L’Antica Pizzeria da Michele contesta De Luca: “Ci fa aprire in modo tale da farci stare chiusi”. Alessandro Condurro: “dalla Regione e dallo Stato aiuti zero a due mesi dall’emergenza”

22/4/2020 10.9 MILA
Vincenzo De Luca in diretta da FaceKabul

Ordinanza di De Luca: Allora Napoli rientra almeno nella normalità e si allinea al resto del’Italia e del Mondo.
Abbiamo chiesto ad Alessandro Condurro, ultima generazione al lavoro con Da Michele, la pizzeria più conosciuta al mondo, cosa ne pensa

Come valuti l’ordinanza di De Luca?
Tanto tuono che piovve!! Ma alla fine, per dirla sempre in proverbi, la montagna ha partorito un topolino. L’ordinanza è troppo, troppo restrittiva, d’altra parte abbiamo avuto modo di conoscere il governatore in questi giorni, quindi sappiamo bene che, per come la pensa, questo è già tantissimo. Onestamente sanificare tutti i giorni i locali, pulire e sanificare tutti i giorni condizionatori e filtri, munirsi di apparecchi per misurare la temperatura ai dipendenti, oltre che di guanti e mascherine, e di attrezzature per la consegna a domicilio delle pizze qualora volessimo farlo con personale nostro, avrebbe un senso se potessimo stare aperti tutto il giorno, non dalle 16 alle 22. Sembra quasi che il governatore abbia voluto dire “Ok, vi faccio aprire perchè me lo avete chiesto da più parti, ma farò in modo che sia una scelta vostra quella di restare chiusi”.

Anche perchè la situazione non mi pare tanto bella
“Ad oggi, 22 aprile la situazione è la seguente: Cassa integrazione ZERO, bonus 600 euro qualcuno si e qualcuno no, bonus 2000 euro della regione solo per pochissimi soggetti (chi ha fatturato meno di 100 mila euro lo scorso anno, praticamente NESSUNO). È una situazione assolutamente dispari, noi il nostro lo vogliamo fare, ma anche le istituzioni dovrebbero farlo, e, ad oggi, non hanno fatto NULLA”

Non è singolare che le pizzerie non possa lavorare a pranzo quando sono nate proprio per il pranzo?
“E’ proprio questo il punto, perchè a pranzo no? Perchè una cosa non deve mai essere lineare, tranquilla, ma si deve sempre trovare il modo per complicarla? Sappiamo bene che aprire alle 16 è totalmente inutile, le pizze si venderanno dalle 19 alle 21 massimo 21.30. Ed in quelle due ore quante pizze si possono fare? ed il gioco vale la candela? Vale la pena mettere in moto tutta la macchina delle sanificazioni, delle apparecchiature, delle visite mediche ecc. per fare 2 ore di lavoro al giorno? Evidentemente no, ma non ci vuole uno scienziato per capirlo”.

C’è un modo per correggere questa decisione, in che direzione?
“La prima proposta correttiva potrebbe riguardare proprio l’orario. Se, per motivi di sicurezza, si è deciso di stare aperti solo 6 ore al giorno, ed atteso che dalle 16 alle 19 è praticamente INUTILE stare aperti, si potrebbe fare dalle 12 alle 15 (pranzo) e dalle 19 alle 22 (cena). Io non vedo assolutamente dove sia il problema”.

Tu sei anche presidente della MITW. Come vi sta movendo negli altri paesi e in Italia?
In Italia stiamo facendo delivery solo a Roma, ad orario continuato, e funziona bene, al punto che stiamo valutando se aprire anche a Firenze, Bologna e Verona. SI fa tutto in sicurezza, ma almeno lo si fa tutto il giorno. All’estero lo stesso discorso: a Los Angeles, Londra, Dubai il delivery funziona benissimo. In Giappone addirittura le pizzerie sono aperte normalmente al pubblico e funzionano regolarmente. A Berlino si riaprirà totalmente la settimana prossima. A Napoli solo 3 ore al giorno tra duemila paletti…

Infine, cosa farete a Napoli?
“Abbiamo portato avanti questa battaglia, subendo critiche da parte dei nostri stessi colleghi, ma tu mi insegni che a Napoli è impossibile fare squadra, ogni volta che qualcuno fa qualcosa escono sempre fuori quelli che vorrebbero tu fallissi semplicemente per bearsi della tua sconfitta. Adesso, anche tra tutti gli impedimenti del caso, noi apriremo, apriremo perchè non abbiamo mai chiuso nella storia. Agli economisti del web, quelli che valutano il rapporto costi benefici, che fanno finta di leggere Il sole 24 ore, dico che noi apriremo e cercheremo quanto più è possibile di restare aperti perchè questa è la nostra natura, perchè noi non siamo una pizzeria, siamo L’Antica Pizzeria da Michele, siamo un monumento ed un simbolo di Napoli ed i monumenti non chiudono, mai”.

 

4 commenti

    Marco contursi

    “Perchè una cosa non deve mai essere lineare, tranquilla, ma si deve sempre trovare il modo per complicarla?“…..me lo sono chiesto pure io. Ma perché tutto deve essere sempre maledettamente difficile…

    22 aprile 2020 - 17:21

    Alessandra Troiano

    Quello che sta subendo la ristorazione è un attacco a dir poco scorretto, come se solo le nostre attività siano luoghi di aggregazione. Potevamo continuare con l’asporto fin da subito, avremmo mantenuto un minimo di incasso. E adesso troppe regole e blocchi

    22 aprile 2020 - 22:07

    Gioacchino Cuorvo

    È vero in qualche modo bisogna ripartire ma chi come me ha un locale di 180 posti posti a sedere può mai compensare le spese con qualche consegna la sera ?
    Come si supportano i costi fissi ?
    E la cassa integrazione dove sta?
    I prestiti con garanzia dello stato li avete visti ?
    Allora siamo alle solite si salvi chi può

    23 aprile 2020 - 02:15

    Carminr

    Basta fare un rapido giro sui social per leggere le dichiarazioni degli addetti ai lavori, come dice il Sig. Condurro, per avere chiaro ” il tutti contro tutti”. Una delibera nata male, gestita peggio, e dal risultato pressoche’ inutile. L ‘ ennesima ” associazione” di pizzaioli, che scagliandosi contro l altra “associazione” accusandola di non rappresentare nessuno e viceversa. Sembra evidente che le proposte arrivate al decisore politico erano deboli e con poco sostegno, e quindi poco rappresentative della intera categoria delle pizzerie. In verita’ e’ l intero mondo della ristorazione che ha scarso potere contrattuale, e questa emergenza lo ha dimostrato drammaticamente. Miriadi di piccole iniziative, frammentate, territoriali, senza collegamento, ininfluenti. Si va a trattare, perche’ di questo si tratta, indipendentemente da chi sia la controparte e indipendentemente da chi sia il mediatore, con una piattaforma di proposte realmente rappresentativa, frutto della condivisione della categoria, articolata, esaustiva, competente, e con ipotesi sostenibili e praticabili. Trattativa che non si esaurisce con insufficienti campagne metamediatiche o peggio social, le trattative impongono applicazione sacrificio pratica. Altrimenti i risultati sono questi. Tempo c’e’ ne poco, e andare ognuno all appuntamento in ordine sparso ne fa perdere ancora di piu’.

    23 aprile 2020 - 09:48

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