Francesco Martucci Story, al lavoro per necessità a dieci anni dallo zio. Poi il grande successo di pubblico e di critica

30/7/2019 10.6 MILA

 

Francesco Martucci
Francesco Martucci

Francesco Martucci ha fatto 40 anni il 25 luglio, appena due giorni dopo la serata conclusiva della terza edizione di 50TopPizza che lo ha visto primo insieme a Franco Pepe.
Appena sei anni fa, quando tanti illustri colleghi che adesso stanno alle sue spalle nella classifica più discussa, amata e odiata, del mondo pizza, era un illustre sconosciuto, anche se poteva vantare oltre vent’anni di lavoro vicino a un forno.
«La mia non è una famiglia benestante, mio padre Paolo faceva il camionista e mia madre Maria cresceva me, mia sorella Sabina e mio fratello Sasà. A dieci anni non avevo altra scelta che andare a lavorare perché dopo la crisi a casa nostra a volte mancava anche la corrente elettrica. Da quella età in poi ho fatto di tutto cominciando da mio zio Franco Pagliaro, il fratello di mia madre, che aveva creato una delle prime pizzerie di Caserta, il Solito Posto, dove si curava la qualità e si prestava più attenzione alle lievitazioni».

Salvatore Martucci
Salvatore Martucci

Comincia così la carriera del gladiatore della pizza, occhi cerulei e sorriso buono dietro una espressione continuamente grintosa e difensiva.
Pulendo i bagni sporchi, le cucine, lavando i piatti, poi cominciando a portare le prime servite e ancora, rubando poco a poco il mestiere allo zio Franco che gli consentiva di provare a fare la pizza solo fine serata. E se la sbagliava restava senza mangiare.

Lo zio Franco Pagliaro

A 14 anni anni per la prima volta lavora da solo in una pizzeria per due mesi, torna poi al Solito Posto dove la disciplina è durissima.

Francesco Martucci Masanielli Firenze
Francesco Martucci Masanielli  nel 2016 all’inizio del suo successo e prima della dieta ferrea

E’ in questi anni che si forgia il suo carattere determinato, quello che gli imporrà una dieta severissima per scendere oltre 60 chili evitando l’operazione e tornando tonico e in forma. Oppure quella energia nervosa che gli fa ammaccare tutte le pizze che offre ai clienti, dalla prima all’ultima: chiunque tu sia, mangi una pizza passata per le sue mani. Ma la gavetta non è affatto finita: nel 1998 lavora a Speedy Pizza, anche questa esperienza formativa e nel 2001 fonda con il fratello Sasà, a cui è legatissimo, I Masanielli in via Acquaviva 17.
Per 11 anni asporto, solo asporto, niente altro che asporto di pizze a 3 euro l’una.

L’apertura della pizzeria a viale Lincoln viene fatta con un prestito bancario di 15mila euro, di cui la metà va in anticipo fitto dei locali in una zona di Caserta considerata sino a quel momento buia e vuota. Un quartier e dormitorio. Eppure lì, in una cornice di impasto leggero che presto conquista tutti, una innata sensibilità verso la materia prima e una sete di conoscenza per i produttori di qualità e i ristoranti di cucina d’autore, nasce il suo successo con il primo articolo di Tommaso Esposito  del 2015 a cui seguono presto tanti altri per quella legge che rende i media sempre affamati di novità.

Martucci I Masanielli, la sala vista dai forni
Martucci I Masanielli, la sala vista dai forni

Il resto è cronaca: il 4 settembre inaugura la sua nuova pizzeria, 160 posti in 300 metri quadri mentre alla cucina e alle sale di impasto sono dedicati gli altri 300. Contemporaneamente il fratello Sasà apre anche lui una vera pizzeria, sempre chiamata I Masanielli a via Vivaldi.

Arriva per il gladiatore il momento più difficile, molto più della gavetta e degli anni di stenti che lo vedevano come sfogo protagonista tra gli ultrà della sua amata Casertana.

Il momento più difficile è gestire il successo a cui non era abituato, i riflettori sempre accessi, gli invidiosi e gli sfigati sempre pronti ad azzannare qualcuno sui Facebook, i soldi, le lusinghe e le blandizie di chi in un modo o nell’altro pensa di prendere qualcosa dalla sua scia come fanno i gabbiani dietro i pescherecci. Gli arrivano proposte e proposte di sponsor che vogliono il suo nome e la sua anima ma il gladiatore dice no, no e no. Troppo duro è stato il cammino verso il successo per venderlo al prima che passa. Tutto, o quasi, quello che usa è segreto: la farina, l’olio, i pomodori. Solo il caffè ha nome e cognome, quello di Paola Campana.
Lui, il gladiatore, appare spaesato, ma non perde la bussola perché la fame è una grande lezione di vita,  torna se stesso: niente sponsor sulla giacca, niente partecipazione a congressi nei giorni di apertura, testa bassa e al lavoro.

Francesco Martucci
Francesco Martucci

Ad ammaccare, bam bam, pizza dopo pizza, mentre gli altri fotografano.

Francesco Martucci