Il gioco delle coppie in pizzeria: quando l’amore è l’ingrediente principale


di Antonella Amodio

C’è chi si è conosciuto davanti a un forno e chi, invece, davanti a un forno ci è arrivato per amore. C’è chi impasta insieme, chi si divide tra banco e sala e chi ha lasciato una professione per seguire il proprio partner nel mondo della pizza. Pizzaiolo lui, pizzaiola lei; pizzaiola lei e direttore di sala lui, o viceversa: le coppie in pizzeria sono sempre più numerose e, dietro al banco e tra i tavoli della sala, nascono e crescono anche storie d’amore.

Ci sono farmaciste, architetti, designer di moda, esperte di comunicazione: persone con percorsi professionali molto diversi che hanno scelto di cambiare strada per entrare nel mondo della pizza, magari seguendo il proprio partner, scegliendo di fare lo stesso mestiere e lasciare la laurea appesa alla parete. Percorsi che si incontrano e prendono una nuova direzione, trasformando la vita professionale in un progetto da costruire insieme.

Ma essere una coppia anche sul lavoro non significa solo trascorrere più tempo insieme. Vuol dire imparare a dividere responsabilità, turni e decisioni, cercando un equilibrio tra quello che accade dentro la pizzeria e quello che succede fuori. Non è sempre semplice, ma può diventare una forza: avere accanto una persona che conosce ritmi, sacrifici e difficoltà del mestiere permette di affrontarli con una consapevolezza diversa.

E così la pizzeria diventa anche lo scenario di storie personali. Vicende diverse tra loro, ma accomunate da un elemento: l’amore che nasce sul lavoro o che, partendo dalla vita privata, finisce per incontrare anche quella professionale, fino a trasformare il mestiere in un’impresa comune.

Due pizzaioli, un solo banco

Alcuni scelgono di stare dalla stessa parte del banco. Sono le coppie di pizzaioli che lavorano fianco a fianco e che, proprio nella quotidianità del mestiere, trovano un modo personale di dividersi compiti e responsabilità. Non necessariamente due persone che fanno la stessa cosa allo stesso modo. Anzi. Spesso è proprio la differenza a creare equilibrio: ciascuno sviluppa il proprio stile, la propria sensibilità e il proprio modo di interpretare la pizza, mettendo poi queste esperienze al servizio dello stesso progetto.

È il caso di Antonio Conza e Gabriella Esposito di Maturazioni, a San Giuseppe Vesuviano (NA);

Antonio Conza e Gabriella Esposito

Giuseppe Sorrentino e Jessica Sorrentino di Ai Tre Monelli, ad Angri (SA);

Jessica Sorrentino e Giuseppe Sorrentino

Pietro D’Amico ed Elena Secrii di Divina Vietri, a Vietri sul Mare (SA);

Elena Secrii e Pietro D’Amico

Vincenzo Galdi e Teresa Principe di Incusa, a Capaccio (SA).

Vincenzo Galdi e Teresa Principe

Sono coppie nelle quali la passione per l’arte del pizzaiolo ha conquistato entrambi e che hanno scelto di trasformare una vocazione individuale in un percorso a due.

Forno e sala diventano una squadra

In molti altri casi, invece, la coppia si divide i ruoli tra banco e sala. Ed è proprio qui che gli esempi diventano ancora più numerosi: da una parte la pizza, dall’altra l’accoglienza, il servizio, la carta delle bibite e la gestione della sala. Sono due mondi differenti, con competenze e responsabilità diverse, ma destinati a incontrarsi ogni giorno. Il lavoro dell’uno influenza quello dell’altro e il risultato finale dipende dalla capacità di far funzionare insieme reparto pizza e sala, proposta gastronomica e servizio.

È il caso di Giulia Gasparini, pizzaiola, e Daniele Righi, maître e sommelier della Pizzeria La Smorfia di Nonantola (MO);

Daniele Righi e Giulia Gasparin

Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo di Seu Pizza, Roma;

Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo

Francesco Calò e Chiara Maggio di Avenida Calò, a Roma;

Francesco Calò e Chiara Maggio

Sasà Martucci e Giovanna Orciuoli della Pizzeria Sasà Martucci, a Caserta;

Sasà Martucci e Giovanna Orciuoli

Roberto Davanzo e Anna Rotella di Bob Alchimia a Spicchi, a Montepaone (CZ);

Anna Rotella e Roberto Davanzo

Luca Cornacchia e Giorgia Santuccione di Fermenta, a Chieti;

Luca Cornacchia e Giorgia Santuccione

Simone Padoan ed Eva Gallo de I Tigli, a San Bonifacio (VR);

Eva Gallo e Simone Padoan

Salvatore Lioniello e Anna Iuorio Pizzeria Da Lioniello, a Succivo (CE);

Anna Iuorio e Salvatore Lionello

Diego Ciraudo e Domenica Pagnozzi di Dié Gustibus, a Giffoni Sei Casali (SA).

Domenica Pagnozzi e Diego Ciraudo

Pietro Fontana e Melania Panico della Pizzeria I Fontana a Somma Vesuviana (NA

Pietro Fontana e Melania Panico

In queste coppie il lavoro non è soltanto una questione di ruoli, ma di complementarità. Uno può occuparsi della pizza e l’altro della sala, uno della parte creativa e l’altro dell’organizzazione, uno del prodotto e l’altro dell’esperienza del cliente. Due professionalità che devono procedere nella stessa direzione.

Un progetto che va oltre la pizzeria

Il gioco di coppia diventa così anche una strategia per coprire le diverse mansioni del locale, mettendo insieme due aspetti fondamentali della pizzeria: l’offerta gastronomica e il servizio. Ma dietro questa organizzazione c’è la possibilità di trasformare il lavoro in un progetto di vita, di costruire insieme un’attività e di affrontare sacrifici e soddisfazioni con una persona che non è soltanto il proprio compagno o la propria moglie, ma anche un collega, un socio, a volte persino il primo interlocutore professionale. La pizza, in questo senso, diventa un punto d’incontro. Per alcuni è stato il luogo in cui è iniziata una storia d’amore; per altri, il mestiere che ha unito due percorsi diversi. Per altri ancora, la scelta di lasciare una professione per costruirne una nuova insieme.

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