Un dolce anni ’60. Pizza di gallette con i biscotti Oro Saiwa

21/9/2017 7.3 MILA

Madia, pizza di gallette
Madia, pizza di gallette

Una ricetta antica ma in versione anni ’60 e che evita l’uso del forno. Buona, dal gusto retrò e di grande effetto per i vostri ragazzi.
Ma anche per gli adulti.
Ce la prepara Domenico Vicinanza, lo chef della pizzeria Madia a Salerno.

Pizza di Gallette

Ricetta di Domenico Vicinanza, chef de Madia a Salerno

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Ingredienti per 8 persone

  • 1 confezione di biscotti secchi, gallette (tipo oro SAIWA)
  • Per la bagna
  • gr 300 acqua
  • gr 150 vermouth (Martini)
  • gr 100 zucchero
  • Per la crema pasticcera
  • Lt 1 latte fresco
  • Gr 120 tuorli
  • Gr 220 zucchero
  • Gr 120 farina
  • Gr 60 burro
  • bucce di 1 limone

Preparazione

Realizzare una crema pasticcera classica. Versare il latte in una casseruola, unire le bucce di limone, porre sul fuoco e portare ad ebollizione.
Sbattere in una bastardella i tuorli con lo zucchero ed incorporare la farina senza lavorare troppo l'impasto. Versare il composto nel latte e cuocere girando alternativamente con frusta e spatola di legno. Al bollore togliere dal fuoco e versare il burro a ciuffi, amalgamare e lasciar raffreddare.
Versare in un pentolino l'acqua, lo zucchero e il vermouth
Riscaldare a 80/90 gradi.
Comporre la torta alternando in una teglia alta uno strato di gallette leggermente bagnate nello sciroppo al vermouth e uno strato di crema pasticcera.
Continuare a stratificare fino a creare 6/7 livelli
Mettete in frigo per un paio d'ore.
Servire a temperatura ambiente.

Vini abbinati: Moscato di Trani

Un commento

    Bruno Macrì

    (24 settembre 2017 - 18:09)

    E’ la prima cosa che ho imparato a fare in cucina, avevo circa 6 anni. E’, per questo motivo, il piatto della memoria. Alcune piccole differenze con la ricetta proposta dall’amico Domenico: la bagna la facevo con il famigerato Rosso Antico, liquore presente in tutte le case dell’epoca, poi messo al bando causa un’eccessiva concentrazione di sostanze proibite. Inoltre, coprivo l’ultimo strato con altra crema e spolveravo con confettini colorati. Non mettevo burro nella crema, era una pasticcera classica, semplice. Appena fatto lo si mangiava, con la crema ancora calda. Dolce espresso, lo riproporrò ai miei bambini quanto prima.

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