Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò

28/6/2022 614
Lucia Barzano'
Lucia Barzano’

di Chiara Giorleo

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Lucia Barzanò

Lucia ha 53 anni, è cresciuta nel meraviglioso contesto della Azienda vitivinicola di famiglia – oggi “Mosnel” in Franciacorta – dove ha iniziato quasi per scherzo nel 1996 ad affiancare la madre, Emanuela Barboglio (Socio Fondatore del Consorzio Franciacorta), occupandosi del settore commerciale e di pubbliche relazioni. Ha continuato a svolgere queste mansioni cercando di migliorare la sua preparazione con Corsi di degustazione e Master di marketing vinicolo e inevitabilmente si è lasciata coinvolgere dal mondo del vino, tanto da non potersene più allontanare.  Ha brillantemente concluso a marzo 2005 un MBA in Wine Business iniziato nel novembre 2003 presso la Business School MIB di Trieste. Dal 2003 al 2006 è stata Presidente della Strada del vino Franciacorta, una meravigliosa esperienza, tanto che è stata rieletta per un secondo mandato nel 2015, concluso nel 2018. Attualmente segue il Marketing, l’export e cura le pubbliche relazioni con un occhio particolare ai Social Media e ai nuovi strumenti di comunicazione, così come l’ospitalità in Azienda e i contatti con la stampa. Mamma di due gemelle, è appassionata di gastronomia, allevamento di Jack Russel Terrier, nuoto (prende spesso parte alla Traversata del Lago d’Iseo a nuoto) e Tecnologia. Pensa sinceramente che il suo sia uno dei lavori più belli del mondo!

Quando e come hai iniziato a fare vino?

In realtà non c’è una vera linea di demarcazione, perché sono nata e cresciuta a contatto con il vino, essendo figlia d’arte e avendo sempre visto all’opera mia madre Emanuela Barboglio. Lei si occupava in maniera sempre attiva ed entusiasta di vino, è stata protagonista della nostra storia aziendale dal ‘54, quando era ancora diciottenne, trasformando la tenuta di campagna della famiglia in una azienda vitivinicola moderna. Mi ha trasmesso il suo amore per il territorio e grazie a lei ho respirato fin da piccola il profumo del vino. In Azienda sono entrata in maniera attiva dal ‘96, quando ancora studiavo, mentre il mio ingresso definitivo c’è stato in seguito all’MBA in Wine Business al MIB di Trieste nel 2005.

Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?

Per i miei riferimenti cito ancora mia madre: sono sicuramente i suoi valori, la passione che aveva per la campagna e per la parte agronomica, così come il grande rispetto per la natura che ci ha insegnato. Guardo a tutti gli spumanti
prodotti con Metodo Classico nel mondo con uve simili alle nostre per capire come si caratterizzano a seconda del clima, del terreno e delle diverse lavorazioni. Sono curiosa di comprenderne le dinamiche e di conoscere la loro evoluzione. Guardo anche con grande interesse a tutte le innovazioni che ci permettono di praticare una agricoltura sempre più rispettosa dell’ambiente, una tematica che ci sta particolarmente a cuore e fatta nel nostro caso da tanti piccoli accorgimenti che fanno però la differenza.

Credi che lo stile produttivo possa cambiare tra uomo e donna?

No, io credo di no. In definitiva lo stile è una questione soggettiva, non dipende dal genere. A caratterizzarlo sono la storia da cui deriva, i riferimenti di vini che si hanno in mente, le uve e il territorio da cui provengono. Non credo che il genere possa influire; io condivido la gestione dell’Azienda con mio fratello Giulio con il quale ho una visione perfettamente allineata.

Qual è la tua firma stilistica?

I nostri Franciacorta hanno uno stile definito e riconoscibile, grazie ad aspetti che per noi hanno molto valore. Tutti i vini sono prodotti solo con uve dei nostri vigneti, seguiamo quindi interamente il processo produttivo. Abbiamo sempre creduto fortemente nel Pinot bianco, un vitigno elegante, che dona ai vini profumi delicati e fascino al palato. Altro passaggio per noi importante
è la parziale fermentazione e maturazione in legno, le piccole botti di rovere francese, almeno di secondo passaggio, donano profondità e longevità ai nostri Franciacorta. Altro elemento per noi molto importante sono i lunghi affinamenti sui lieviti. Un’ulteriore prova, quella del tempo, che rende merito all’evoluzione di vini che sono in grado di attendere. Nel caso delle “Riedizioni”: vengono sboccati dopo circa dieci anni a contatto con i lieviti, sono Franciacorta di grande complessità e sorprendente freschezza, sicuramente emozionanti. Queste caratteristiche creano una forte identità, uno stile inconfondibile che si misura nel tempo e si declina bene anche a livello gastronomico, con un’agilità di abbinamento che spazia su diverse tipologie di pietanze e preparazioni.

Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?

Sicuramente, in generale, il freno principale alle attività è dato dalla burocrazia: è davvero complicata e lo è sempre di più. Da unire a quella, facendo riferimento a questo momento storico particolare, la difficoltà più grande è nel reperire le materie prime, assieme gli aumenti selvaggi di tutti prezzi. In generale questo comporta una grande fatica nell’organizzare il lavoro e nel programmare tutte le attività. I vantaggi di fare vino in Italia sono comunque numerosi: è un mondo molto bello e autentico quello che si è mantenuto in questo ambito ed è gratificante rapportarsi con figure professionali, come ristoratori e sommelier, che di lavoro si occupano di far star bene le persone nei momenti di svago e festa. Si tratta di trovarsi di fronte a persone interessanti in un’atmosfera piacevole, per me questo è molto importante. Oltre al fatto, indubbiamente, di poter vivere in un territorio molto bello con una qualità di vita alta.

In che direzione sta andando il vino italiano secondo te?

La direzione è verso una qualificazione sempre maggiore, il vino italiano sta continuando a crescere in qualità e riconoscimenti. Il lavoro che si sta facendo è aiutato anche dalla grande rivalutazione di molti vitigni autoctoni, che vengono studiati e coltivati sempre di più. Noi in Franciacorta abbiamo l’Erbamat, un vitigno importantissimo, che dona acidità e longevità ai vini, un importante aiuto nell’affrontare il cambiamento climatico. C’è un lavoro diffuso in tante aree per la qualificazione dei vini italiani nel mondo, che sono sempre più apprezzati e, a mio avviso, devono continuare a essere proposti all’estero in modo organizzato, con un sistema collettivo che aiuti sempre di più a farsi conoscere.

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 1| Stefania Vinciguerra

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 2| Cristiana Lauro

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 3| Monica Coluccia

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 4| Elena Erlicher

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 5 | Chiara Giannotti

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 6 | Divina Vitale

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi

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