Nespolino: l’Amaretto di Calabria


Il Nespolino

di Carmen Autuori

L’ospitalità, al Sud, si misura anche in un bicchierino. Un gesto carico di significato che racconta un’antica cultura dell’accoglienza, modellata nei secoli dall’incontro di civiltà diverse. Dai Greci agli Arabi, passando per Normanni, Svevi e Spagnoli, ogni dominazione ha lasciato un’impronta nel modo di vivere la convivialità, trasformando l’accoglienza in un rituale fatto di piccoli gesti destinati a far sentire l’ospite parte della casa.

Così, accanto al rito del caffè, soprattutto dopo i pasti, resiste quello del cosiddetto “bicchierino”, ossia i liquori dolci e aromatici che, a seconda della stagione, fanno gli onori di casa, accompagnando la conversazione e il piacere di stare insieme.   

Fino a gran parte del secolo scorso, le bottiglie – spesso di cristallo, in pendant con il servizio “buono” di bicchieri – occupavano un posto d’onore nelle credenze di famiglia, ornate da candidi centrini all’uncinetto o al più raffinato chiacchierino, un tempo chiamato frivolité. Non erano semplici elementi d’arredo, ma il simbolo di una casa sempre pronta ad accogliere.

L’usanza affonda probabilmente le radici nella Sicilia dei Viceré, tra i saloni sontuosamente arredati dei palazzi nobiliari, dove il rosolio era il dopo pasto prediletto dalle dame. Da lì la tradizione si diffuse in tutto il Mezzogiorno, entrando nelle case e diventando parte integrante della cultura gastronomica meridionale.

Per lungo tempo tutti i liquori preparati in casa venivano chiamati indistintamente rosoli, anche se, a voler essere rigorosi, soltanto quello ottenuto dall’infusione dei petali di rosa in acqua e zucchero meriterebbe davvero questo nome. Una distinzione terminologica che non cambia la sostanza: i rosoli rappresentano uno dei pilastri della tradizione gastronomica del Sud, custodi di ricette familiari, saperi tramandati e di un’idea di ospitalità che trova nella condivisione la sua espressione più autentica.

Dopo anni di relativo oblio, questi liquori stanno conoscendo una nuova stagione. Riscoperti da produttori artigianali, appassionati e consumatori sempre più attenti alle tradizioni, i rosoli tornano sulle tavole non come semplice fine pasto, ma come testimoni di una cultura dell’accoglienza che continua a distinguere il Sud e il suo modo, unico, di far sentire ogni ospite il benvenuto.

Tra i più celebri figurano il limoncello, il concerto, il nocino, il finocchietto e tanti altri. A questo patrimonio appartiene anche il nespolino, noto anche come l’“amaretto di Calabria. Ottenuto dai noccioli delle nespole, che sprigionano un intenso aroma di mandorla, è un liquore dalla spiccata personalità, in grado di trasformare un frutto semplice in un raffinato digestivo, testimonianza dell’antica arte contadina di non sprecare nulla e di valorizzare ogni dono della terra.

«Il nespolo è molto più di un semplice albero da frutto: è un simbolo che accompagna da secoli la cultura contadina della Calabria», racconta Paola La Corte, appassionata cultrice delle tradizioni gastronomiche calabresi. «Non è un caso che ancora oggi, in quasi tutte le case di campagna, se ne trovi almeno un esemplare. La sua presenza è il segno di un retaggio fatto di antiche credenze, riti e consuetudini>>.  

Le nespole

«I suoi frutti erano considerati emblema di prudenza, saggezza e pazienza, virtù che la tradizione associava alla figura femminile e alla donna virtuosa. Per questo regalare un rametto di nespolo in occasione di un matrimonio era ritenuto un gesto di buon auspicio, un augurio di prosperità, equilibrio e lunga vita insieme».

Paola richiama anche uno dei proverbi più noti della tradizione contadina: «”Con il tempo e con la paglia maturano le nespole“. È un detto che continua a vivere nel linguaggio popolare perché racchiude un insegnamento prezioso: ogni cosa ha bisogno del suo tempo. I contadini lo sapevano bene. Le nespole vanno lasciate maturare lentamente, e solo quando raggiungono la piena maturazione esprimono tutta la loro dolcezza e il loro aroma. È una lezione di pazienza che la natura continua a impartirci.»

E in cucina? «Le nespole sono sorprendentemente versatili. Sono ottime da gustare al naturale, ma anche per arricchire uno yogurt con cereali e frutta secca, oppure una macedonia. E naturalmente diventano protagoniste di conserve, marmellate e del nespolino, il liquore che molti definiscono l’amaretto di Calabria».

Ricetta di Paola La Corte raccolta da Carmen Autuori

  • Tempo di preparazione 15 minuti
  • Tempo di cottura 10 minuti
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Ingredienti per 20 persone

  • 350 g di noccioli di nespole
  • 1 l di alcool a 96°
  • 1, 250 l di acqua
  • 650 g di zucchero
  • 1 bacca di vaniglia
  • 1 pezzetto di cannella

Preparazione

Lasciare asciugare i noccioli delle nespole per un paio di giorni, quindi trasferirli in un contenitore a chiusura ermetica insieme all'alcool, alla stecca di vaniglia e alla cannella. Lasciare il tutto in macerazione per circa 30 giorni, agitando il contenitore di tanto in tanto.
Trascorso il tempo necessario, preparare uno sciroppo portando a ebollizione l'acqua con lo zucchero per qualche minuto.
Lasciarlo raffreddare completamente, quindi filtrare l'alcool eliminando i noccioli e le spezie e unirlo allo sciroppo, mescolando accuratamente.
Imbottigliare il nespolino e lasciarlo affinare per almeno un mese prima di degustarlo: il riposo permetterà agli aromi di armonizzarsi, regalando al liquore un gusto più morbido ed equilibrato.

Un commento

  1. Grazie mille per l’avvenuta pubblicazione alla direttore ad alla giornalista Carmen Autori, sempre gentilissima, attenta a raccontare i particolari con tanta dovizia.
    Ai lettori un grazie anticipato ed un invito a replicare la ricetta, vi sorprenderà.

    Serena giornata a tutti!

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