Don Anselmo 1999 Aglianico del Vulture doc

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L'etichetta del Don Anselmo di Paternoster

PATERNOSTER

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 20 a 25 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Ritrovo questo gioiellino, scopro lasciato nella cassaforte del Wineblog sei lunghi anni. Ed è più giovane. Lo ritrovo all’Enoteca Perbacco di Bari dove con operatori e appassionati ci si vede per una bevuta di Aglianico in cui Vigna del Mar mi coinvolge.

Dico del Sud, ma in realtà amo guidare verso Oriente, è sempre stato l’est la mia vera passione, è bello inseguire il sole che sorge e non fermarsi a guardare mentre si tuffa in mare o si nasconde dietro le montagne.

Tanti rossi, ma quelli fascinosi hanno oltre dieci anni, non c’è nulla da fare. Esprimono il racconto, certo, ma anche un equilibrio tranquillo maturato negli anni, ed è questa condizione a coinvolgere e ammaliare come è giusto chi ama il tannino levigato dalla pazienza, come colui rinfrancato dalla freschezza eterna dell’Aglianico, promessa di sopravvivenza a chi lo ha spremuto.

Il Don Anselmo nella sua semplicità iniziale commuove, spinge Tomacelli pelo-sul-cuore della tribù dei Dauni a un gesto di tenerezza verso il bicchiere e a me la considerazione di quanto sia ampio l’orizzonte aperto dai vini non pensati per il futuro ma per il passato.

Il 1999 è annata strepitosa, ma la materia non è concentrata, sulle orecchiette di grano arso di Beppe Schino ci cammina molto bene e il bicchiere tende a finire appena dopo lo strepitoso 1997 di Struzziero, il primo vuotato naturalmente da più commensali. Ove si dimostra come la bevibilità, come l’altezza, sia concetto relativo a quel che si mangia.

L’allungo deciso finale è impressionante, come se qualcuno rilanciasse il rosso dal centro bocca in poi, l’ingresso non è per signorine, ma il naso tabaccoso e di conserva di amarena è piacevole, pur meno dinamico e cangiante rispetto al palato. Ma l’aglianico non taroccato è tale.

Vai Don Anselmo, quanto cammino ancora hai da chiudere.

Vulture, Le cantine dello Scescio a Barile

Scheda del 10 aprile 2004. Uno dei miei vini del cuore è il Don Anselmo di Vito Paternoster, un omaggio al nonno fondatore dell’azienda negli anni ’20. Viene dal Vulture, il territorio meridionale più serio e più vero in questo momento, lo produce un’azienda incapace di vivere sugli allori del passato, rapida nell’adeguarsi al nuovo passo dei tempi vitivinicoli, efficace nell’assumere un ruolo leader come sempre dovrebbero fare i più grandi ai quali la presenza di altre mille aziende può essere solo supporto, stimolo, mai concorrenza. Il 1999 è molto diverso dalle prime edizioni in cui abbiamo impattato, come la mitica 1988, quando l’attenzione era puntata soprattutto al momento della selezione delle uve. Oggi si comincia dagli impianti a spalliera, si prosegue con la potatura verde e si lavora in cantina con tecnica astuta e moderna per poi rifinire il tutto in barrique sapientemente dosate. Dunque rispetto al passato il naso è sempre più pulito, elegante, intenso, persistente con una infinita teoria di frutta rossa sotto spirito sino alle spezie più comuni e al caffè, inesistente la vaniglia. In bocca si sente l’aglianico, l’ingresso è impressionante, freschezza e morbidezza si alternano, lunghissimo, il palato resta pulito come sempre accade quando c’è di mezzo questo vitigno. Un modo plastico per interpretare lo stile classico e tradizionale con mezzi innovativi e moderni. Questo vino racconta l’anima di Barile, le sue cantine esposte al nord costruite dalla popolazione albanese, l’intuito imprenditoriale del nonno di Vito e Sergio, gli anni difficili del Dopoguerra, le speranze rappresentate dalla nuova cantina in costruzione e dalla splendida Locanda del Palazzo gestita dal cognato, di fronte Michele Cutolo costruirà la sua azienda. Questo vino racconta il Vulture e i suoi investimenti, l’animo laborioso e poco chiacchierone dei contadini lucani.

Sede: via Nazionale, 23 a Barile. Tel. 0972.770224, fax 0972.770658. Sito: www.paternostervini.com. E mail: paternoster.vini@tiscalinet.it. Enologo: Leonardo Palumbo. Ettari: 10 di proprietà e 10 in affitto. Bottiglie prodotte: 150.000. .Vitigni: aglianico, fiano

7 commenti

  • Vignadelmar

    (13 marzo 2010 - 12:38)

    Gran bella serata e gran bella bevuta.
    Io penso non ci voglia molto a fare un buon aglianico, penso basti un po’ di rispetto.
    Rispetto per il territorio, rispetto per la storia e , sopratutto, rispetto per il vitigno e le sue affascinanti caratteristiche.
    E badate bene che il mio non è un discorso conservatore sui sistemi di allevamento, sulle vinificazioni, sull’uso o il non uso dei legni. Tanto è vero che un altro aglianico che mi è piaciuto parecchio oltre a quelli già citati è il Macarico del bravo Rino Botte. Vino stilisticamente opposto al Don Anselmo, però affascinante.
    Poi con l’aglianico del Vulture ci vuole pazienza, va aspettato, anche per lunghi anni. Da giovane può essere scontroso pur se lascia intravedere una potenzialità incredibile.
    E’ per questo che spero molto nei vini della nuova DOCG, nella riserva, il tempo concesso a questo grande vino può esserne il più grande alleato.
    .
    Ciao

  • Luciano Pignataro

    (13 marzo 2010 - 13:32)

    Sono d’accordo con te. Infatti ho in cantiere anche una scheda sul Macarico 2001 che ho trovato molto buono

  • Paride

    (13 marzo 2010 - 14:01)

    Mah, che dire, ho bevuto il Don Anselmo e l’ho trovato uno degli Aglianici del Vulture meno rappresentativi e più “sfigurati” dall’enologia anni novanta. Nonchè uno dei più costosi.
    Saluti.

  • luciano pignataro

    (13 marzo 2010 - 23:45)

    Scusa Paride, ci fai qualche esempio di Aglianico del Vulture rappresentativo?

  • Paride

    (14 marzo 2010 - 14:16)

    Laluce, sia lo Zimberno che il S’Adatt, se ci piace la schiettezza e la sincerità (tra l’altro mi pare di aver letto su questo stesso sito un manifesto dell’aglianico nella recensione dello Zimberno). Eleano di Eleano se preferiamo l’eleganza.

    Adesso ragù col cancelliere. Buona domenica.

    • Luciano Pignataro

      (14 marzo 2010 - 16:07)

      Ottimi, ma non mi sembra che uil Don Anselmo sia così lontano (Sergio ha fatto anche i vini di Laluce). Il Rotondo piuttosto

  • Giovanna Paternoster

    (16 marzo 2010 - 18:29)

    Qui a Milano invece conservo una bott. del 2000…mi ero ripromessa di festeggiare con Lui la mia laurea specialistica, ma capitando a Luglio ( e il caldo milanese a Luglio non lascia molte alternative) aaaimé, tocca rimandare ancora :)

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