Terra di Lavoro 2015 Galardi

25/4/2018 1.5 MILA
Terra di Lavoro 2015
Terra di Lavoro 2015

Quando si è giovani ci si smarca dall’ordine precostituito e si cercano strade alternative. Con la maturità si trova un punto di equilibrio, poi,con il passare degli anni, ci si adagia sulle certezze e si perde la curiosità. Questa è l’anticamera della morte.
Il Terra di Lavoro è una parabola di questi atteggiamenti, contestato da un certo neopauperimo 2.0, da noi stesso per un certo periodo di tempo messo da parte perché sempre poco convincente nelle sue prime battute, dobbiamo dire che possiamo mettere un capo a terra sostenendo che questo è uno dei rossi migliori della Campania insieme al Montevetrano e a Nanni Copè. Tutto il resto è opinione, comprese le mie personali su alcuni Piedirosso e qualche Aglianico.
Numerosi e ripetuti assaggi di annate perdure, una recente verticale di Terra di Lavoro con Riccardo Cotarella, da Keens a New York sul lombo di agnello cotto al sangue sino all’ultimo assaggio alla Cantina di Triunfo, il giudizio è semplicemente unanime.
Stiamo quindi a parlare della 2015 annata che, provata di stramacchio alla verticale di cui sopra, ha dato poi eccezionali risultati dimostrandosi promettente allo stesso livello di alcuni grandi millesimi di questo rosso, penso alla 1997, alla 1998, alla 1999, alla 2004, alla 2010 e alla 2012. Non solo il graffiante sapore della frutta fresca, ma anche le pirme note di fumé e di grafite.
Sarà un caso che questa bottiglia risenta di giovani innesti in una pattuglia di pionieri rimasta, beati loro, rigorosamente fuori dal 2.0 e dalle risse dei social? Si, ma non pensate che io sia innamorato di questo vino al punto da perdeere curiosità per altro. No, anzi proprio no. Dico solo che questo adesso è nei cassetti delle certezze, come quando si vuole rivedere una foto sbiadita di un amore rimasto a covare sotto la cenere.
Comprate pure la 2015, sarà un investimento come pochi nei prossimi dieci, vent’anni.
Grande vino, grande annata e il futuro che schiara.

www.galardisrl.it

 

2 commenti

    Francesco Mondelli

    (25 aprile 2018 - 07:29)

    Stramacchio andrebbe tradotto e spiegato ma anche se mi sono impegnato più in là di un semplice” distratto” o “per caso”non sono andato.Riguardo al vino cosa aggiungere se non che ,al di là di mode e comunicazione,sta sempre in cima ai rossi della nostra nazione con buona pace di chi non sa farsene una ragione .FM

    Enrico Malgi

    (25 aprile 2018 - 09:43)

    Grandissimo vino.

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