Virgilio Martinez: la ristorazione dopo il Cororonavirus si può salvare tornando alla naturalità

28/4/2020 639
Virgilio Martinez

di Albert Sapere

Virgilio Martinez, peruviano, classe 1987, chef e proprietario del Central di Lima, 6 posto nell’ultima 50 word’s best restaurant e favorito insieme a René Redzepi del Noma di Copenaghen, per la vittoria nel 2020, poi rinviata nel 2021, viste le circostanze a livello globale, date dalla Pandemia da Coronavirus.

Chef di grande talento, negli anni è diventato un vero e proprio ambasciatore del Perù, della cultura, della sua gente. Avevo visto Virgilio l’ultima volta a gennaio in una cena con Norbert Niederkofler all’ALPINN a Plan de Corones, in cui ho provato uno straordinario dolce al cacao, una delle cose più buone che ho provato nella mia vita da gourmet praticante.  Un grande chef, ma anche un ragazzo sensibile, sempre attento ai temi sociali e a quelli che riguardano l’ambiente. 

Virgilio dopo l’isolamento sociale obbligatorio, dichiara che la sua proposta gastronomica sarà quella di tornare alla natura e promuovere una coscienza naturista.

“Bisogna essere realistici il ritorno in massa nei ristoranti non sarà immediato e ci vorrà molto tempo per tornare a viaggiare. Questa crisi ha reso molto più veloci le tendenze che ci aspettavamo da tre anni”, ha commentato in un’intervista condotta dal Ministero dell’Ambiente.

“Penso che il futuro sia la natura. Questa consapevolezza naturopatica dovrebbe essere promossa come la priorità numero uno. Bisogna sensibilizzare le persone, la consapevolezza che esiste questo problema, la tracciabilità da cui proviene ogni ingrediente, speriamo di accelerare questa tendenza più velocemente e che d’altra parte si continui a cercare l’eccellenza, ma locale “, ha aggiunto. Ha aggiunto che anche prima della quarantena e dello stato di emergenza, il consumatore si è allontanato dalla natura. Tuttavia, questo è il momento di riflettere.

“Ora è il momento di riflettere e agire in base alle esigenze della nostra terra, del territorio e della nostra gente, e capire – come consumatori – da dove proviene un prodotto. Non abbiamo messo in dubbio il modo di consumare, ora ci rendiamo conto che con un paio di cose possiamo essere felici, nel caso in cui possiamo essere diversi e gestire meglio la nostra diversità “