Vignali bianco 2005 Basilicata igt

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CANTINA DI VENOSA
Uva: greco, malvasia, trebbiano
Fascia di prezzo: fuori commercio
Fermentazione e maturazione: acciaio

Tappo al silicone o a vite?
Una delle cose carine quando si ha la fortuna di stare in case con la cantina è veder spuntare improvvisamente bottiglie improbabili. Come questa di cui sono ospite, segno del Natale trascorso tra Irpinia e Vulture in cui il riferimento obbligato per tutti erano, e sono ancora, le acque e i vini del vulcano spento. Spunta così questo Vignali. Già, ricordate per caso l’articolo di Eric Asimov sull’Aglianico di fine settembre. Mise proprio il Vignali al primo posto. Però il nome, preso in prestito da una località di Venosa, in realtà è riferito alla linea, rosso e rosato da aglianico, bianco da uve varie, tra cui dominano greco e malvasia. In Lucania, nonostante ci siano tutte le premesse per fare grandi bianchi, freddo, suolo vulcanico, escursioni termiche, resiste la cultura del rosso, anzi dell’Aglianico, qui più che altrove, capite a me, sempre in purezza. La curiosità di vedere che fine aveva fatto questo bianco dimenticato tra Biondi Santi 1996 e Casato Prime Donne 1998, Piano di Montevergine 1997, Carato Venusio 1999, Serpico 1999, Amarone 1990 di Tommasi, eccetera eccetera, è stata forte perché cercavo supporto alla mia teoria delle bottiglie anticrisi. Per la precisione, la linea Vignali non supera i quattro euro. Dunque, via il tappo al silicone, ed ecco l’ennesima conferma di come i vini vulcanici che abbiano base greco (ovviamente anche fiano, ma qui non c’è), hanno naturalmente la vocazione al tempo lungo. Questa bottiglia da tre euro non solo era in perfetto stato di conservazione, ma anche ricca di mineralità, sapidità, sentori di frutta bianca ben evoluti, in equilibrio, ben abbinabile. Pensate allora averne comprato una pedana! Che affare. Ci devono pensare bene, ovviamente non tanto gli appassionati, quanto ristoratori e operatori del settore perché anche in questi tempi un po’ difficili è possibile fare bere bene i proprio clienti se si sviluppa la curiosità e soprattutto la cultura di quello che alcuni territori del Sud riescono naturalmente ad esprimere. Per una curiosa combinazione, in una tavola familiare ho scelto anche un paio di Chardonnay, l’Antinoo di Casale del Giglio (c’è anche Viogner) e l’Ymir di Roberto Ceraudo, entrambi vissuti in barrique che hanno confermato la teoria di come questi vini rotondi, speziati e dolci conquistino anche chi di solito non beve,curiosamente dicevo, il tema si è spostato sul tappo perché la suocere tedesca di un amico aveva ovviamente portato Riesling della Mosella, un trocken di Burg-Neisius con il tappo a vite. Ecco due modi prosaici ma efficaci di contenere il costo a bottiglia e di avere comunque a tavola prodotti che funzionano e capaci di tenere insieme appassionati, distratti e persino qualche astemio. Un tema, questo, che mi meraviglia come sia ancora snobbato in Italia dove la sensibilità estetica è sicuramente più diffusa, ma dove, credo, si troverebbero belle soluzioni anche per il bel vedere. Al palato ci pensano i produttori. Ci aspettano un paio di anni difficili ed è bene riflettere sulle strategie da adottare se i ristoratori vogliono resistere e superarla: in ogni caso l’epoca dei prezzi esagerati per un bottiglia di vino difficilmente potranno più tornare.
Buon Natale, l’ultimo, se Dio vuole, con Bush alla Casa Bianca.

Sede a Venosa. Via Appia, Contrada Vignali
Tel. 0972.36702, fax 0972.35891
Sito: http://www.cantinavenosa.it
Enologo: Luigi Cantatore
Bottiglie prodotte: 600.000
Ettari: 900 di proprietà tra i soci
Vitigni: aglianico, moscato, malvasia, greco, chardonnay