Enzo Coccia Revolution. Il primo pizzaiolo italiano a fare corsi in Usa


di Tonia Credendino

L’intervista con Enzo Coccia inizia prima ancora delle domande. Da La Notizia 94, a Napoli, il racconto prende forma con la naturalezza di chi non sente il bisogno di costruire un personaggio, ma soltanto di trasmettere un pensiero. Coccia parla della pizza come si parla di una lingua madre: con rispetto, memoria e responsabilità. Ed è probabilmente questo il primo elemento che colpisce. Davanti a me non c’è soltanto uno dei nomi più autorevoli della pizza contemporanea, ma un uomo che negli anni ha trasformato un mestiere nato nel popolo in una forma di racconto culturale riconosciuta ben oltre i confini italiani.

Pizzaria La Notizia

Il suo percorso attraversa università della pizza, masterclass internazionali e consulenze costruite tra Europa, America e Asia, mantenendo però sempre intatto il punto di origine: il valore del gesto umano. Mentre parla di impasti, farine e forni, il discorso torna continuamente sulle mani, quelle che correggono, insegnano, trasformano acqua e farina in esperienza tramandata. In un’epoca dominata dall’automazione e dalla velocità, Coccia continua a difendere il tempo lento dell’apprendimento artigianale e mi ripete più volte che alcune cose non si possono accelerare, si possono soltanto imparare.

Pizzaria La Notizia – la preparazione

La sua Pizza Consulting, fondata nel 2000, rappresenta oggi una delle realtà più strutturate nel campo della formazione professionale legata alla Neapolitan pizza. Le prime aperture internazionali arrivano tra New York e il Canada, poi Giappone, Cina, Irlanda, Ucraina e Stati Uniti. Ma ridurre tutto alla semplice consulenza tecnica sarebbe limitante. Il lavoro costruito da Coccia comprende progettazione, formazione, sviluppo e accompagnamento all’apertura di nuovi locali, con un’attenzione costante alla qualità della materia prima e all’identità dei progetti.

Pizzaria La Notizia – le pizze

Negli Stati Uniti Coccia è docente alla Pizza University & Culinary Arts Center, dove le sue masterclass registrano regolarmente il sold out. Gli studenti osservano il suo “Neapolitan slap”, il gesto tecnico con cui il dough prende forma sotto le mani del pizzajuolo napoletano. Ma anche qui il punto non è soltanto tecnico. Coccia esporta un metodo fondato sulla disciplina del gesto, sull’ascolto dell’impasto e sulla centralità della presenza umana.
Il prossimo progetto internazionale si chiama “Incendio” e nascerà dentro una storica fire station ad Augusta, in Georgia. Un locale da duecentocinquanta posti che porterà ancora una volta la pizza napoletana dentro un contesto lontano dalla sua origine, senza tradirne identità e linguaggio. Mentre mi mostra dal telefono le immagini del cantiere ancora aperto, il tono resta quello di chi vive ogni nuova esperienza con rispetto e tensione emotiva. Mi racconta infatti di non sentirsi mai arrivato, perché ogni apertura continua ad avere per lui il sapore della prima volta.

Enzo Coccia – In Tour

Il 14 giugno partirà nuovamente per gli Stati Uniti, dove resterà fino ai primi di agosto dividendosi tra formazione, consulenze e incontri professionali. Parla dei suoi viaggi come esperienze “entusiasmanti, gratificanti e svuotanti”, tre parole che restituiscono bene la dimensione emotiva di un lavoro costruito sul contatto continuo con culture diverse.
Accanto a lui oggi ci sono anche i figli Andrea e Marco, protagonisti della nuova fase del progetto familiare. Andrea, in particolare, accompagna spesso il padre nei percorsi internazionali contribuendo a creare un ponte contemporaneo tra tradizione artigianale napoletana e cultura gastronomica globale.

Enzo Coccia – Pizza University

Nel corso della conversazione emerge continuamente il legame di Coccia con Napoli, non come immagine da esportazione ma come dimensione umana e culturale. Il momento più intenso arriva quasi all’improvviso, quando una semplice “‘mpustarella” ripiena di parmigiana di melanzane diventa il pretesto per leggere una poesia popolare napoletana. Coccia la recita con trasporto autentico, lasciando emergere una parte profondamente emotiva del suo carattere. In quell’istante il professionista internazionale lascia spazio al ragazzo cresciuto tra tavole della domenica, salumerie di quartiere e cucina domestica.

Pizzaria La Notizia – Tavolo

Il tono cambia quando il discorso si sposta sulla famiglia. A breve diventerà nonno e, mentre ne parla, il racconto perde improvvisamente la dimensione pubblica del professionista internazionale per tornare dentro una memoria più privata, domestica. Ricorda la cucina della madre e mi racconta che alcuni sapori restano indimenticabili perché dentro contengono il cuore, la passione e il senso della casa. Ed è probabilmente in questo passaggio che si comprende davvero il centro umano del percorso di Enzo Coccia: dietro il docente, il consulente e il divulgatore culturale resta un uomo profondamente legato all’idea dell’accoglienza come forma di identità.
Nel frattempo arrivano le pizze del nuovo menù estivo. “L’Isola di Arturo”, con alici fresche e limone, restituisce una sensazione mediterranea precisa, luminosa, marina. La pizza con melanzane e verdure estive lavora invece sull’equilibrio e sulla profondità vegetale senza eccessi estetici. Accanto alle pizze, una carta vini contemporanea e identitaria conferma la visione gastronomica di La Notizia 94.
Alla fine dell’incontro resta soprattutto una sensazione chiara: Enzo Coccia non esporta semplicemente pizza napoletana. Continua a trasferire nel mondo una precisa idea di umanità artigianale.

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