Vini di Varvaglione

27/2/2019 775
Vini di Varvaglione
Vini di Varvaglione

di Enrico Malgi

Prima di parlare dei vini di Varvaglione 1921, che ho degustato recentemente, bisogna sfatare un falso mito: non è vero che una pletorica produzione vitivinicola va sempre a discapito della qualità, anzi spesso capita il contrario, con il vantaggio poi di avere un rapporto qualità-prezzo molto interessante ed un portfolio più ampio da cui attingere. E proprio i vini di questa azienda pugliese pluripremiata (tra l’altro spesso anche a Radici del Sud), guidata dal titolare nonché enologo Cosimo Varvaglione, conferma questa tesi. Ed allora vediamo come ho trovato le quattro etichette che sono state oggetto della mia valutazione.

Controetichette Vini di Varvaglione
Controetichette Vini di Varvaglione

12 e Mezzo Malvasia Bianca del Salento Igp 2018. Acciaio e vetro per la maturazione e l’affinamento del vino. La gradazione alcolica è il ritratto  fedele del titolo della bottiglia, cioè dodici e mezzo. Prezzo finale intorno agli 8,00 – 10,00 euro.

Colore giallo paglierino splendente, con lievi riflessi verdolini. Impronta olfattiva di valore, soprattutto per le splendide e variegate nuances fruttate di melone cantalupo, di mela, di pera, di albicocca, di mandorla, di mango e di frutto della passione, che allargano a dismisura le ricettive narici. Non mancano poi all’appello copiose credenziali odorose di florealità e di macchia mediterranea. L’ingresso del sorso in bocca non fa altro che confermare la prima percezione sensoriale, laddove si ritrovano insieme in perfetta fusione aromaticità, freschezza, vivacità, morbidezza, eleganza, vellutatezza ed equilibrio. al palato sapidità, esoticità, tenerezza e compattezza, che sfociano in un finale totalmente appagante. Frutti di mare, crostacei e burrata di Andria.

12 e Mezzo Rosato del Salento Igp 2018. Negroamaro in purezza. Anche qui soltanto acciaio e vetro, con sospensione periodica delle fecce con iniezione di anidride carbonica. Ovviamente la gradazione alcolica è sempre di dodici e mezzo. Prezzo in enoteca intorno agli 8,00 – 10,00 euro.

Rosa languido e luminoso. Al naso salgono in primis delicati profumi di sottobosco e di fiori bianchi, intrecciati a voluttuosi sentori di mirto, di terriccio, di cipria, di china e di scorza candita. In bocca fa il suo ingresso un sorso gradevolmente mosso, suadente, morbido, rotondo, sapido e deliziosamente fruttato. Appeal elegante, scorrevole, intrigante, fine e fragrante. Un ottimo guizzo di acidità blandisce poi il palato. Da spendere su un tagliere di salumi, risotto alla pescatora e formaggi freschi.

Papale Primitivo di Manduria Dop 2015. Primitivo al 100%, lavorato in acciaio, botte di rovere francese e barrique americana per dieci mesi, prima che il vino venga elevato in vetro. Gradazione alcolica di quattordici e mezzo. Prezzo finale di 25,00 – 30,00 euro.

Scuro e lucido il colore nel bicchiere. Bouquet espansivo ed avvolgente, che richiama al naso un caleidoscopio di intensi profumi di drupe rosse e nere come la ciliegia, la prugna, il mirtillo, il cassis e la mora. In appresso si manifestano altre sensazioni olfattive che giocano su note di fiori appassiti e di umori terrosi, alleati ad una tessitura speziata di buona sostanza. Ed ancora rimembranze di cioccolato fondente, caffè torrefatto, tabacco, mentolo e funghi. In bocca entra un sorso morbido e glicerico, seppur portatore di una botta di calore. Ma a questo ci pensa un’ottima spalla acida per rimettere le cose a posto, donando quella inevitabile freschezza che accarezza tutto il palato. Finezza tannica, rotondità, polposità ed equilibrio anticipano una chiusura sapientemente lunga e persistente. Sulla classica cucina di terra pugliese.

Collezione Privata Cosimo Varvaglione Negroamaro del Salento Igp Old Vines 2014. Soltanto Negroamaro. Maturazione in botti francesi e tonneau americane per almeno sei mesi e poi elevazione in boccia. Tenore alcolico di quindici gradi. Prezzo in enoteca di 35,00 euro. Si tratta di un cru particolarmente interessante.

Ecco qui un altro vitigno pugliese che ho sempre apprezzato. Oltretutto il Negroamaro è uno dei miei vini favoriti in assoluto, perché riesce a regalare continue emozioni. Il bicchiere è tinto di un colore rosso rubino carico e splendente. L’impatto olfattivo è di quelli che ti prendono la mano, portandoti in un luogo incantato e coinvolgendoti così in un delizioso gioco alla continua ricerca di variegati profumi. Tipiche le significative evoluzioni odorose di frutta del sottobosco e della pianta, avvinghiate a svolazzi di fiori, di erbe officinali e di gradevoli sussurri speziati. Spunti terziari di sicuro effetto propongono note empireumatiche e tutta la vasta gamma dei sentori del legno. Appena accosto il sorso alla bocca la prima cosa che in questo vino risalta non è tanto la botta di calore dei pur quindici gradi alcolici, bensì l’espressiva e dolce morbidezza che si coccola le gengive, con una padronanza assoluta. E poi emerge tutto il resto, che riesce a sublimare ed appagare la beva. Non voglio dilungarmi più di questo, invito soltanto a chi lo può fare a provare questo meraviglioso vino, che può essere associato a piatti di terra e di mare senza distinzioni.

Sede a Leporano (Ta) – Contrada Santa Lucia
Tel. 099 5315370 – Fax 099 5334116 – Cell. 320 8393418
[email protected]www.varvaglione.com
Enologo: Cosimo Varvaglione
Ettari vitati: 155 – Bottiglie prodotte: 3.500.000
Vitigni: Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera e Bianca, Aglianico, Verdeca, Falanghina, Fiano e Chardonnay.

2 commenti

    Mondelli Francesco

    Gran bel vino il Negramaro e questo in particolare,ma non venirmela a cantare che ti sappiamo tutti tifare per il Primitivo(sentito con le mie orecchie:prima il Primitivo)qui se c’è uno che dei grandi vini di Puglia preferisce il Negramaro sia in versione rossa che rosata(e Gianfranco Fino lo può testimoniare)sono io caro il mio a “bottiglia stappata non chiedo scusa quando è “terminata”perché nel porcellino un’altra monetine purtroppo mi è cascata.FM

    27 febbraio 2019 - 09:14

    Enrico Malgi

    Caro Francesco ho detto solo che il Negramaro è uno dei miei vini preferiti, insieme al primitivo e molti altri. Proprio sul dualismo di questi due campioni qualche anno fa ho scritto un report. Vedi di recuperarlo. Ti dirò comunque che in questo mio periodo “blu” seguo con molto interesse vini meno alcolici, meno colorati e poco tannici come il frappato, i due nerelli, il piedirosso e qualcun altro. Da sottolineare comunque che il negroamaro ed il primitivo sono sicuramente meno tannici di altri vini meridionali, a cominciare dall’Aglianico.

    27 febbraio 2019 - 11:55

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