Vignali 2006 Aglianico del Vulture doc

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CANTINA DI VENOSA
Uve: aglianico
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Lo scorso settembre ha fatto scalpore l’uscita di un articolo sul New York Times del critico Eric Asimov su un sorprendente panel di degustazione di vini della Campania, Puglia e Basilicata che premiava a sorpresa l’Aglianico del Vulture Vignali 2003 (circa 10 dollari a bottiglia nei stores statunitensi) a fronte di 25 vini degustati tra i quali tanti blasonati premium wines over 30 (dollari per bottiglia). Bene, la notizia fece il giro del mondo, e per la verità fece storcere il naso a molti tra coloro che hanno in mente i vini del Vulture come una marmellata (costosa) da spalmare lungo ampi e graziosi calici di cristallo o da tenere in cantina solo per le grandi occasioni senza sapere che qui, in questa terra baciata dal dio Bacco, la storia l’hanno fatta per tanti, troppi anni, le dame da 54 litri da sbicchierare a colpi di "quartini" nelle osterie e ancor di più dalle autocisterne che partivano per il nord Italia a rinfrancare le cattive sorti di Barolo e Brunello in cerca sì di struttura ma anche di eleganza e fittezza di profumi.
Questa premessa è d’obbligo per introdurre un vino che è sicuramente la rappresentazione di un’altra faccia della medaglia possibile e fruibile dell’Aglianico del Vulture che non bisogna mai perdere di vista per poter apprezzare meglio il valore di un terroir lanciato con la grandeur di interpreti mirabili (dai Paternoster ai D’Angelo sino ai Giuratrabocchetti, ai Fortunato, ai Fucci, Cutolo ecc.) senza freni alla conquista di un posto al sole dell’enologia italiana e nel cuore di appassionati e critici enologici. Il Vignali è opera invece della Cantina Cooperativa di Venosa, 500 soci conferitori che coprono circa 900 ettari vocati alla viticoltura vulturina dedicati in massima parte all’Aglianico e poi a varietà come il Moscato, la Malvasia e da qualche tempo anche Greco e Chardonnay. Il 2006 è di un bellissimo colore rubino con nette sfumature porpora, di media consistenza e poco trasparente. Il primo naso è intenso e persistente su note che viaggiano dal fruttato al floreale con una franchezza ed eleganza disarmante, su bacche rosse e sfumature di rosa canina, poi ginepro, china. Il passaggio di un anno in legno aiuta ad ammorbidirne l’aggressività, tangibile più con la decisa freschezza gustativa che con il tannino alquanto calibrato e non invadente. Una beva scorrevole e gratificante. Un vino abbastanza equilibrato capace certamente di aprirsi ancora in una evoluzione di tre-quattro anni senza perdere colpi, da servire ad una temperatura intorno ai 16° e cosa non comune a molti vini da poter mettere a tavola quotidianamente dato il suo onorevolissimo prezzo in enoteca intorno ai 6 euro. Piacevole pensarlo in abbinamento ai classici cannelloni al forno e perché no, sull’indimenticato delizioso piatto di Baccalà con vellutata di lenticchie di Lucia Botte della Locanda del Palazzo di Barile.
Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

Sede a Venosa. Via Appia, Contrada Vignali
Tel. 0972.36702, fax 0972.35891
Sito: http://www.cantinadivenosa.it
Enologo: Luigi Cantatore
Bottiglie prodotte: 600mila
Ettari: 900 di proprietà tra i soci
Vitigni: aglianico, moscato, malvasia, greco, chardonnay