Parla il Re del Greco di Tufo. Ferrante di Somma patron della Di Marzo: inutile aspettarsi nulla dallo Stato, con questa burocrazia è impossibile. Il segreto del futuro? Diversificare i canali di vendita rompendo vecchi schemi

5/5/2020 3.1 MILA
Ferrante di Somma
Ferrante di Somma

Ferrante di Somma è il patron delle storiche Cantine di Marzo, insediate a Tufo da quasi due secoli. La sua azienda adesso ha in squadra

La vostra azienda nasce con il Regno delle Due Sicilie. Ha vissuto rivoluzioni, annessione, due guerre mondiali, il terremoto e questa Pandemia. Ci racconti brevemente questa storia lunga ormai quasi duecento anni?

A dir il vero la nostra storia comincia all’epoca del vicereame di Spagna, a metà del Seicento, secolo difficile per la Campania e per l’Europa, che ha visto molta migrazione interna. E’ infatti in quell’epoca che molti vitigni hanno migrato in Italia e il Greco di Tufo è uno di questi.
La leggenda racconta che nel 1647 Scipione di Marzo, capostipite della mia famiglia, lascia il paese natale di San Paolo Belsito, vicino Nola, per sfuggire a un’epidemia di peste rifugiandosi a Tufo. La tradizione vuole che portò con sé l’uva di un antico vitigno diffuso sulla costa Campana, chiamato “Greco del Vesuvio”.
Nel 1648 Scipione cominciò la costruzione del suo Palazzo, che ingloba l’antica cinta muraria del paese di epoca longobarda.
Gli antichi cunicoli medievali del paese furono quindi adattati nel corso dei secoli a cantine, data la naturale predisposizione di questi ambienti umidi e bui alla conservazione del vino.
Il 1837 è l’anno in cui viene emessa la prima fattura ufficiale dell’azienda, per lo meno dalle ricerche fatte.

Le cantine di Marzo
Le cantine di Marzo

All’attività vinicola della famiglia, si aggiunse presto la produzione e la commercializzazione di zolfo, grazie alla scoperta nel 1866 di un ricco giacimento di questo minerale proprio lungo il fiume Sabato da parte di Francesco di Marzo.
L’area di Tufo si trasforma perciò di lì a poco in un importante nucleo di insediamento industriale, offrendo lavoro a più di 800 persone, perfino con fenomeni di immigrazione dal nord Italia. La presenza e la disponibilità dello zolfo inoltre gioverà all’esplosione della coltivazione della vite in tutta l’Irpinia, dando origine alla cosiddetta tecnica della “zolfatura” che permette di proteggere i grappoli dagli agenti patogeni esterni.
Gli stabilimenti industriali, che costituiscono un bellissimo esempio di archeologia industriale, chiusero purtroppo i battenti negli anni ’80 del ‘900, quando estrarre lo zolfo dalle miniere non era più conveniente.
Il nostro auspicio è che adesso sia proprio il Greco di Tufo a costituire il nuovo “oro di Tufo” ed offrire lavoro ed opportunità a questa parte d’Italia ancora così depressa e dimenticata.
Fra la fine dell’800 e il primo decennio del ‘900 un altro mio antenato, Donato di Marzo, divenne Deputato e Senatore del neonato Regno d’Italia.
Insieme ad un amico suo, altro grande meridionalista del Sud Italia, Giustino Fortunato, svolse un ruolo essenziale nello sviluppo della ferrovia nella provincia di Avellino, da lì a poco chiamata propriamente “ferrovia del vino”, che collegava i migliori e maggiori centri di produzione vinicola delle colline del Sabato e del Calore direttamente con i maggiori mercati italiani ed europei.
Fu proprio grazie a quella ferrovia che molte aziende vinicole del sud Italia, fra cui la nostra appunto, mandarono enormi quantità di vino in Francia, quando all’epoca i francesi, per via della fillossera, erano a corto di vino per i loro champagne.
Proprio grazie a quei contatti presi con i vigneron francesi, l’allora enologo dell’azienda Fiore Bottiglieri, intuì come anche il nostro Greco di Tufo poteva facilmente essere spumantizzato secondo la “méthode champenoise” e di lì la prima produzione di “spumante “metodo italiano” in sud Italia nel 1926.
Il nostro Greco di Tufo Spumante DOCG Metodo Classico Anni ‘20 vuole proprio essere un omaggio all’intuito e all’intraprendenza di Fiore.
La storia delle Cantine di Marzo prosegue così, con alti e bassi, fino alla seconda metà del ‘900.
Gli anni ottanta però vedono l’inizio di un periodo triste e buio per l’azienda.
Il terremoto dell’80 danneggia fortemente lo splendido palazzo di Marzo, che di lì a poco verrà anche depredato dei suoi beni, con il beneplacito dei vecchi amministratori delle Cantine.
La proprietà dell’azienda inoltre, divisa tra un numero enorme di discendenti, non permette di rispondere in chiave moderna ai cambi del mercato e della società italiana di quegli anni e le sorti della Cantina cadono in una profondo declino e letargia, che sarà tale per molti anni a seguire.

Le cantine di Marzo
Le cantine di Marzo

La svolta avviene con l’ingresso in azienda di mio padre Filippo di Somma, figlio di Maria di Marzo, che con non poche difficoltà cercherà di rilanciare l’azienda e la qualità dei suoi vini.
Nel 2009 entro in scena io, che a poco a poco porto alla nascita della nostra Linea Premium, presente in Horeca, e che si contraddistingue per l’uso esclusivo di mosto fiore.
Nel 2016 il mio ultimo progetto: il lancio dei nostri cru di Greco di Tufo.
Nel corso di 10 lunghi anni ho cercato di rilanciare quindi questo storico marchio d’Irpinia e di portare finalmente sul mercato internazionale i nostri vini Dop.

 

Oggi l’azienda come è strutturata e chi segue la parte enologica?

L’azienda ha rinnovato negli ultimi anni anche il suo team, che oggi si ritrova giovane, snello e dinamico.

Credo molto nei giovani di questa terra e nell’apporto che possono dare per migliorare l’azienda e le sorti di questo territorio.
In organico abbiamo quattro dipendenti fissi, fra ufficio, cantina e vigna, quattordici operai a tempo determinato e un certo numero di consulenti esterni.
La parte enologica è seguita dal nostro winemaker Vincenzo Mercurio con cui abbiamo una sintonia pressoché perfetta.
Stiamo tutti imparando molto da lui, dal punto di vista enologico ma anche di impostazione commerciale.

 

Quali sono i problemi legati alla pandemia che stiamo attraversando?

Ovviamente il primo problema è stata la paralisi istantanea del settore Horeca, anche se noi avendo diversificato la nostra produzione sul mercato GDO abbiamo avuto perdite contenute.
L’altro danno nel nostro caso specifico è stato l’azzeramento delle vendite al dettaglio presso il nostro punto vendita, che costituisce un una parte preziosa delle nostre entrate.
Siamo fiduciosi che con l’allentamento delle restrizioni la vendita al dettaglio dei nostri vini ripartirà con meno problemi rispetto al settore Horeca, distrutto purtroppo da questa pandemia.
I lavori in campagna e in cantina invece, con le opportune precauzioni, sono continuati senza particolari problemi.
La natura nonostante tutto continua il suo ciclo.

 

Secondo te la risposta dello Stato è efficace? Cosa ci dovrebbe essere?

Avrei voluto evitare di rispondere a questa domanda. Non mi aspettavo niente dallo stato italiano e infatti nulla è arrivato, se non un susseguirsi di pseudo esperti che si pavoneggiano ogni sera in televisione e che sembrano essere lontani dal mondo reale.
Da quando nel 2008 sono rientrato in Italia, ho capito che il problema è strutturale e che questa macchina burocratica, fine a se stessa, non potrà mai veramente svolgere un ruolo costruttivo, anzi.
Per l’attuale situazione economica le imprese hanno bisogno di liquidità, non solo prestiti. Ci vorrebbe un vero “piano Marshall” per le piccole e medie imprese anche a fondo perduto.
Penso anche a finanziamenti destinati alla costruzione di una nuova infrastruttura turistica che porti al recupero e al rilancio dei piccoli borghi dell’entroterra campano come Tufo.
Ma supponiamo che questi fondi arrivino, i nostri burocrati sapranno distribuirli e portare a risultati concreti e duraturi nel tempo? Non dimentichiamo che più della metà dei fondi europei già erogati dall’Unione Europea ritornano a Bruxelles perché le nostre amministrazioni non sono capaci di distribuirle in modo efficiente.

 

Voi siete nel settore Horeca ma anche nella Gdo. Vi ha portato vantaggi?

In questo periodo la presenza di una nostra linea dedicata alla Grande Distribuzione è stata la nostra vera ancora di salvezza. Abbiamo avuto ordini maggiori, rispetto agli stessi mesi dello scorso anno, da parte dei nostri partner commerciali Esselunga e Carrefour .
Tutto questo ci ha permesso di rimanere a galla in un periodo in cui l’intero settore Horeca è paralizzato.
Non abbiamo invece avuto troppe perdite per le vendite sul mercato estero, in particolar modo dal Giappone, che a quanto pare non è in lockdown come l’Italia, e questo ci ha permesso di vendere parte del nostro vino Horeca.
Tuttavia ci ritroviamo con una partita cospicua di vino destinato al mercato Horeca a terra e un riavvio del settore rimane comunque fondamentale.

 

Lo sviluppo dell’e-commerce può essere una buona strada per uscire da questo momento?

Lo shopping on line del vino è forse stato l’unico vero cambiamento positivo nelle abitudini dei consumatori italiani a causa di questa crisi.
Internet ci ha permesso di raggiungere in maniera straordinaria e facile clienti nuovi in tutt’Italia e ci ha portato ad un’impennata delle vendite sul nostro e-commerce.
Avevo da tempo puntato sulle potenzialità di internet e dello shopping on line, ma il consumatore italiano, forse per cultura, forse per diffidenza verso gli acquisti su internet, pareva restio a comprare vino su internet, rinunciando all’acquisto diretto in cantina o enoteca.
Da un giorno all’altro le cose però sono cambiate e abbiamo letteralmente assistito ad un boom di ordini anche nella nostra stessa provincia.
Questa crisi ha perciò potenziato un nuovo canale di vendita per il mondo del vino; ma ovviamente le vendite online non possono sostituire la vendita diretta e il rapporto umano che si instaura in enoteca o in cantina.
Credo che difficilmente si possa tornare alle vendite pre-crisi, anche a causa dell’abbassamento del potere di acquisto.

 

Infine, come si presenta l’annata 2019?

La 2019 per il Greco di Tufo sembra esprimere per il momento un buon equilibrio fra morbidezze e durezze e pare esprimersi con grande personalità.
Ovviamente è molto presto per capire il vero carattere del Greco quando è ancora così giovane. Ora il vino è praticamente nella sua adolescenza, il che si traduce nel bicchiere in forti sentori di frutta gialla, pressoché predominante, ed acidità molto marcata.
Aspetto con ansia di riassaggiare il Greco fra qualche mese, quando il vino avrà acquisito in bottiglia maggiore equilibrio e spessore e quando al naso saprà esprimere maggiore complessità e finezza.
Non a caso i nostri cru di Greco di Tufo, Vigna Laure, Vigna Ortale e Vigna Serrone, rimangono un anno a riposare nelle nostre storiche Cantine prima di essere proposti al consumatore, così da esprimere al massimo la struttura e i profumi di un vino bianco che per sua natura è adatto all’invecchiamento.

Un commento

    Fraøncesco Mondelli

    Da uomo intelligente ha colto nel segno :più che soldi sburocratizzare e quei pochi o tanti soldi che dovessero arrivare dal governo per dare liquidità alle aziende che vadano a buon fine.PS Di Fiano e Greco di Tufo facciamone in tanti molto uso perché hanno una qualità superiore alla media ad un prezzo nettamente inferiore FM

    5 maggio 2020 - 16:22

I commenti sono chiusi.