Vino e pizza: il sommelier in pizzeria 21 | Roberta Esposito
Questa rubrica nasce con con l’obiettivo di valorizzare il ruolo del sommelier in pizzeria, una figura sempre più centrale grazie alla crescente attenzione verso l’abbinamento tra pizza-vino. Oggi il sommelier rappresenta una presenza fondamentale per offrire al cliente un’esperienza gastronomica completa, capace di unire gusto, racconto e cultura del territorio.
Ne parliamo con Roberta Esposito, prima sommelier appassionata del lavoro di sala e poi pizzaiola di successo nel ristorante di famiglia La Contrada ad Aversa (CE).
Napoletana di origine e aversana d’adozione, Roberta ha sempre considerato il vino un tassello fondamentale del proprio lavoro e della propria cultura gastronomica, tanto da intraprendere un percorso studi che l’ha portata a diplomarsi sommelier. Cresciuta in una famiglia in cui il cibo ha sempre rappresentato un linguaggio quotidiano fatto di tradizione, gesti tramandati e rispetto per le materie prime, sviluppando fin da ragazzina un forte legame con la cucina. Il suo percorso non è stato lineare: dopo gli studi e diverse esperienze professionali, ha scelto di tornare a quella che sentiva essere la sua vera strada, la pizza. Accanto alla cucina, coltiva da sempre altre passioni: la musica, i viaggi e la scoperta dei territori attraverso il cibo e il vino. È inoltre molto legata allo sport, che considera uno strumento fondamentale per mantenere equilibrio e disciplina. La curiosità rappresenta il filo conduttore di tutto ciò che fa.
Roberta, quando nasce il tuo interesse per il vino e come è iniziato il tuo percorso da sommelier?
L’interesse per il vino è nato quasi naturalmente lavorando nella ristorazione. A un certo punto ho sentito il bisogno di approfondire, di capire davvero cosa ci fosse dietro ogni bottiglia. Da lì è iniziato il mio percorso da sommelier: studio, degustazioni e confronti continui. È stato un passaggio fondamentale per completare la mia visione della pizza e dell’esperienza gastronomica.
Dalla sala al forno: come è avvenuto questo percorso?
Sono nata nella ristorazione. Avevo appena 13 anni e per me era tutto un gioco, compreso il momento in cui, a fine serata, prepararmi una pizza diventava il premio per aver aiutato il pizzaiolo. Mi piaceva il lavoro in sala e in un primo momento mi sono dedicata a quello e ne ho approfondito alcuni aspetti. Sicuramente alcune persone hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso, dandomi fiducia e spazio per crescere. Ma credo molto anche nella determinazione personale: ogni esperienza e ogni passo mi hanno portata dove sono oggi.
Visto la tua esperienza in sala, quali sono le qualità fondamentali che deve avere un buon sommelier?
Oggi un buon sommelier deve avere competenza tecnica, ma soprattutto capacità di ascolto. Deve saper leggere il cliente, essere empatico e raccontare il vino in modo semplice e coinvolgente. L’umiltà e la curiosità restano qualità fondamentali.
La figura del sommelier è ormai consolidata nel ristorante: ma nelle tue pizzeria come viene percepita?
In pizzeria è ancora una figura in evoluzione. C’è curiosità, ma anche un po’ di sorpresa. Sempre più persone, però, stanno comprendendo che la pizza merita la stessa attenzione di un ristorante, anche nella scelta del vino e nell’esperienza complessiva.
Proporre il vino in pizzeria è diverso rispetto a farlo in un ristorante?
Sì, cambia l’approccio. In pizzeria il contesto è generalmente più informale, quindi anche il linguaggio deve essere più diretto e meno tecnico. L’obiettivo è mettere il cliente a proprio agio, senza mai risultare invasivi. Considerando che La Contrada e Brando sono anche ristoranti, è importante capire quale esperienza il cliente desideri vivere e accompagnarlo nel modo più naturale possibile.
Che tipo di pubblico sceglie il vino quando viene in pizzeria?
C’è un pubblico molto vario: dai giovani curiosi ai clienti più esperti. Spesso si affidano ai consigli di Gaetano, il mio sommelier, ma capita anche che arrivino già con un’idea precisa. Il bello è proprio il confronto e la possibilità di creare un dialogo attorno al vino e alla pizza.
Quali sono i vini più richiesti dalle carta dei tuoi locali?
Generalmente funzionano molto bene i vini freschi e minerali, soprattutto bianchi e bollicine. Anche alcuni rossi leggeri stanno trovando sempre più spazio e incontrano molto il gusto dei clienti.
Parliamo di abbinamenti: qual è quello tra pizza e vino che ami di più?
Uno dei miei abbinamenti preferiti è la pizza marinara con un vino bianco campano fresco e sapido. Amo molto anche la mia pizza “Pane, burro e alici” accompagnata da una bollicina più strutturata. Sono accostamenti semplici ma equilibrati, capaci di esaltare sia la pizza che il vino.
E invece qual è l’abbinamento che i clienti apprezzano di più?
I clienti apprezzano molto il pairing con le bollicine: sono versatili, puliscono il palato e accompagnano perfettamente diversi tipi di pizza.
Ci sono clienti più curiosi o più aperti a sperimentare?
Sì, spesso i più giovani sono molto aperti alla sperimentazione. Ma anche tanti appassionati di vino si dimostrano curiosi di provare abbinamenti nuovi e meno convenzionali con la pizza.
Ti è mai capitato un abbinamento particolarmente insolito o sorprendente?
Mi è capitato di proporre abbinamenti che inizialmente sembravano azzardati, ma che poi si sono rivelati sorprendenti. È proprio lì che nasce la magia del nostro lavoro: creare equilibrio e lasciare spazio alla scoperta.
Qual è, secondo te, il vero punto di forza della carta dei vini di La Contrada e Brando?
La selezione. Cerchiamo vini identitari, legati al territorio, ma anche etichette meno conosciute capaci di incuriosire e raccontare storie. L’idea è offrire una carta che abbia personalità e che accompagni davvero l’esperienza gastronomica.
Guardando avanti: Roberta, come immagini il futuro del vino in pizzeria?
Lo vedo in grande crescita. Sempre più pizzerie investiranno sulla qualità e sulla cultura del vino. Credo che il vino diventerà una componente sempre più centrale dell’esperienza in pizzeria, non solo come accompagnamento, ma come parte integrante del racconto gastronomico.
