sarà anche un po’ colpa della mancata attitudine pedagogica degli chef? Educare un pubblico “seduto” per restare alla tua metafora del telecomando?

  • Arcangelo Dandini

    (20 febbraio 2010 - 16:30)

    Condivido e mi pervade un senso misto a tristezza e rabbia quando penso che giovani imprenditori con voglia e talento debbano abbassare le saracinesche dei loro negozi….
    Siamo un paese sull’orlo del baratro culturale sia gastronomico che in altri campi….che dire : Coraggio e un abbraccio.A.

  • Vignadelmar

    (20 febbraio 2010 - 16:31)

    Non posso che dare il mio personale in bocca al lupo a tutto lo staff.
    E’ dura ragazzi, in Campania come in Puglia, spesso non dipende neanche dal nostro impegno o dalla nostra preparazione. Se penso a quei tanti ristoranti mediocri sempre strapieni mi viene una rabbia !!!
    .
    Ciao

    • Beniamino D'Agostino

      (21 febbraio 2010 - 00:34)

      Non posso che associarmi a Lucianone nostro, abbiamo affiancato l’osteria alla cantina ma è dura, durissima proporre qualità, una carta dei vini con tutte le regioni d’Italia presenti, un servizio professionale, sapori autentici, una location indescrivibile eppure si soffre e si vedono posti men che mediocri sempre pieni. E’ la cultura del Grande Fratello, di Sanremo (sto vedendo adesso i finalisti del televoto plebiscitario, allucinante).

  • Vincenzo Pagano

    (20 febbraio 2010 - 16:53)

    Che peccato… Ma la “piazza” di Salerno è un esempio lampante di come sia necessario gestire sin dall’avvio le attività di comunicazione. Creare (o distruggere) una tendenza e quindi un locale è cosa repentina. E dimostra anche che i gastrofanatici sono purtroppo sempre troppo pochi per assicurare la sussistenza di un ristorante, tant’è che gustamente ti chiedi come sia possibile che i salernitani non si accorgano di una perla e che non sia problema di costo considerate le auto di lusso che circolano. La risposta ovviamente è che si parla di gusto e di buon gusto! Che puoi provare ad educare ammesso che ci sia chi abbia voglia di apprendere.
    Sono meno d’accordo sulla questione ciucci presuntuosi che guardano stolti all’estero. C’è l’Ambroisie e c’è la Table o lo Zen – di Ledeuil non lo Eat :-) – ma c’è soprattutto da confrontare e da imparare per scovare il famoso il più fresco e sapere come farsi trovare. Sarebbe possibile ipotizzare che il Conte abbia praticato prezzi troppo bassi o in sala non ci sia stata spocchia ma troppa familiarità con il cliente? Sono appunto ipotesi solo per dire che il bicchiere è come al solito mezzo pieno o mezzo vuoto. E che la necessità di guardare oltre il proprio orto va sempre coltivata come dimostri anche tu dando conto di quanto succede nelle cucine non solo del sud con recensioni che mi sembrano edibili. Poi ci dovremo farci una ragione dei Supertuscan molto ben comunicati (e sento spesso dire anche molto ben fatti) e della capacità di Striscia di colpire 8 milioni di telespettatori che sono purtroppo di più dei tuoi molti 3mila visitatori quotidiani o dei miei pochi 500.

    • Luciano Pignataro

      (20 febbraio 2010 - 17:42)

      Hai ragione quando dici che il nostro circolo è troppo chiuso. La prova del 9 è verificare alle prime cose che pensano gli assessori per promuovere l’Agroalimentare. In genere tutto il contrario di quello che serve.
      Il punto su cui riflettere è che è cambiato, con la crisi, il “ben comunicare” degli anni ’90. C’è ora necessità di andare in profondità alle cose.

  • Raffaele Pagano

    (20 febbraio 2010 - 17:23)

    Quando un Ristorante del genere chiude, si sbarra anche la possibilità alle Cantine del territorio di comunicare i propri Vini.

    Questo è un brutto giorno per tutti.

  • Carlo

    (20 febbraio 2010 - 18:21)

    Mi aggiungo alla lunga lista delle “condoglianze”, al contempo però mi girano le scatole. Mi domando e dico, in una città incantevole come Salerno, quando ci sono giovani che con impegno, passione e duri sacrifici cercano di far crescere la grande tradizione culinaria campana, perchè tagliargli le gambe?????
    Sono sempre più convinto che l’Italia sia un paese in cui trascorrere solo per le vacanze e non per vivere!

  • giuseppe mennella

    (20 febbraio 2010 - 19:11)

    La situazione della ristorazione di qualita’ e’ la stessa in molte citta’ d’Italia, anche se capoluogo.
    Ringrazio L.Pignataro per il pregevole post, che e’ una lama affilata nella testa molle del presente.

  • Pasquale Torrente

    (20 febbraio 2010 - 19:42)

    noooo ma porca miseria ,scusate ma la prima cosa che mi viene è una esclamazione di rabbia ,mi assale un misto di ,tristezza ed incredulità ma è mai possibile ? sinceramente sono di parte in quanto Raffaele è un mio compaesano un ragazzo con principi sani ,lavoratore onesto e preparato con esperienze importanti in giro per l’Europa e con tanta voglia di crescere e di regalare emozioni .Emozioni che condividevamo ogni notte al ritorno dai nostri locali sotto casa mia ,è un gorno triste per la nostra provincia e per tutto il settore in quanto chiude un locale dove c’e professionalità , amore per il lavoro e soprattutto appartenenza al territorio, certo è un segnale emblematico di come gira l’ecomia oggi e potrebbe essere di monito a chi mettendosi i paraocchi in una situazione di crisi come questa non si sveglia dal sonno e continua a parlare di p.i.l in crescita e di cazzate mediatiche varie.comunque ragazzi bravi per averci provato per l’impegno profuso ed i piaceri regalati , spero che come dice un vecchio proverbio napoletano se si chiude una porta si apra un portone , in bocca al lupo ragazzi
    Pasquale del Convento a Cetara

  • MARCO CONTURSI

    (20 febbraio 2010 - 19:49)

    “Non credo sia un problema economico, quanto piuttosto un problema culturale, mentale”:condivido in pieno e c’è poco altro da aggiungere.A Salerno e provincia(vogliamo parlare dell’Agro Nocerino?!!!) sono troppi quelli che credono di mangiare bene e di capirne di qualità ma mangiano immondizia travestita da prelibatezze.Sono indignato per la chiusura del Conte Andrea e auguro a Raffele Pappalardo le migliori fortune altrove.Magari un giorno potrà tornare quando i salernitani capiranno qualcosa di gastronomia.

  • Maurizio Fava

    (20 febbraio 2010 - 20:35)

    Luciano, non c’ero mai stato ma leggendoti me ne dolgo.
    La tua analisi è precisa, dettagliata e condivisibile. Non è un problema di Salerno o del Sud, è una tragedia nazionale.
    Resta la speranza che l’arte non vada perduta…

  • Monica Piscitelli

    (20 febbraio 2010 - 20:36)

    IL PUNTO E’ CHE NELLA STRADA DOVE SORGE IL LOCALE CI SONO DVERSI RISTORANTI. CI VUOLE UN PO’ DI GUSTO E CERVELLO PER IMBOCCARE LA PORTA GUSTA.
    GIULIA ALLORA SI VA DAL CONTE ANDREA MARTEDI’? CHI HA VOGLIA CI SI VEDE LI’ ALLE 20,30. FATEVI VIVI VIA MAIL, SI DEVE PRENOTARE.

  • Monica Piscitelli

    (20 febbraio 2010 - 20:39)

    @ANGELO. SCUSAMI HAI RAGIONE. IL CONTE ANDREA POTREBBE DIRE “E DOVE ERAVATE TUTTI FINORA?”. L’INIZIATIVA SERVE A POCO, MA IO DEVO ANDARE A MANGIARE DA RAFFAELE DA UN PEZZO E DELIZIARMI CON IL VINO PROPOSTO DA ROBERTO. DICIAMO CHE UN FATTO DI PURO EGOISMO “IL CONTE ANDREA SI DEVE PRENDERE CURA DI ME”. E IO DI LUI. : )

  • giulia canada bartoli

    (21 febbraio 2010 - 18:04)

    si martedi Monica ci saro’

  • Carmine Mazza

    (21 febbraio 2010 - 19:32)

    Da giovane “ristoratore” , queste notizie mettono tanta paura, non tanto per il fallimento delle propie idee in se per se, perche’ persone come raffaele andranno avanti comunque, ma l’idea che per fare cucina di qualita’ , bisogna andare via dalla terra da dove si e’ nati, per qnt mi riguarda mette i brividi…in bocca al lupo raf ;)

  • Franco Barbarulo

    (22 febbraio 2010 - 13:32)

    I ristoratori di tutta Italia dovrebbero fare una class action contro Striscia e chi ha gettato fango su una delle poche cose che funzionano in Italia. Vergogna Ricci, vergona Laudadio, vergogna Iannone!

  • massimo

    (22 febbraio 2010 - 14:04)

    Secondo me i ristoratori d’Italia dovrebbero fare una petizione contro Franco Barbarulo che scrive cose non veritiere soprattutto perchè il ristorante in oggetto non ha mai fatto cucina molecolare. Forse il Sig. Pignataro si è confuso, non è effetto Striscia ma effetto normalità, soprattutto perchè Raffaele che è un bravissimo cucoco fa cucina del territorio e più di 7 volte ho mangiato al Conte Andrea e sempre soddisfatto sono rimasto.

    • Luciano Pignataro

      (22 febbraio 2010 - 14:15)

      Non è un problema di cucina molecolare, ma dell’effetto devastante di una trasmissione che ha messo sotto accusa la cucina italiana. Il messaggio che si vuol far passare è che chi non presenta il piatto di pasta tradizionale fa stranezze. E il Conte Andrea, ristorante gourmet, così era percepito in città.
      Poi è chiaro, le cause servono solo agli avvocati. Ma l’indignazione per il comportamento poco accorto resta.

  • massimo

    (22 febbraio 2010 - 14:56)

    Non sono d’accordo con lei Pignataro. Sono salernitano e vivo in questa bella cittadina da 48 anni,anche se spesso per doppia vita sono a Bologna.Io non ha mai visto il Conte Andrea come un posto che fa stranezze ,è un ristorante che a mio modesto avviso troppo presto a gettato la spugna. Penso solo che striscia abbia difeso la cucina italiana dalla minaccia dell’uso inappropriato di alcuni additivi che in Spagna hanno stroncato la tradizione e dato spazio ad una nuova era di cucina dove il prodotto non è più il protagonista. Proprio lei che diffonde la cultura del territorio e del cibo sano accompagnato dal buon vino di cui è il maggior esperto della nostra terra, e vi ringraziamo di questo, non può a mio modesto avviso fare un’errore di generalizzazione cosi grave colpevolizzando cose e persone che difendono i sani principi della buona tavola. Da poco ho visto che collabora con Slow Food. In qualche intervento di Carlo Petrini mi sembrava di ascoltare le parole di Iannone. La mia terra è rappresentata da pregevoli ristoratori a cui sono affezionato, Rispoli, Vitale, Torrente,i due Gennarini,Franco del San Pietro, Capo d’orso la caravella,Iannone e Don Alfonso, Gennarone,Oasis e tantissimi altri dove mai ho mangiato cose azzardate e mai hanno servito qualcosa che sia stato aiutato con qualche additivo come è successo da juan roca dove una flautolenza immediata ha colpito i miei ospiti durante una cena. Per questo siamo un gruppo di amici salernitani che prima di tutto difendiamo i nostri ristoranti che sono seri e non fanno uso di queste cose e poi diamo pieno appoggio a Iannone che a nostro avviso viene accusato ingiustamente. Ovvio rispettiamo il suo pensiero ma non lo condividiamo.

  • massimo

    (22 febbraio 2010 - 15:10)

    Mi scusi prima che torni a lavoro. Legga l’articolo di Iannone sulla città di Venerdì scorso e sarei curioso di sapere l’impressione del sig.Vizzari. Questo oltre a cucinare sempre sappia anche scrivere e trasmettere emozioni.
    Un consiglio. Non eseguite alla lettera le ricette, qualsiasi esse siano. Un vostro tocco non fa mai male. Anzi. Conferisce al piatto carattere. Le ricette sono vive, si trasformano anche in base all’umore. Mai un piatto potrà essere lo stesso. Un cuoco, come una mamma o un artista si affida alle proprie sensazioni giornaliere. Non fidatevi quando un sapore è sempre lo stesso. Dietro c’è il trucco. C’è un chimico, non una mamma.
    Io sono emozianato perchè mi piace mangiare bene e andare nei ristoranti anche per fare bella figura

    • Luciano Pignataro

      (22 febbraio 2010 - 16:35)

      Accetto di scambiare una opinione con lei anche se è un nickname di un Ip utilizzato con diversi nomi e da cui sono partiti anche insulti.
      Da sempre nella cucina ci sono state diverse scuole di pensiero. Non è detto che la mamma (ma quale, magari la mia che ha 82 anni) sia meglio di chi usa la chimica. Il punto non è chimica o non chimica, additivi o non additivi ma la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, proprio come nel vino.
      Per me il vino nel rovere grande non è il bene mentre quello in barrique non è il male. Posso avere gusti in una direzione piuttosto che in un’altra, ma se un Supetuscan è fatto con i controfiocchi lo accetto benissimo come espressione stilistica pur magari critcandolo.
      Iannone ha espresso invece una visione del mondo manichea e insopportabile, antiscientifica e soprattutto violenta attaccando i suoi colleghi colpevoli solo di essere più bravi di lui.
      La storia la conosco per filo e per segno e nei dettagli, dunque non dobbiamo girarci attorno.
      Iannone ha sbagliato ripetendo l’eterno cliscé del meridionale che invece di porsi il problema del governo preferisce alzare il tavolo e far saltare tutto perché si sente inadeguato.
      Quanto a Slow Food, non ha avuto dubbi nello schierarsi decisamente a difesa di Bottura: per la prima volta nella storia dell’associazione è stata organizzata una cena di solidarietà a Modena. Questo per chiarire la distanza siderale che separa Iannone dalla cultura gastronomica italiana di qualità legata alla terra.
      E’ assurdo che un cuoco serio giri con le telecamere di un programma fascista e populista per rompere le palle in un convegno di cucina dove invece dovrebbe presentare le sue creazioni se veramente desidera misurarsi con gli altri. Vuol dire solo che ha scelto di diventare un personaggio televisivo. Auguri.

      • Vignadelmar

        (22 febbraio 2010 - 19:02)

        Concordo su tutto, anche sulle virgole.
        Un cuoco giullare che per piacere e compiacere si comporta e dice ciò che un pubblico non suo vorrebbe sentirsi dire.
        .
        Ciao
        .

      • massimo

        (22 febbraio 2010 - 23:54)

        Non voglio convincere lei sig.Pignataro che Iannone abbia ragione sarebbe improponibile. Mi aspetto solo che a questo punto una decisione della vostra premiata guida e cioè, di eliminare Pappacarbone dai ristoranti d’Italia in accordo con le altre guide, con le firme di tutti i cuochi d’Italia in modo da tappare per sempre la bocca ad un cuoco. Tipo come tempo fa si faceva per regolare i conti tra le cosche criminali.
        Iannone è troppo intelligente infatti mentre lui al congresso abbracciava Bottura e discuteva con Ducasse qui c’è chi lo dipinge come un povero meridionale che vuol far saltare tutto.
        Io non ci credo, mi scusi ma è il mio modesto pensiero.
        Spero presto di poterla conoscere di persone anche perchè ho molta stima per il grande lavoro che svolge nella nostra amata regione.
        Tra persone che si rispettano credo si possa avere anche una visione diversa .

        • luciano pignataro

          (23 febbraio 2010 - 08:59)

          Il fatto che Iannone sia collaboratore settimanale di un quotidiano del Gruppo Espresso mi pare sia la risposta più concreta ai suoi futili timori
          Ma del resto, essendo ospite fisso del programma di maggiore ascolto della Tv del presidente del Consiglio non credo che lo attenda un periodo di oscuramento, bensì di grande share.
          Io personalmente non metterò più piede in un suo locale, ma questa è una mia scelta personale.
          Da qualche parte ho letto infatti che non importa quello che dice e fa, ma come cucina. Io non ci sto. Appartengo alla generazione che non crede alla neutralità degli specialismi senza etica. E non mi sono smosso da lì. Vado da un cuoco che sa raccontarmi emozioni in un piatto e non vomitare in continuazione contro i suoi colleghi, un po’ come da un produttore di vino: se mi dice che il suo vino è fatto VERAMENTE con le uve, lo ringrazio e lo saluto. L’ultima visita da Iannone con Paolini, fu una seduta psichiatrica.
          Se Cremona rendesse pubblica la lettera di insulti ricevuta si chiarirebbero tante cose. Ma da gran signore qual è si è tenuto lontano da questa polemica. Cosa che ho fatto anche io per rispetto del fratello sino a quando non c’è stata l’aggressione fascista a Identità golose.

          • massimo

            (23 febbraio 2010 - 15:36)

            Non ho timori cerco di capire perchè tanto odio verso una persona che stimo e che sinceramente come tanti rispettabillisimi ristoratori della mia terra crede nella buona cucina. Non capisco il termine vomito contro i colleghi, se Massimo Bottura nella sua intervista ha confessato di essere estraneo all’utilizzo di additivi . In ogni caso avrebbe avuto la possibilità di spiegare le motivazioni della sua ricerca con queste sostanze e difendersi dagli attacchi pubblicamente. Mai Iannone ha fatto il suo nome. Per corettezza bisogna dirlo.
            Non capisco perchè il vomito di qualsiasi sfogo possibile debba essere contestato ingiustamente da uomini del settore gastronomico. Compro guide gastronomiche da vent’anni ed ho sempre pensato al giornalista gastronomico come una sorta di giudice imparziale. In questo caso reputo offensivo il giudizio verso Iannone. Lei non torna da Iannone, però è andato con Vizzari, come ho potuto constatare dal suo blog, da Iaccarino, che direttamente offende gravemente il suo capo e la guida che rappresenta , mentre Iannone ha il coraggio di recarsi a Milano e affronta Paolo Marchi a telecamere aperte senza timore di replica diretta e commenti negativi. A mio avviso il cuoco di Cava acetta il confronto senza scappare e apre un dialogo che forse qualcuno non accetta. Da persona matura reputo poco elegante il non confronto e il messaggio che si vuole diffondere di abbandonare l’idea di tornare in un ristorante che non condivide certe idee. Acetto la sua critica anche perchè ho capito che in fondo ci sono rapporti di famiglia con il fratello. Ma l’idea che mi sono fatto è che al posto di scappare, bisognerebbe aprire un dialogo tra cuochi che utilizzano criteri divesi.
            Identità golose è uscita fortissima dalla puntata di striscIA. Dal comunicato stampa letto sempre qui ,si parla di errori commessi da entrambi le parti. Finalmente un cuoco ed un direttore che si guardano negli occhi. Sia l’uno che l’altro soffre per difendere qualcosa in cui crede. Paolo marchi è, e ,resta un grande difensore della cucina italiana che ha emozionato tanti miei amici per le belle parole utilizzate tante volte a favore della cucina. Penso che lui abbia proprio bisogno di personaggi complessi come Iannone, Bottura ed altri Chefs che lavorano seriamente e difendono il loro operato.
            Da appasionato di cucina il confronto cucina, vino non tiene perchè se dovessi immaginare come lei fa capire con il vino ,di mangiare un tartufo con qualche additivo o conservante, vorrei essere informato.
            Spero che il tempo porga chiarezza e pace a questa vicenda per il bene della cucina, soprattutto della nostra amata terra ricca di prodotti ma povera di professionalità e l’esempio triste è proprio la vicenda di Raffaele che lascia un posto straordinario che non può essere paragonato allo squallido Tramp’s Pub, locale per chi non ama certo la buona cucina professionale. Meglio mangiare a casa.

        • giancarlo maffi

          (23 febbraio 2010 - 09:04)

          questa di buttarlo fuori dalle guide non la capisco.

          sembra, dico sembra perchè non ci sono mai stato, che iannone sia un cuoco piuttosto bravo, non geniale ma molto valido interprete di una cucina del prodotto, con ricerca pare maniacale.

          ha voti molto validi, confermati anche dopo la sparata dell’anno scorso.
          se continuerà a dedicare il suo tempo ALMENO al ristorante ed alla materia prima come ha sempre fatto non vedo perchè questo non gli debba essere riconosciuto. pare che l’umilta e la correttezza professionale non siano il suo forte. ce ne faremo tutti una ragione, andando a mangiare da lui nella speranza che “parli” con i suoi piatti e non con la sua persona.

        • alex

          (23 febbraio 2010 - 16:08)

          in merito alla discussione tra massimo ed il sig luciano vi dico il mio pensiero,e cioè,penso che nessuno mette in dubbio le capacità di iannone nemmeno il sig luciano io credo ma nella vita ci sono modi e modi di confrontarsi se tutti alziamo la voce e facciamo le”vajassate”non si vedrà mai la luce se invece ci si incontra e si espongono le proprie opinioni con garbo dando modo di replicare può darsi che si ottengono risultati migliori di chi strilla e si altera,forse ci vuole una buona dose di camomilla,xkè strillando si ottiene il risultato contrario e quindi si passa dalla parte del torto…poi a quanto leggo ognuno di loro ha le spalle coperte a suo modo quindi si sento forti altrimenti secondo me non avrebbero nemmeno il coraggio di certe scenette?

  • Novella

    (22 febbraio 2010 - 15:16)

    Raffaele mi dispiace tanto davvero. In bocca al lupo per tutto. Novella

  • Fabio Gatto

    (22 febbraio 2010 - 20:04)

    Gradirei una visita del ns. Luciano ad un atipico ristorante salernitano , dove la quenta non si discosta da quella di Conte Andrea , ma il risultato finale si e di molto . Locale sempre affollato ,tutta la settimana , servizio , diciamo “estemporaneo “, cantina inesistente , eppure …. Mi riferisco al Tramp’s Pub . Già il nome dovrebbe scoraggiare gli amanti del buon cibo ,ed invece …Parliamone , rectius scriviamone dopo averlo provato .A presto.

  • raffaele pappalardo

    (23 febbraio 2010 - 23:07)

    ringrazio tutti per la stima che avete nei nostri confronti

  • Benedetto e Beatrice

    (24 febbraio 2010 - 08:34)

    Comunque ieri sera (martedi 23) eravamo in due a mangiare per tutta la serata…

    • marco Contursi

      (24 febbraio 2010 - 09:34)

      Ci racconti cosa ha mangiato e le sue considerazioni in merito anche negative se ce ne sono.Le critiche ,se costruttive e non campate in aria,aiutano a migliorare

    • marco Contursi

      (24 febbraio 2010 - 09:35)

      Ci può raccontare cosa ha mangiato e le sue considerazioni in proposito,

  • marco Contursi

    (24 febbraio 2010 - 10:07)

    Un attimo,rileggendo forse mi è sfuggito un passaggio.Dopo tutti gli attestati di stima e le promesse di andarci martedi,nel giorno in questione solo 2 persone?forse ho capito io male…….non può essere.chiedo conferma a chi ha scritto il post di cui sopra.grazie.

    • Benedetto e Beatrice

      (24 febbraio 2010 - 14:48)

      Marco: Hai capito bene! Solo due persone in tutto (per tutta la serata). Da questo deprimente fatto viene la scelta dei nostri pseudonimi: i nomi dei protagonisti di ‘Molto Rumore per Nulla’.

  • Luciano Pignataro

    (24 febbraio 2010 - 13:52)

    Caro Alex
    dovrebbe leggere con più attenzione prima di scrivere: io non ho mai dato appuntamento per martedì sera avendo già da tempo fissato una cena in un altro posto dopo la presentazione alla quale abbiamo salutato con affetto Raffaele venuto a salutarci e pronto per una nuova avventura di cui a breve daremo conto. Ma ho solo invitato ad andare al Conte prima della sua definitiva chiusura annunciata il 28.
    Forse il suo astio nel miei confronti dipende dal fatto che non riesce a capire quello che dico?
    E mi chiedo: come mai, a parte il giornalista Tommaso Siani de La Città, nessun sostenitore, dico nessuno, della buona causa di Iannone ha il coraggio di firmarsi, qui come su Dissapore come su Passione Gourmet, con il proprio vero nome? Perché tanti nomi da uno stesso IP? Sono le piccole paggliacciate infantili che fanno da cornice alla grande pagliacciata dell’inchiesta di Striscia?

  • massimo

    (26 febbraio 2010 - 13:54)

    Niente è proibito, è l’uso inappropriato senza un regolamento che controlli il dosaggio da parte di un chimico, che desta, a mio avviso preoccupazione nel settore della grande ristorazione che non è controllata da standard che consentono il dosaggio perfetto. Questo è il messaggio che io ho capito. La prego di farmi luce se ho capito male

    • Luciano Pignataro

      (26 febbraio 2010 - 17:04)

      Lei dice che bisogna stabilire per legge il dosaggio di ciò che è legale?:-(((((

  • Giovanna

    (26 febbraio 2010 - 16:12)

    …chiacchiere, polemiche, veleni e frecciatine: io, abituata alle cose concrete (ih ih ih!) ieri sera sono stata a cena da Conte Andrea…un ottimo Raffaele Pappalardo ha deliziato i miei sensi (tutti e cinque) cond ei piatti fantastici che mi hanno raccontatao il suo territorio e la sua passione per la cucina…

  • Alberto G.

    (26 febbraio 2010 - 16:14)

    Caro Massimo in verita ‘ non ho detto che non sono cambiate,ma che non sono cambiate di molto. Non intendevo certo denigrare tutti i seri e coscienziosi professionisti della provincia.Volevo solo sottolineare che non molto e’ cambiato nell’approccio e nel giudizio che si da’ ad un ristorante e alla sua cucina da parte di molti , cosa che mi sembra di aver percepito da alcuni commenti di chi questa realta’ la vive quotidianamente. Allo stesso tempo intendevo rincuorare chi in questo momento per vari motivi e dopo sofferte riflessioni ha deciso di voltare pagina.La mia e’ un’opinione in buona fede , e non mi fa molto piacere leggere la parola lecchinaggio semplicemente perche’ ho un “punto di vista diverso”,e magari mi saro’ espresso male nel commento precedente. Non ho nessun motivo di farlo, non l’ho mai fatto (almeno penso) ed anche per non lecchinare sono lontano migliaia di km dall’Italia e non mi serve l’aiuto di nessuno in particolare ,magari del Buon Dio. Certo che psso anche capire lei che vive piu’ da vicino questa realta’ e potrebbe anche avere ragione sul resto, visto che io non conosco nemmeno il cuoco di cui si parlava e non ho visto quest’ultimo servizio di striscia:Di sicuro pero’non apprezzo molto le smargiassate e probabilmente saro’ sembrato di parte.Un saluto a lei e a tutti gli appassionati.

  • Alberto G.

    (26 febbraio 2010 - 16:59)

    Grazie per l’info,ed aggiornatemi sulla vostra prossima destinazione. In bocca al lupo.

  • giancarlo maffi

    (26 febbraio 2010 - 17:53)

    al di la’ degli auguri per le prossime attività dei titolari e del personale del ristorante, cosa che mi dicono essere sicura…..

    . ho fatto questo intervento perchè dovrebbe essere il numero 100, per la prima volta.
    e ci tenevo.

    ho vinto qualche cosa? :-))

    • massimo

      (27 febbraio 2010 - 13:37)

      Peccato volevo essere io a farlo.

  • Luciano Pignataro

    (27 febbraio 2010 - 18:35)

    http://it.gravatar.com/ (è gratis)
    e quando posti il commento devi inserire la stessa email

  • Sabrina Prisco

    (27 marzo 2010 - 11:41)

    E’ con pacere che vi annuncio la riapertura del Conte Andrea, dopo un piccolo restyling e l’arrivo di una nuova brigata in cucina, sotto l’ala attenta della consulenza di Gerardo Baco e di Osteria Canali.
    Il 31 marzo ci sarà una serata dedicata alla Passione e alla Curiosità, le due parole d’ordine del nuovo Conte Andrea.
    La Passione perché l’incasso della serata sarà devoluto interamente alla Fondazione Rachelina Ambrosini che si dedica con passione, limpidezza ed energia a seguire delle cause umanitarie in Italia e all’estero.
    La Curiosità perché protagonista della serata sarà un prodotto presentato in anteprima assoluta: un sidro dell’azienda Magners.
    Dopo il “funerale” per la morte di un ristorante a Salerno, sqillino le trombe per la sua “resurrezione”!!!

  • anna maria

    (1 aprile 2010 - 21:34)

    BUONA SERA NN HO MOLTO DA DIRE..E NN MI VA DI RSP A TUTTE QST POLEMICHE..VI CONSIGLIO DI ANDARE AD ASSAGGIARE LA NUOVA CUCINA GOURMET..VISTO CHE IL RISTORANTE CONTE ANDREA HA RIAPERTO X TOGLIERE QUELL’AMARO IN BOCCA A TANTA GENTE CHE AMA MANGIARE CON GUSTO.CIAO

    • lapo

      (29 aprile 2010 - 12:49)

      Anna maria ho seguito il tuo consiglio visto che già apprezzavo tantissimo la cucina di Raffaele Pappalardo e del suo secondo Dario Coco, e quindi per la loro chiusura mi era rimasto l’amaro in bocca, però sai quando un ristorante chiude e cambia personale nonostante il proprietario sia sempre lo stesso allora vuol dire che ha trovato qualcosa di meglio…..ebbene si è davvero così ha trovato un personale che lo farà affondare sicuramente.
      Ma dico io questa gente un pò di buon senso ce l’ha oppure crede che le persone siano stupide, il servizio in sala scadente ma come si può rimpiazzare il Maitre e somelier Roberto Adduono con una persona che fa finta di conoscere i vini…..per non parlare della cucina, preparazione del piatto ma a sapore non si sa cosA SI STA MANGIANDO, non so chi sia lo chèf e non mi sono interessato perchè per me il CONTE ANDREA è MORTO PER SEMPRE….io credo che il proprietario abbia voluto abbassare il badget del personale ed anche la preparazione, saluti a tutti

  • lapo

    (29 aprile 2010 - 15:45)

    Anna maria ho seguito il tuo consiglio visto che già apprezzavo tantissimo la cucina di Raffaele Pappalardo e del suo secondo Dario Coco, e quindi per la loro chiusura mi era rimasto l’amaro in bocca, però sai quando un ristorante chiude e cambia personale nonostante il proprietario sia sempre lo stesso allora vuol dire che ha trovato qualcosa di meglio…..ebbene si è davvero così ha trovato un personale che lo farà affondare sicuramente.
    Ma dico io questa gente un pò di buon senso ce l’ha oppure crede che le persone siano stupide, il servizio in sala scadente ma come si può rimpiazzare il Maitre e somelier Roberto Adduono con una persona che fa finta di conoscere i vini…..per non parlare della cucina, preparazione del piatto ma a sapore non si sa cosA SI STA MANGIANDO, non so chi sia lo chèf e non mi sono interessato perchè per me il CONTE ANDREA è MORTO PER SEMPRE….io credo che il proprietario abbia voluto abbassare il badget del personale ed anche la preparazione, saluti a tutti

  • raffaele pappalardo

    (23 febbraio 2010 - 23:04)

    Non è che non capite niente: non capite proprio niente

  • alex

    (24 febbraio 2010 - 00:50)

    sei un ragazzo come me,fatti dare un consiglio impara ad aprire la bocca….

  • marco Contursi

    (24 febbraio 2010 - 09:32)

    Premesso che proprio si scrive con la R,credo sia comprensibile il risentimento di chi ha buttato soldi e sacrifici in un locale e si vede costretto a chiudere.E’ anche vero che a volte la cucina gourmet per preparazioni e costi non è accessibile a tutti e chi la fa dovrebbe cercare di intercettare i gusti dell’utenza e non arroccarsi in posizioni di superiorità solo perchè fa una cucina “particolare”.Recentemente mi è capitato di mangiare in uno di questi locali e lo chef ci ha tanto decantato un suo dolce…bè non è piaciuto a nessuno,eppure lui ne continuava a decantare la magnificenza e soprattutto la raffinata tecnica di esecuzione.Insomma uno può essere pure bravissimo ma se poi a nessuno piace quello che fa ,forse è il caso di riflettere un attimo.Detto ciò resta il fatto che molti consumatori capiscono poco o niente di quello che mangiano.Si spera quindi in un’opera di informazione e formazione sempre migliore da parte della stampa specializzata e delle associazioni di settore(Slow Food in primis) per rendere più edotto il consumatore.E credo che a tal proposito Luciano Pignataro stia facendo un ottimo lavoro di cui tutti dobbiamo rendergli merito.

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