Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 14 | Adua Villa

6/5/2020 1.1 MILA
Adua Villa
Adua Villa

di Chiara Giorleo

Crescono il numero e la fama delle donne assaggiatrici di vino. Esiste per davvero un approccio “femminile” alla critica del vino o al suo racconto e, nel caso, come si distingue?
Come membro dell’Associazione italiana nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle critiche di vino in Italia per saperne di più. 

Oggi lo chiediamo a Adua Villa

Adua Villa è un’imprenditrice e narratrice digitale, sommelier e scrittrice, fondatrice di Globetrotter Gourmet. Racconta i suoi viaggi nel mondo del food&wine attraverso i social media e i magazine (F e Natural Style). Dopo 14 anni di TV e Radio ad oggi sviluppa progetti di comunicazione e narrazione per brand come Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, Enoteca Regionale Emilia Romagna, Volvo Italia, Birrificio Angelo Poretti. Online come @globetrottergourmet.
www.aduavilla.com
www.globetrottergourmet.it

Quando e come nasce il tuo amore per il vino?
Il mio amore per il vino nasce per caso, durante il periodo universitario a Roma andando ad ascoltare un incontro in cui si parlava dell’importanza e della simbologia del vino nelle religioni, da agnostica, trovai tutto questo estremamente interessante. Posso dire che il mio è stato un approccio culturale da astemia; nel senso che ignoravo il vino, di conseguenza non lo bevevo ma questo ostacolo fu presto superato (sorride).

A tuo avviso, come e quanto credi sia evoluta la critica del vino negli ultimi 20 anni?

Il “come” è ancora in evoluzione (e direi MENO MALE!). Ma tutto cambia radicalmente, non solo per il vino. Agli inizi degli anni 2000 quando sul web nascono i primi Blog, manifesti online, dove poter scrivere e approfondire su argomenti di vario tipo come il vino appunto, la forza di questo strumento ha creato grandi cambiamenti. A livello editoriale ha dato la possibilità di poter parlare più liberamente di argomenti altamente specifici ad un pubblico targhettizzato e attento.

Rispetto al “quanto” sono la persona meno adatta a parlare di critica, visto che io faccio cronaca: racconto, narro e cerco di ispirare un curioso dell’argomento a diventare un appassionato e magari un intenditore. La critica costruttiva mi attengo a farla durante incontri tecnici in giurie o lavorando per le guide. Della critica fine a sé stessa non ne ho mai subito il fascino…

Quali sono i tuoi riferimenti?
I miei riferimenti sono tanti, tantissimi. Vivo di innamoramenti, ma soprattutto focalizzo la mia attenzione in base al determinato contesto socio/culturale che sto vivendo. Amo i cambiamenti. Dentro anche alla peggiore mutazione cerco l’opportunità e l’evoluzione. I miei riferimenti sono spesso al di fuori del vino: musica, teatro, storia, stile, narrativa, società, economia. Per rimanere in argomento non c’è riferimento migliore di ogni singolo produttore di vino, con le sue storie, il suo territorio e i suoi progetti. Il produttore è la mia unica fonte di ispirazione: la bottiglia la conseguenza.

Credi che lapproccio alla degustazione cambi tra uomo e donna?
Che domanda! Sì. Forse, boh! Oddio…

Allora potrei dire che le donne riescono a tradurre la parte tecnica in maniera più poetica, evocativa; riuscendo ad esprimere sempre una parte realistica. Le donne sciolinano meno numeri e fanno più esempi. Sono esaustivi tutti e due ma in maniera diversa. E poi comunque ognuno di noi ha il suo singolare approccio alla degustazione.

E come cambia lapproccio ai social e/o al modo in cui il vino si racconta nonché alla formazione di settore?
Dobbiamo aspettare l’ultimo decennio per vedere nel mondo del vino un’evoluzione interessante. Sui social si gioca una partita aperta a tutti, che dà una spinta democratica maggiore alla comunicazione del vino e questo anche grazie alla nascita di Instagram che si presenta come un social network, oggi diventato un vero e proprio motore di ricerca. Per esserci bisogna farlo con cognizione e conoscenza, non si può improvvisare su Instagram; non basta più un profilo con belle foto, bisogna scrivere bene, interessare l’utente a fermarsi qualche secondo durante lo scroll, ma soprattutto generare interazione. Per fare questo devi saper usare il mezzo. Con il mio profilo @globetrottergourmet cerco di trasmettere questo.

Chi vedi nel futuro della critica enologica?
Not Who but What” è da qui che bisognerebbe partire, i Chi arriveranno. Vorrei la freschezza dei giovani. Vorrei un punto di vista diverso della tradizione, vorrei più contaminazione, molto meno integralismo. Vorrei più professionalità e meno seriosità. Insomma vorrei la “città ideale” del vino. Ma soprattutto vorrei che si bevesse con più spontaneità e meno sovrastrutture. CHI condividerà QUESTO sarà il narratore che cerco. Come il mio #VINOPOP: hashtag che alimento dal 2014 su Instagram diventato oggi riferimento del consumatore del vino italiano e di molte aziende che hanno iniziato ad usarlo, dove il messaggio è “riportiamo il buon vino al suo posto: essere bevuto e condiviso!”.

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 1| Stefania Vinciguerra

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 2| Cristiana Lauro

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 3| Monica Coluccia

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 4| Elena Erlicher

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 5 | Chiara Giannotti

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 6 | Divina Vitale

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 7 | Adele Elisabetta Granieri

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 8 | Laura Di Cosimo

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 9 | Antonella Amodio

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 10 | Valentina Vercelli

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 11 | Giovanna Moldenhauer

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 12 | Barbara Brandoli

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 13 | Laura Franchini