Vino e critica internazionale dopo Parker 17| David Ransom (USA)

20/10/2018 634
David Ransom
David Ransom

di Chiara Giorleo

Come sta evolvendo la comunicazione in Italia e all’estero? Come l’offerta formativa, oggi molto più ampia, può influire e sta influendo sul trend della comunicazione del vino, sempre più sofisticata e ancor più necessaria. Continua la serie di interviste ai critici del vino in Italia e all’estero.

Oggi lo chiediamo a David Ransom.

David scrive di vino, distillati, cibo e viaggi. È un giornalista dalle mille risorse il cui lavoro spazia dalla stampa al web e alla radio. Il suo attuale programma radio – the Connected Table LIVE! di cui è Co-conduttore con Melanie Young – va in onda su tutto il territorio degli USA con cadenza settimanale, ed è tra i più quotati su iHeart Radio nella sua categoria. David è anche corrispondente dalla East Coast per le riviste The Tasting Panel Magazine e The SOMM Journal per le quali si occupa di vino e distillati con due colonne – The Ransom Note e The Ransom Report. Non solo: co-fondatore della leggendaria Rivendell Winery dello Stato di New York, consulente nel settore vini e distillati per diverse aziende nel mondo dell’ospitalità, si è occupato anche di formazione e sviluppo di programmi formativi e ha coperto ruoli diversi come Sommelier, Direttore vini e organizzazione eventi. Tramite la società di eventi correlata a The Connected Table organizza degustazioni didattiche, incontri BtoB, cene e workshop tematici, seminari per numerosi clienti di vino e distillati.

Come sei “inciampato” nel mondo del vino?
Ho iniziato quando la mia famiglia ha lanciato la Rivendell Winery nello stato di New York negli anni 80. Per 10 anni è stata l’azienda dello Stato di New York più premiata e una delle più premiate in tutto il paese. Ora è venduta ma è stata fonte della conoscenza e della passione per il vino che mi hanno guidato fino ad ora e mi guidano ancora quando insegno, parlo e scrivo di vino.

Come credi sia evoluta la critica negli ultimi 30 anni? E da chi hai imparato di più?
Con l’avvento delle piattaforme online il giornalismo del vino ha fatto molta strada negli ultimi 10 anni negli USA nonostante alcune testate cartacee continuino ad essere dominanti, come le mie per fortuna. Negli ultimi 30 anni ho notato che si è passati a scrivere di tutti i vini e non solo quelli da collezione, è uno sviluppo importante.

Personalmente considero miei amici Karen MacNeil, autore di The Wine Bible e Kevin Zraly, che ha insegnato per 40 anni il Windows on the World Wine course e introdotto innumerevoli americani al mondo del vino con i suoi libri, divenuti tra i più influenti.

Come reputi la diffusione e la comunicazione del vino italiano nel tuo paese di origine?
Che si tratti di cibo o vino, l’Italia fa un lavoro di marketing straordinario per gli Americani i quali, infatti, hanno abbracciato la cultura enogastronomica italiana come pochi. Dunque i vini italiani hanno una presenza molto stabile sul mercato americano e sulle tavole degli americani.

È noto che sia molto migliorata l’offerta formativa a disposizione di coloro che vogliono formarsi sulla tecnica di degustazione, la sommellerie, la geografia del vino e tutto il resto. Come credi che questo stia incidendo e inciderà sul presente e sul futuro della comunicazione del vino?
Le certificazioni sono utili per imparare i diversi vini e i loro territori e, come tutti i diplomi e le certificazioni, forniscono credibilità a coloro che le detengono. Ad ogni modo è importante notare che molti dei più affermati esperti nel mondo non abbiano certificazioni e che semplicemente detenerne una non si traduca poi nell’essere un buon giornalista o relatore.

Chi vedi nel futuro della critica enologica?
Difficile da dire, non ho la sfera di cristallo però penso che il mondo del giornalismo enoico sia a un bivio e in qualche modo stia rischiando di perdere il suo ruolo come appropriato mezzo per raccontare e formare sul tema a causa dell’aumento del focus su pezzi “pubblicitari” e classifiche “a pagamento” sui profili social di certi “influencer” a scapito del vero giornalismo.

Un consiglio per: i giovani che muovono oggi i primi passi lavorativi nel settore enoico, i consumatori più o meno appassionati, i colleghi.
Degusta tutto ciò che ti capita per le mani. La conoscenza diretta di un vino non sarà mai meno importante di quella del miglior libro.

Interviste precedenti
1 Alessandro Torcoli, Italia
2 Horia Hasnas, Romania
3 Cathy van Zyl, Sud Africa
4  Akihiko Yamamoto, Giappone
5 Arto Koskelo, Finlandia
6  Aldo Fiordelli, Italia
7 Caro Maurer MW, Germania
8  Madeline Puckette, USA
9  Ned Goodwin MW, Australia
10 Alessandra Piubello, Italia
11  Isabel Ferran, Francia/Spagna
12 Bernardo Conticelli, Italia
13 -Asa Johansson, Svezia
14 – Gabrielle Vizzavona (Francia)
15 -Nan-Young Baek (Corea)
16 –  Armando Castagno (Italia)