Vino e critica internazionale dopo Parker 19| Antonio Boco (Italia)

7/12/2018 454
Antonio Boco
Antonio Boco

di Chiara Giorleo

Come sta evolvendo la comunicazione in Italia e all’estero? Come l’offerta formativa, oggi molto più ampia, può influire e sta influendo sul trend della comunicazione del vino, sempre più sofisticata e ancor più necessaria. Continua la serie di interviste ai critici del vino in Italia e all’estero.

Oggi lo chiediamo ad Antonio Boco.

Antonio è nato nel 1974 a Perugia, dove vive attualmente. Arriva al mondo dell’enogastronomia per passione, durante gli studi che lo portano alla Laurea in Scienze Politiche, e in seguito frequentando il 1° Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico del Gambero Rosso. Un evento determinante, un tuffo senza ritorno nel mondo del vino e del cibo ai massimi livelli. Che da allora diventa un lavoro a tempo pieno. A partire dal Gambero Rosso, come collaboratore speciale della guida Vini d’Italia. Per oltre dieci anni ha fatto anche parte della redazione di winenews.it. Oltre a questo tiene lezioni, corsi, convegni e seminari sull’enogastronomia di qualità ed ha un blog con Paolo De Cristofaro (tipicamente.it). Nell’aprile 2010 l’Associazione Grandi Cru d’Italia gli conferisce il titolo di “Miglior Giovane giornalista del vino italiano”.

Come sei “inciampato” nel settore vino?

Inciampato è la parola giusta. Mi sono appassionato al vino, come molti, per puro caso. Poi sono arrivati i corsi canonici che mi hanno permesso di approfondire la materia. Pensavo al vino come una piacevole passione e volevo scrivere per lavoro. Il primo Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico al Gambero Rosso, nel 2002, ha sistemato le cose facendo coincidere le due aspirazioni.

Da quando ho iniziato ad appassionarmi al vino, tutto o quasi è cambiato nella comunicazione. Del resto anche in altri settori le cose non sono andate diversamente. Oggi la comunicazione viaggia su più livelli, in alcuni casi poco definiti nei contorni e confusi nei tratti. Certamente il moltiplicarsi dei mezzi e delle fonti ha portato colore, anche se la maggior democrazia a volte sfocia nel democraticismo. Tutti possono parlare di vino? Si, a patto di farlo in maniera rigorosa, onesta e trasparente. Comunicazione e critica, per dire, dovrebbero rimanere mondi ben distinti. Siamo in un’era di transizione, almeno così a me sembra, in cui la narrazione del vino ha bisogno di evolvere e ripensare sé stessa.

Come credi sia evoluta la critica negli ultimi 30 anni? E da chi hai imparato di più?

Negli ultimi trenta non saprei, sono troppo giovane (ride). Scherzi a parte, la critica è molto cambiata, sia nella forma che nella sostanza. Quello che è successo al giornalismo in generale, con dinamiche sempre in movimento, è sotto gli occhi di tutti e anche l’approccio mi pare molto evoluto. Oggi fare il critico è complicato, non fosse altro per un dato quantitativo. Forse meno pionieristico e affascinate ma anche più ricco e sfaccettato. Parlare ad un pubblico che si è moltiplicato, per competenza e approccio, non è uno scherzo. Anche gli schemi valoriali mi paiono in movimento e forse una sola scala gerarchica non basta più.

Da chi ho imparato? Da molti. Addetti ai lavori, amici, semplici appassionati. Certo quando sono arrivato al Gambero c’erano dei veri mostri sacri, da loro ho appreso tantissimo, specie a livello di metodo. Tuttavia è l’esperienza diretta a formarti: gli assaggi quotidiani, le visite in cantina, i viaggi, lo scambio e il confronto. Senza questo bagaglio si cresce poco, bisogna abbeverasi da ogni fonte.

Pensi che in Italia ci sia un deficit nella comunicazione dei prodotti enoici rispetto alle potenzialità delle risorse?

Può darsi, non saprei. Mi pare comunque che le cose vadano meglio che in passato su molti fronti. Dalla qualità della promozione alla comunicazione. Credo ci sia più consapevolezza e capacità di presentarsi, sia sul mercato domestico che su quello internazionale. Dovremmo essere meno egocentrici, piuttosto, e avere uno sguardo più ampio e laico sul mondo. Guardiamo sempre alla Francia, ad esempio, ma qualcuno sta studiando la rivoluzione spagnola?

È noto che sia molto migliorata l’offerta formativa a disposizione di coloro che vogliono formarsi sulla tecnica di degustazione, la sommellerie, la geografia del vino e tutto il resto. Come credi che questo stia incidendo e inciderà sul presente e sul futuro – nemmeno troppo remoto – della comunicazione del vino?

Mi ripeto. La teoria è fondamentale, avere le basi è imprescindibile in un momento storico in cui la comunicazione può apparire orizzontale e poco differenziata. Tuttavia è necessario andare oltre, assecondando le proprie inclinazioni e non smettendo di mai di farsi delle domande.

Quali sono i presupposti per l’indipendenza della critica enologica?

Il presupposto per l’indipendenza è l’indipendenza stessa.

Chi vedi nel futuro della critica enologica?

Spero di esserci anch’io. Amo questo lavoro, il mondo del vino, le persone che lo popolano. Non potrei vivere senza. Provare a raccontare quello che vedo, sento e provo è la cosa che più mi piace fare. Per il resto c’è una schiera di giovani cronisti che garantisco un futuro brillante al settore. Sempre che continui a esistere (ride).

Un consiglio per: i giovani che muovono oggi i primi passi lavorativi nel settore enoico, i consumatori più o meno appassionati, i colleghi.

Studiare, assaggiare, viaggiare. “Camminare domandando”, avere più dubbi che certezze, mettersi in discussione. E divertirsi. Mi pare che ci si diverta sempre meno e che tutti siano impegnati a polemizzare, creando barriere e steccati. A me pare che il vino sia l’opposto, sarebbe il caso di ricordarselo.

Interviste precedenti
1 Alessandro Torcoli, Italia
2 Horia Hasnas, Romania
3 Cathy van Zyl, Sud Africa
4  Akihiko Yamamoto, Giappone
5 Arto Koskelo, Finlandia
6  Aldo Fiordelli, Italia
7 Caro Maurer MW, Germania
8  Madeline Puckette, USA
9  Ned Goodwin MW, Australia
10 Alessandra Piubello, Italia
11  Isabel Ferran, Francia/Spagna
12 Bernardo Conticelli, Italia
13 -Asa Johansson, Svezia
14 – Gabrielle Vizzavona (Francia)
15 -Nan-Young Baek (Corea)
16 –  Armando Castagno (Italia)
17 -David Ransom (USA)

18 -Giancarlo Gariglio

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