Vigna Cinque Querce 2001 Taurasi docg

14/6/2020 1.6 MILA
Vigna Cinque Querce Molettieri
Vigna Cinque Querce Molettieri

MOLETTIERI
Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

L’annata perfetta, regale. Quella 2001 segnata dalla tragedia dell’11 settembre e dalla prima brusca fermata alla galoppata trionfale del vino italiano in Usa. Rileggendo le parole scritte ben 15 anni fa non posso che essere compiaciuto, confortato e soddisfatto. Riproviamo infatti il famoso classico di Salvatore Molettieri durante il pranzo domenicale messo a punto con un gruppo di amici e colleghi al NU Trattoria Italiana di Salvatore Tassa e la bottiglia viene presentata da Antonio Scuteri.
In realtà ci sarebbe ben poco da aggiungere a quanto scritto sotto e che potete, se volete, rileggere. Il vino dopo 15 stagioni si è presentato in condizioni assolutamente perfette, un rosso ancora rubino, tappo integro che bene aveva sopportato il cammino del tempo. Il naso rilascia ancora frutta croccante avvolto in una misteriosa cornice di cenere, buccia di arancia e finale fumè, ma anche liquirizia, tostatura da caffè, foglie di amarena sotto spirito, carrube.
Il vino ha una impressionante complessità olfatti maturata nel corso degli anni e che cambia in continuazione senza essere monocorde. Come si dice, prima si beve con il naso, poi al palato: l’ingresso è caldo, ma l’alcol è decisamente sostenuto dalla giovanile verve acida che premette lunghissima vita di un vino ancora lontano dallo zenit espressivo. Dal centro bocca la spinta riparte fino al finale lungo, sapido, con rimandi fruttati e di spezie orientali, mirto, frustata amarognola.
Il sorso riporta ad anni  di grande entusiasmo e promesse, alcune delle quali, questo splendido vino intanto, sono state mantenute nel corso degli anni anche grazie agli sforzi fatti, ma anche ad alcune cadute perchè purtroppo in tanti hanno cercato scorciatoie commerciali. E’ nella natura umana far coinvidere l’inizio e la fine di una storia con la propria esistenza ma solo chi ragiona sul dopo resta nella memoria. E quindi se i produttori nel loro complesso avessero compreso che si andava ad una globalizzazione spaventosa nella quale non bisognava più contendersi alcun cliente perché il mercato diventava immenso, avrebbero fatto più squadra come è sucesso nel vicino Sannio.
Bottiglie monumentali come queste sono dunque un dolmen a ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere  e che difficilmente nella nostra finitezza potremo vedere. Ma i cambiamenti climatici favoriscono le zone fredde di un tempo, ormai nebbie e neve sono quasi un ricordo anche nella fredda Irpinia, un tempo il freezer della Campania, e l’uva cresce più facilmente e in grande spolvero grazie alle forti escursioni termiche.
Il vino ha la potenza di allentare i sensi, sovradimensionare le sensazioni di benessere. E’ stato il degno corollario ad un pranzo memorabile, nel calore dell’amicizia e lontano dai mostri in circolazione, quelli generati dal sonno della ragione che l’agoritmo spesso ci impone.
Algoritmo che nel 2001 manco esisteva ancora. Pensate un po’ da dove viene lontano questo straordinario vino.

 

Report del 12 agosto 2005. E’ arrivato. Alla fine il 2001 dal frutto violento, annata eccezionale in tutta la Campania oltre che in Italia è pronto per uscire in commercio: cupo, impenetrabile, un rosso moderno e antico al tempo stesso, concentrato ed elegante, alcolico e morbido, fresco e strutturato con estratti che superano quota 42. Parliamo del capolavoro di Giovanni, il figlio di Salvatore Molettieri, che per interpretare questa annata ha dovuto combattere a lungo in cantina: il rischio era che questa concentrazione eccessiva, partiamo da 40 quintali ad ettaro, un chilo a pianta, potesse sfociare facilmente in un vino da masticare di stile australiano e californiano. Lo avevamo provato in cantina, per questo anche l’uso dell’acciaio a differenza dell’annata 2000. Non crediamo di esagerare sostenendo che il Vigna Cinque Querce 2001 è sicuramente uno dei migliori vini italiani, ci ricorda il Roinos di Angelo Pizzi e del professore Sasso.
Il naso è praticamente infinito per i suoi sentori complessi che partono dalla prugna matura per poi evolversi nello speziato, nelle note balsamiche, tabacco, un po’ di cuoio, ancora menta, liquirizia in una combinazione incredibile tra il frutto e il legno, quasi impossibile fissare il confine del loro scambio reciproco. L’ingresso è potente, caldo ma non cotto nonostante gli oltre 15 gradi, vellutato, avvolgente, il palato è completamente ricoperto dal vino con una intensità incredibile, ma anche con la freschezza necessaria a sostenere piatti molto strutturati. Perché, guardate, un vino rotondo può essere grande, ma un bicchiere da bere in meditazione e al tempo stesso in abbinamento è grandissimo. Il finale è infinito, la bocca resta pulita grazie alla frustata finale tipica dell’aglianico lasciando però una persistenza considerevole capace di durare molti minuti. Tipicità meridionale e linguaggio internazionale sono i due elementi di queste diecimila bottiglie praticamente andate esaurite ancora prima di essere immesse sul mercato, la conferma che il 2001 è un millesimo da ricordare per i grandi vini da invecchiamento con una eccezione capace di sovvertire la regola secondo la quale bianchi e rossi non possono riuscire bene nello stesso anno. Il motivo di questo trionfo enologico è nell’anima di Salvatore e Giovanni. Contadini e figli di contadini, hanno coniugato la sapienza delle stagioni alla scienza enologica, la cura delle vigne è personale, maniacale, in cantina manca solo il letto. A vendere ci pensano altri, dunque poco spazio alle furbastrate e ai colpi di testa, niente concessioni alle mode secondo uno stile sempre uguale a se stesso, valorizzato dal terroir di Montemarano da sempre il comune più vocato alla produzione del Taurasi. Finalmente possiamo scrivere: sì, ecco un rosso da abbinare agli arrosti.

Sede a Montemarano, Contrada Lampenne. Recapito Contrada Musanni, 19/b. Tel. 0827. 63424, fax 0827. 63722. Enologo: Giovanni Molettieri, consulenza di Attilio Pagli del Gruppo Matura. Ettari: 7 di proprietà. Bottiglie prodotte: 20.000. Vitigni: aglianico, fiano, greco, coda di volpe

Un commento

    Francesco Mondelli

    Casi della vita.Anche per me la cena della ripartita con questo millesimo del “Salvatore” del Taurasi non al ristorante ma in versione casalinga con amici competenti su un capretto al forno anch’esso di origine contadina garantito.Integro ancora in fase evolutiva frutto ed acidità viva con tutta la sua potenza che comincia ad inchinarsi all’eleganza:in sintesi una bevuta da ricordare che aiuta anche a sublimare momenti non belli del vivere e lottare.Annata che,almeno nella mia cantina,comincia a scarseggiare grazie al decisivo aiuto del mio commercialista che mi ha fatto gentilmente capire che se sulle tasse mi deve consigliare con questo genere di “liquidi “ lo devo oliare.FM

    14 giugno 2020 - 06:53Rispondi

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