Donne produttrici: il vino italiano al femminile 20| Eleonora Charrère

2/8/2022 619
Eleonora Charrere ph. Mauro Fermariello
Eleonora Charrere ph. Mauro Fermariello

di Chiara Giorleo

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Eleonora Charrère

Da 6 generazioni la famiglia di Eleonora è operativa nel settore agricolo in Valle d’Aosta. Il nonno Antoine, grazie alla lungimiranza del papà di Eleonora, Costantino, a metà degli anni 50 ha prodotto le prime bottiglie del Cru La Sabla che sono state messe in vendita. Nel 1989 è stata fondata la Les Crêtes.
Eleonora si è laureata nel 2005 in scienze e tecnologie agrarie presso l’università di Torino, dove ha iniziato ad approfondire le conoscenze sul vino grazie anche alla partecipazione al corso ONAV. Finiti gli studi ha iniziato sin da subito a lavorare nell’azienda vitivinicola, affiancando il papà in tutti i settori.
Nel 2007 ha fondato insieme ad alcune produttrici valdostane la delegazione valdostana delle Donne del Vino. La passione per il vino l’ha portata poi nel 2008 a diventare Sommelier.

Attualmente è mamma di due bambini di 6 e 8 anni e condivide quotidianamente il lavoro alla Les Crêtes col papà, la sorella Elena e il cognato Giulio.

In azienda si occupa della parte legata alla produzione, in particolare legata al vigneto.

Negli ultimi tre anni è stata consigliera dell’associazione Vival (Viticoltori Valle d’Aosta) e ha avuto la fortuna di contribuire in prima persona alla costituzione del neonato Consorzio Vini Valle d’Aosta. Un passaggio epocale e storico per la viticoltura della regione.

 

Quando e come hai iniziato a fare vino?

Da bambine mia sorella e io, andavamo a raccogliere con i nostri genitori le coccinelle in montagna per liberarle poi in vigna. Papà è riuscito a trasformare all’epoca una lezione sull’ecosistema del vigneto in un gioco da condividere con noi. Da qui ha avuto origine il mio legame con il territorio e con la vite che si è consolidato vivendo e respirando quotidianamente l’atmosfera del vigneto e della cantina. Gli studi presso la facoltà di Agraria di Torino mi hanno poi dato le basi per proseguire questo percorso.

Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?

Con il Piemonte ho un profondo legame, a partire da mia madre, nata e cresciuta in una cascina in mezzo ai vigneti del Monferrato, per arrivare agli studi universitari nella città di Torino. La vicinanza geografica della Valle d’Aosta alla Francia è stata poi determinante per la mia formazione.

Credi che lo stile produttivo possa cambiare tra uomo e donna?

Uomo o donna non importa, penso che se si lavora bene in vigna, dall’uva sana si possono ottenere vini con grande personalità ed espressivi del territorio.

Qual è la tua firma stilistica?

L’eleganza che si ritrova come filo conduttore nei nostri vini.

Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?

Mi viene difficile generalizzare pensando all’Italia. Per me è più giusto parlare di Valle d’Aosta, che rappresenta un territorio unico, strettamente legato alla sua conformazione geomorfologica: forti pendenze, frammentazione, terrazzamenti sono elementi che rendono la viticoltura complessa e rendono centrale il lavoro manuale dell’uomo in tutte le fasi produttive.  Questo è il lato difficile del fare vino qui da noi.

Il lato positivo sta nell’avere un vino di grande personalità, figlio di un territorio unico, espressivo della montagna.

In che direzione sta andando il vino italiano secondo te?

Il vino italiano rimane sempre strettamente legato alle denominazioni di origine regionali. Al centro rimane il territorio con le peculiarità date dai vitigni autoctoni. In generale credo che si vada verso una produzione di vino di qualità sempre più rispettosa della materia prima, con una crescente attenzione alle pratiche sostenibili dal punto di vista ambientale in tutte le fasi produttive.

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 1| Stefania Vinciguerra

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 2| Cristiana Lauro

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 3| Monica Coluccia

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 4| Elena Erlicher

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 5 | Chiara Giannotti

Critiche e degustatrici: il vino italiano al femminile 6 | Divina Vitale

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 19| Vincenza Folgheretti

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