Addio a Piero Palmucci, il papà di Poggio di Sotto


Palmucci

Palmucci

di Cosimo Torlo

Ci sono produttori che vendono fuffa, quelli di buon livello, alcuni di gran livello e ci sono quelli unici che rimarranno nella storia, Piero Palmucci per me rientra in quest’ultima categoria. L’amico Carlo Macchi ci ha fatto sapere che Piero non è più tra noi e questa notizia mi ha molto rattristato. Di lui conservo molti ricordi, uno in particolare che racconta il cambiamento che è avvenuto nel nostro mondo di critica enologica. Qualche anno fa, prima che cedesse l’azienda a Claudio Tipa, durante un edizione di Benvenuto Brunello ero stato invitato a cena a casa sua, quella sera intorno alla tavola apparecchiata c’erano un gruppo di ragazzi, tutti giovani blogger.

Ovviamente si parlava di vino, chi mi conosce sa che sull’argomento non mi manca la favella, e qualche frequentazione antica nell’ambiente, ebbene ricordo che stetti praticamente zitto per tutto il tempo, con Piero che con lo sguardo mi lanciava messaggi per farmi dire qualcosa. Non c’è la feci. Perché quella sera mi resi conto visivamente che il nostro mestiere di giornalisti del vino era arrivato alla frutta. Un’arroganza nei giudizi, netti, senza appello da parte di questi giovani critici.

Rimasi annichilito e mi tornò in mente Aldo Conterno (uno dei padri del Barolo), quando lo conobbi, era il 1990 nella sua cantina, mi disse una cosa che non ho mai dimenticato. Per conoscere i grandi vini non basta una vita, e bisogna assaggiarne tanti, e mi disse che ad esempio per capire i suoi vini, di una annata bisognava prenderne almeno 6 bottiglie, e aprirle una alla volta per gli anni a venire. Per capire in questo modo quel vino, quell’annata, la sua personalità, la sua evoluzione, lo stesso pensiero che aveva anche lui. Alla fine della serata concordò con me su questa deriva e ci dicemmo che l’importante era tenera la barra dritta.

Poggio di sotto

Poggio di sotto

Poggio di Sotto era nata nel 1989 dopo che Piero aveva passato anni nella ricerca della zona di Montalcino che avesse le esposizioni migliori dove piantare i vigneti di Sangiovese Grosso. Individua la zona di Castelnuovo dell’Abate nella parte più verso Sud di Montalcino, dove il clima era per lui quello perfetto per far crescere i suoi vigneti. Un lavoratore indefesso, a volte duro e controcorrente, ma dal grande cuore e fermo nel pensarla come Billy Wilder “Devi avere un sogno per svegliarti la mattina” e il suo era di fare un Brunello di Montalcino straordinario, e c’è riuscito.

 

Il primo Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto risale al 1993, due anni dopo la fondazione della tenuta, un vino che realizza insieme al contributo di Giulio Gambelli, uno degli enologi più in sintonia con il Sangiovese Grosso e amico fraterno. Molte le degustazioni che abbiamo condiviso insieme, e molte sono le sue bottiglie che ho bevuto in altri momenti, il suo Brunello così come il suo sommo Rosso di Montalcino. Piero Palmucci, con la vendita della cantina, avvenuta nel 2011 a Claudio Tipa, un imprenditore che possiede altre aziende vinicole toscane; Colle Massari, Grattamacco e Tenuta di Montecucco, si era ritirato al mare in quella splendida costa maremmana a vivere, fino a due giorni fa, da bravo e appagato pensionato.

 

Ciao Piero, stasera mi aprirò una tua bottiglia ringraziandoti per l’amicizia che mi hai dato e per quello che hai fatto per tutti quelli che hanno apprezzato il tuo lavoro.