Vino e pizza: il sommelier in pizzeria 23 | Pasquale Naccari


Pasquale Naccari

di Antonella Amodio

Questa rubrica nasce con l’obiettivo di valorizzare il ruolo del sommelier in pizzeria, una figura sempre più centrale grazie alla crescente attenzione verso l’abbinamento tra pizza-vino. Una presenza fondamentale per offrire al cliente un’esperienza gastronomica completa, capace di unire gusto, racconto e cultura del territorio.

Ne parliamo con Pasquale Naccari, che definisce il vino non solo una bevanda, ma un vero e proprio elemento di cultura, convivialità e identità.

Dalla tradizione familiare calabrese alle grandi carte Champagne di Firenze: Pasquale, dalla Calabria al capoluogo toscano, passando per il diritto, la ristorazione di famiglia e una passione diventata professione. Proprietario de Il Vecchio e il Mare, locale che nasce quasi vent’anni fa, mentre finiva gli studi in Giurisprudenza, e diventato negli anni un punto di riferimento nel panorama fiorentino. Per caso scoprì il locale che oggi è diventato la sua casa professionale. L’idea iniziale era aprire una pasticceria, ma alla fine decise di avviare il ristorante, nonostante i dubbi della sua famiglia. Dai 100 coperti iniziali sono arrivati oggi a circa 400 tra interno ed esterno. Pasquale ha costruito un percorso unendo sensibilità imprenditoriale, cultura gastronomica e una visione moderna dell’ospitalità. Figura istrionica e competente della ristorazione contemporanea, interpreta e racconta l’evoluzione del dialogo tra pizza e vino in pizzeria e il ruolo sempre più centrale di una proposta enologica pensata per dialogare con la pizza, tra bollicine, rosati e nove generazioni.

Pasquale, partiamo dalle origini. Come nasce il tuo percorso?

Sono nato a Tropea, in Calabria, in una famiglia di ristoratori. Dopo il liceo mi sono trasferito a Firenze per studiare Giurisprudenza, città in cui poi ho scelto di costruire il mio percorso professionale. Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita: prima il calcio, oggi la palestra. Disciplina e costanza sono valori che porto anche nel lavoro.

Quando arriva il tuo interesse per il vino?

È nato naturalmente, lavorando nella ristorazione di famiglia. Negli anni ’90 gestivo la pizzeria Calabrisella a Tropea e lì ho iniziato ad avvicinarmi davvero al vino. All’epoca la pizza era legata soprattutto alla birra e le carte dei vini erano molto semplici. Col tempo è cresciuta la curiosità verso il territorio, i produttori e le storie dietro ogni bottiglia. Da lì sono arrivati studio, degustazioni e ricerca.

Come definiresti oggi il ruolo del sommelier?

Un buon sommelier deve ascoltare il cliente e guidarlo senza imporre gusti o mode. Conta la capacità di creare un’esperienza coerente e sostenibile, soprattutto in locali dinamici come le pizzerie. La carta dei vini deve essere viva e ben gestita: il vino è cultura, ma anche equilibrio economico.

È importante oggi la figura del sommelier in pizzeria?

Dipende dal locale, ma oggi il vino ha un ruolo sempre più centrale anche in pizzeria. Più che avere un sommelier a ogni tavolo, è importante avere personale preparato e una carta coerente. Chi prende le comande deve saper consigliare il vino in modo semplice e sicuro.

L’approccio al vino cambia tra ristorante e pizzeria?

Sì. In pizzeria il cliente cerca un’esperienza più informale e spesso spende meno rispetto al ristorante. Negli ultimi anni, però, molti giovani hanno iniziato a scegliere il vino al posto della birra. Il cliente arriva spesso già informato e il compito di chi propone il vino è creare curiosità senza essere invadente.

Quali sono oggi i vini più richiesti nel tuo locale?

Rosati e bollicine. Piacciono vini freschi e immediati come Alìe, Campo al Mare e Calafuria, oltre a Franciacorta e Champagne. La nostra clientela giovane predilige vini versatili e conviviali, per questo in carta lascio meno spazio ai grandi rossi strutturati.

Pizza e Champagne: un abbinamento che ti rappresenta molto.

Sono un grande amante delle bollicine e credo molto nell’abbinamento tra pizza e Champagne. Per anni ho costruito una carta con numerose etichette, soprattutto di piccoli vigneron. Mi affascinano i produttori capaci di raccontare il territorio con autenticità. Oggi la pizza contemporanea può dialogare perfettamente con vini importanti.

Esiste oggi un pubblico più curioso e disposto a sperimentare pizza e vino?

Sì, soprattutto tra i 30 e i 40 anni. Sono clienti aperti all’assaggio e curiosi verso piccoli produttori e nuove etichette. Questo rende il lavoro più stimolante e permette di valorizzare realtà artigianali interessanti.

Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione del vino in pizzeria?

Credo che il vino continuerà a crescere nelle pizzerie. I consumi stanno cambiando, anche per una maggiore attenzione alla guida, ma le nuove generazioni vivono il vino in modo più libero e conviviale. In futuro avrà sempre più spazio nei locali capaci di raccontarlo con semplicità, competenza e identità.

Eleonora Rescigno

Mario Ventura

Daniele Mari

Giovanna Urciuoli

Eva Gallo

Antonio Tutino

Giorgia Santuccione

Daniele Righi

Rocco Campana

Chiara Maggi

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