Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch

6/2/2022 1.2 MILA
Elena Walch, Julia und Karoline
Elena Walch, Julia und Karoline

di Chiara Giorleo

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Elena Walch

Nasce nel 1950 a Milano da genitori provenienti dall’Alto Adige. Scuola Germanica di Via Legnano a Milano, Liceo artistico dalle Orsoline, Facoltà di Architettura al Politecnico Milano, ultimi due anni allo IUAV (Istituto Universitario Venezia) con laurea in architettura. Inizia a esercitare la professione di architetto a Bolzano con studio proprio nel 1978. Poi sposa Werner Walch nel 1985 a Tramin/Termeno, IV generazione di una famiglia vignaiola che inizia la sua attività nel 1869 così lascia la professione di architetto ed entra nel mondo del vino a fine anni ´80.  Entra nell’associazione Le Donne del Vino nel 1989 ed inizia dopo alcuni anni a dar vita alla delegazione Trentino Alto Adige di cui diventa delegata regionale, oggi è tra i Probiviri. A fine anni ´80 escono i suoi primi vini, a partire dallo Chardonnay Cardellino. Ogni anno vengono fatti nuovi impianti estirpando vigneti nelle due bellissime proprietà di famiglia da lunga data: Castel Ringberg nel Comune di Caldaro e Kastelaz nel Comune di Termeno. Nel 1990 il Gewürztraminer “Kastelaz” A.A. Doc Elena Walch vince per la prima volta i 3 bicchieri del Gambero Rosso. Si susseguono varie premiazioni tra le diverse guide e classifiche a livello nazionale e, in seguito, internazionale. Circa 6 anni fa, dopo aver terminato gli studi all’estero (Julia in Francia, Karoline in Australia), entrano ad affiancarla in azienda le figlie Julia e Karoline. Oggi sono loro a guidare l’azienda.

 

Quando e come hai iniziato a fare vino?

Dopo essermi sposata e trasferita in questo piccolo paesino, Tramin/Termeno, a 30 km a sud di Bolzano, ho avuto una full immersion in una zona prettamente rurale. Venendo da una grande città come Milano, dove sono nata e ho vissuto per 23 anni trasferendomi in seguito a Venezia per finire gli studi di architettura, l’impatto fu forte, ma subito mi ha meravigliato e incuriosito questo mondo che non mi era familiare: il mondo del vino. Mio marito è vignaiolo di IV generazione ed era romantico vivere in azienda e vedere tutto il movimento attorno al vino e così, per farla breve, ho lasciato la mia professione di architetto e mi sono dedicata anch’io al vino.

 

 Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?

Il mio approccio era diverso da ciò che allora, 30 anni fa, si pensava fosse il meglio per il mondo del vino: mi interessava la qualità e non la quantità perché avendo dei vigneti eccezionalmente belli ed in vista, volevo farli conoscere non solo al mondo circostante, ma anche all’estero e non solo per la loro bellezza, ma soprattutto per l’ottimo prodotto che potevano produrre. L’esempio chiaramente lo avevo preso dal mondo francese che era conosciuto innanzitutto per la sua eccezionale qualità ma anche per i suoi Cru che curava e promuoveva accuratamente. Parlo della fine anni 80!

 

Credi che lo stile produttivo possa cambiare tra uomo e donna?

Personalmente non credo in un approccio differente tra uomo e donna, ma poiché per la donna nulla è scontato, ecco che il suo impegno per poter emergere era ed è tutt’ora maggiore.

 

Qual è la tua firma stilistica?

Fin dall’inizio, e parlo della fine degli anni ‘80, innanzitutto il legare il prodotto ad una specifica provenienza, dichiarandolo anche in etichetta, mi stava molto a cuore e su questo chiaramente i CRU francesi erano il mio punto di riferimento. Nascono i vini di “Kastelaz” e “Castel Ringberg”, oggi “Vigna Kastelaz “e “Vigna Castel Ringberg”.

Non era solamente il vitigno che mi interessava, ma anche il suo terroir che conferiva all’uva e poi al vino una sua particolarità organolettica che doveva essere riconoscibile e riconducibile alla nostra zona. Vini minerali grazie al terreno soprattutto calcareo per la vicinanza alle montagne; forte escursione termica che conferisce al vino quella tipica freschezza ma anche equilibrio e profondità che sono poi le caratteristiche dei vini dell’Alto Adige.

Ma essendo il vino un’arte, ecco che il prodotto si identifica con chi lo crea diventando inconfondibile e un aspetto che mi sta molto a cuore è l’eleganza così come l’equilibrio.

 

Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?

Non vedo grandi difficoltà nel fare vino in Italia, siamo un paese vocato ed in quasi ogni regione cresce un’ottima uva. Abbiamo una invidiabile quantità di vitigni autoctoni che ci differenziano. Inoltre siamo fortunati: l’Italia ha una cucina eccellente stimata ed invidiata in tutto il mondo e grazie anche a tutti i ristoratori italiani che esercitano all’estero e che hanno fatto conoscere i nostri sapori ed i nostri vini, noi produttori di vino abbiamo un canale privilegiato.

 

In che direzione sta andando il vino italiano secondo te?

La tendenza è quella di avere vini sempre più legati al territorio capaci di esprimere al meglio la loro particolarità. Avendo tanti vitigni autoctoni, la possibilità di soddisfare gusti diversi è grandissima oltre al fatto di aver la possibilità di far scoprire prodotti sempre nuovi. La curiosità dell’amatore di vini non trova confini.

È da notare, inoltre, che il consumatore negli ultimi tempi sta preferendo vini prodotti con enologia di precisione sostenuti da acidità e mineralità, mentre le note di barrique possono essere presenti ma meno incisive che in passato.

 

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 1| Stefania Vinciguerra

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 2| Cristiana Lauro

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