Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 15 | Alma Torretta

3/6/2020 574
Alma Torretta
Alma Torretta

di Chiara Giorleo

Crescono il numero e la fama delle donne assaggiatrici di vino. Esiste per davvero un approccio “femminile” alla critica del vino o al suo racconto e, nel caso, come si distingue?
Come membro dell’Associazione italiana nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle critiche di vino in Italia per saperne di più. 

Oggi lo chiediamo ad Alma Torretta

Alma Torretta, palermitana, si è trasferita a lavorare prima a Roma e poi, sette anni fa, a Bruxelles. Laurea in Scienze Politiche-indirizzo internazionale e diploma di Sommelier Ais e di Assaggiatore ONAV. Da tre anni è il Commissario di ONAV Bruxelles. Al suo attivo anche alcuni Master Slow Food sul Vino e sulla Storia della Gastronomia così come un Master universitario sulla Cultura e la Comunicazione del Gusto. Giornalista professionista, scrive per il Giornale di Sicilia e numerose testate specializzate. Per dodici anni è stata la responsabile per la Sicilia della Guida Vini Buoni d’Italia di Touring editore, ha lavorato per cinque anni per la Guida dei Ristoranti dell’Espresso. Ha scritto quattro guide sui vini della Sicilia ed è tra gli autori della “Storia Moderna del Vino italiano” di Skira Editore. Da sei anni tiene anche corsi sui Vini d’Italia all’Istituto italiano di Cultura di Bruxelles. Appassionata pure d’Opera, scrive recensioni per il Giornale della Musica e ricerca tutti i possibili legami tra musica e vino.

Quando e come nasce il tuo amore per il vino?

Avevo poco più di vent’anni quando ho cominciato a partecipare alle prime serate di degustazione organizzate dalla Condotta Slow Food di Palermo e mi sono appassionata. Poco dopo mi sono trasferita a Roma, mi sono iscritta al corso AIS Bibenda e ho cominciato a partecipare a quante più degustazioni possibili. Già giornalista professionista, ho iniziato a scrivere per Winenews e altre testate specializzate. Fortunato poi l’incontro con Carlo Vischi che cercava un responsabile per la Sicilia di una nuova guida dedicata solo ai vitigni autoctoni, “Vini Buoni d’Italia”. Altro incontro fondamentale quello con Enzo Vizzari che, diventato direttore delle Guide dei Ristoranti dell’Espresso, mi ha chiamata in squadra e dal quale ho imparato molto anche sui vini al ristorante. Nel frattempo ho incominciato a essere inserita in giuria in concorsi sempre più importanti: ricordo il mio primo concorso nazionale, quello di Torgiano, che purtroppo non esiste più, era il 2001; e il mio primo internazionale: il Concours Mondial de Bruxelles, nel 2010. Negli ultimi anni ho scoperto che mi piace molto trasmettere agli altri quello che ho imparato: le mie prime lezioni sulla tecnica di degustazione le ho tenute all’Università di Palermo nel 2012 già dando un taglio culturale e storico, quello che ancora oggi caratterizza le mie lezioni sui vini d’Italia all’Istituto italiano di Cultura di Bruxelles.

 

A tuo avviso, come e quanto credi sia evoluta la critica del vino negli ultimi 20 anni?

Vent’anni fa si parlava del vino quasi solo in modo descrittivo, seguendo le tre fasi codificate dai sommelier. Molti si limitano ancora a tale approccio ma io ritengo che oramai va assolutamente arricchito con collegamenti al terroir e alla filosofia produttiva del vignaiolo. Così com’è superato l’approccio critico quantitativo alla Parker. Sono cambiati i valori di riferimento: oggi un vino torbido non è più considerato difettoso se è il suo stile di produzione; oggi si ricerca nel vino anche la riconoscibilità del vitigno o del territorio di provenienza; oggi nel valutarlo si tiene conto di quanta chimica è stata necessaria per produrlo e il suo impatto ambientale. Il consumatore ricerca queste informazioni e la critica non può più limitarsi solo alla descrizione di un vino avulsa dal suo contesto, deve considerare le nuove scale di riferimento e i valori di apprezzamento che si stanno affermando nella società.

 

Quali sono i tuoi riferimenti?

I miei “padri”, come li chiamo io, sono Luigi Veronelli, Mario Soldati e Carlo Petrini. Veronelli per la sua battaglia contro l’omologazione del gusto; Soldati per la sua ricerca dell’emozione nel vino e per considerarlo come un’opera d’arte; Petrini perché ritengo che anche il vino, come tutti i prodotti alimentari, debba essere “buono, pulito e giusto”. Tutti e tre per il loro continuo lavoro di ricerca in tutta Italia, sul campo, dei piccoli produttori autentici da scoprire, difendere e valorizzare.

 

Credi che l’approccio alla degustazione cambi tra uomo e donna?

Sì, trovo che le donne abbiano un approccio più personale una volta che si sono impadronite della materia, si concedano più facilmente di uscire dagli schemi, seguono di più il loro cuore, ma sono ancora troppo poche quelle capaci anche di esprimere autorevolezza. E poi credo che sia vero che le donne rivelano una maggiore sensibilità a determinati profumi o sapori. Ad esempio – in generale – ho notato che le donne sono più sensibili agli effetti sul vino dell’uso della barrique. Le donne poi, in media, sono più attente a quei nuovi valori ambientali e di terroir di cui parlavo prima, li ricercano e ne sottolineano l’importanza nel vino. In generale, sanno apprezzare di più un vino che, ad esempio, magari non è potente e ampio ma rispecchia fedelmente un determinato vitigno.

 

E come cambia l’approccio ai social e/o al modo in cui il vino si racconta nonché alla formazione di settore?

La formazione di settore mi sembra che stia evolvendo troppo lentamente, è risaputo che i corsi per sommelier o assaggiatore siano ormai frequentati più da appassionati che da persone che cercano una formazione professionale, ma il taglio preponderante dei corsi resta quest’ultimo. Gli appassionati vogliono non solo giudicare un vino in sé o saperlo abbinare a un piatto, ma essere aiutati a sceglierlo anche in un grande magazzino e a saperlo raccontare in modo affascinante agli amici, non solo con le solite descrizioni della sommellerie che, non a caso, quando eccessive, sono state pure oggetto di parodia. Quanto ai social, ormai tutti scrivono di tutto, basta avere frequentato un corso per sentirsi esperti; in generale, le valutazioni che leggo in rete non le considero quindi affidabili, eccetto quelle di critici di cui conosco serietà e preparazione. Ci sono in giro troppi copia-incolla o anche dogmi, ossia parametri di riferimento applicati senza alcuna riflessione critica e, peggio ancora, anche molte marchette. Stesso scetticismo anche nei confronti di certe famose app di valutazione, quando assaggio un vino raramente il mio giudizio coincide con quello dell’applicazione

 

Chi vedi nel futuro della critica enologica?
Chi non smetterà di studiare e approfondire con mente e cuore aperto, con umiltà e rispetto per il lavoro dei produttori. Ma questo qualcuno deve avere anche la capacità di farsi capire e di non annoiare, di essere chiaro e onesto, di scrivere con brillantezza e ricchezza di spiegazioni, con rigore universitario ma anche capace di evocare il territorio e gli uomini che quel vino hanno prodotto. I concorsi e le guide possono ancora avere una funzione ma dovrebbero rivedere le loro schede di valutazione e il modo di presentare i prodotti selezionati. Ci sarà sempre bisogno di buona informazione, di una critica libera da preconcetti e condizionamenti, di una guida nel mare di vino che si produce nel mondo.

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 1| Stefania Vinciguerra

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 2| Cristiana Lauro

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 3| Monica Coluccia

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 4| Elena Erlicher

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 5 | Chiara Giannotti

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 6 | Divina Vitale

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 7 | Adele Elisabetta Granieri

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 8 | Laura Di Cosimo

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 9 | Antonella Amodio

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 10 | Valentina Vercelli

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 11 | Giovanna Moldenhauer

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 12 | Barbara Brandoli

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 13 | Laura Franchini

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 14 | Adua Villa

Un commento

    luca

    Ci sono 2 passaggi che mi hanno colpito.
    1
    “Ci sono in giro troppi copia-incolla o anche dogmi, ossia parametri di riferimento applicati senza alcuna riflessione critica e, peggio ancora, anche molte marchette. Stesso SCETTICISMO anche nei confronti di certe famose app di valutazione, quando assaggio un vino raramente il mio giudizio coincide con quello dell’applicazione”(Dall’intervista)

    Dopo anni di lettura dei food blog italiani ho sviluppato un “sano” scetticismo.
    2
    “Ci sarà sempre bisogno di buona informazione, di una CRITICA LIBERA da preconcetti e CONDIZIONAMENTI, di una guida nel mare di vino che si produce nel mondo”.

    Anche perché una critica indipendente non è facile incontrarla.

    3 giugno 2020 - 14:12Rispondi

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