Roinos Aglianico Passito 2008 di Eubea

26/4/2020 2.1 MILA
Roinos 2012 Eubea
Roinos 2012 Eubea

Erano nove anni che non tornavo su questo rosso austero e potente pensato all’epoca da Angelo Pizzi. Un Aglianico del Vulture che non smentisce quello che ormai già sappiamo, la sua elegante potenza guadagna spesso e complessità con il passare degli anni. Ed è così che ci torniamo in una domenica di quarantena, dal tappo perfettamente conservato. Basta cinque minuti e il vino si apre completamente rivelando la sua assoluta integrità morale: un approccio tradizionale, il legno dosato alla perfezione, i tannini finemente lavorati dal tempo. Grandissimo vino da meditazione come si diceva un tempo che ci ricorda la gentilezza signorile del professore Sasso e della figlia Eugenia che adesso conduce l’azienda di Ripacandida con il giusto piglio.
E’ bello aver conosciuto un mondo i cui valori sono gli unici per uscire vivi e vivaci mentalmente da questa stupida e pericolosa pandemia.

 

Scheda del 16 novembre 2011. Una delle caratteristiche strane dell’Italia, oltre al ventennio berlusconiano ovviamente, è la chiusura a compartimento stagno tra vino e cibo. Quasi tutti gli chef ignorano totalmente la differenza tra bianco e rosso mentre anche i più raffinati tupamaros della Borgogna alla fine finiscono davanti ad una tavola a quadrettoni. Internet in questo eredita una costumanza della carta e la moltiplica e anche questo blog, che cerca di stare a cavallo tra i due mondi, ha difficoltà a mettere insieme ora l’uno ora l’altro.
Ciò è molto sbagliato perché non si può capire di vino se non si conoscono i prodotti e la cucina, e viceversa. Per esempio questo vino mi ricorda il sigaro dei Roca o il sentore di terra nel piatto La neve si scioglie al sole di Bottura per la capacità di entrare nell’anima molecolare dell’Aglianico.
In effetti la tensione della nuova cucina punta a sottrarre, fissare nella mente e nel palato il sapore principe di un cibo  e di liberarlo da ogni condizionamento, quasi così puro da accompagnarlo dritto verso l’astrattismo gustativo. Cuochi come Bottura, Crippa, Uliassi hanno deviato decisamente verso questo minimalismo che è l’esatto opposto della nouvelle cuisine anche se nel senso comune della gente ne sarebbero espressione.
Ma questo è altro discorso. Il mondo del vino non si è posto ancora questo problema, ma il Roinos Passito ne costituisce un esempio, sicuramente non cerebralmente costruito o progettato, incredibile. Il naso infatti è liberato da ogni orpello che circonda l’essenza di questo vitigno, via infatti le note floreali, i toni fumé oggi tanto in voga, le spezie del legno, per centrare con decisione un solo sentore, la purezza della ciliegia matura. Sì, proprio quella che prendete dal cesto di vimini appena posato sul prato da Titiro.
Come quei motivi costruiti su un solo accordo in tutte le declinazioni possibili, così questo sapore passa dall’intenso al meno intenso, in verticale e in orizzontale, persistente e potente, hai la sensazione di essere trascinato proprio nell’animo gentile e riservato dell’Aglianico, vitigno austero, poco prolifico, mai sceso sotto i 200 metri prima del suo successo commerciale della fine degli anni ’90.
Allora prendete un calice grande, il servizio dell’800 della nonna. Usatelo per vivere questa atmosfera, regalata dal professore Sasso, come lo chiama la figlia Eugenia, e che nasce dalla sua idea di Aglianico. Lo vivrete con chi non conosce bene il vino, è un bicchiere universale, straordinario, buonissimo.
E’ una strada dolce e al tempo stesso elegante e fresca, dolce e non dolcezza la formula segreta di un vino di qualità passito. Lo godrete, finalmente assoluto, vicino i castelli di Melfi e Lagopesole. E non potrete più tornare indietro.
Spero che l’ottimo sommelier Peppe Palmieri, lucano, lo faccia provare al Massimo nazionale. Si ritroverà sicuro.

Sede a Ripacandida, Strada Provinciale 8, tel. 0972.723574 www.agricolaeubea.com Ettari 12 di proprietà. Bottiglie prodotte: 45.000. Fa il vino Francesco Sasso. Vitigni: aglianico

Un commento

    Denny

    Bellissima descrizione di un vino che viene voglia di assaggiare e che riporta alla mente i luoghi in cui nasce:
    belli ed allo stesso tempo misteriosi e solitari ma che si lasciano scoprire piano piano e solo dagli intenditori oppure da chi si fa guidare.
    Luoghi da visitare e da rimanerne incantati.
    Carpe diem

    16 novembre 2011 - 08:19

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