Lecce si tinge di rosa per ROSÈXPO

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ROSEXPO,
ROSEXPO

di Adele Elisabetta Granieri

Record di presenze per Roséxpo, il salone internazionale dei vini rosati organizzato da deGustoSalento, giunto alla terza edizione. Complice la location particolarmente suggestiva, il castello di Carlo V di Lecce, una folla di appassionati ed esperti dal 3 Giugno ha partecipato masterclass, degustazioni e seminari pensati ad hoc per rappresentare i diversi territori vocati alla produzione di rosè.
Interessante l’offerta dei vini in degustazione, che ha potuto contare oltre 150 etichette italiane e, Grazie alla collaborazione con il Concours Mondial de Bruxelles, ben 46 straniere, provenienti da Francia, Austria, Germania, Grecia, Moldavia, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Turchia, Cile, Sud Africa e Stati Uniti.
Al fitto programma hanno aderito e contribuito Slow Food Puglia, Slow Wine Italia, Le Donne del Vino di Puglia, AIS Puglia e la Città del Gusto di Lecce, in più l’evento di quest’anno si è svolto in collaborazione con Radici del Sud, il salone dei vini da vitigni autoctoni meridionali, che si tiene a Bari dal 7 al 13 Giugno.
Il tacco d’Italia si conferma culla geografica dei rosati, tradizionalmente a base di Negroamaro, vinificato con l’antico metodo della “Lacrima”, conosciuto già dai latini. Vini carichi e succosi, arricchiti e resi eleganti dalla nota salina, dono del mare. Vini che rappresentano la storia della grande civiltà del vino pugliese, che ha avuto come capostipite Severino Garofano: grandi rossi salentini portano il suo nome, eppure il rosato sembra sia stato da sempre la sua passione. Vini soprattutto identitari, come il “Rosa del Golfo”, gioiello della famiglia Calò, il “Danze della Contessa” di Bonsegna, il “Grecìa” di Paololeo e il Galatina rosato di Valle dell’Asso.
A dare il via a Roséxpo, una tavola rotonda dal titolo “Il valore del vino rosato”, focalizzata sul consumo e sulla percezione qualitativa dei rosati italiani, da cui è emerso un trend in crescita, seppur con la costante difficoltà ad affrancarsi dall’idea di vino “di ripiego”, pregiudizio che si può contrastare solo con un importante lavoro di comunicazione del vino in relazione al territorio, partendo dai produttori, che devono puntare a dare identità ai vini rosati, e passando necessariamente attraverso la ristorazione, che deve veicolare il consumo di vino anche su questa tipologia, che ha dalla sua una straordinaria versatilità di abbinamento a tavola.
Di particolare interesse e spessore la mastercalass dedicata al Cerasuolo d’Abruzzo, con i vini di Emidio Pepe e Cataldi Madonna dall’annata 2003 alla 2015, tenuta da Fabio Giavedoni e Francesco Muci, rispettivamente curatore nazionale e regionale della guida Slow Wine. Due pezzi di storia della viticoltura abruzzese alla prova del tempo per la prima volta con i loro Cerasuolo, a dimostrazione che anche il rosato, quando frutto di un buon lavoro sostenuto da un progetto, può esprimersi al meglio dopo anni.
La seconda masterclass, dal titolo “Una finestra sui rosati del mondo”, si è focalizzata sulla scoperta delle etichette internazionali selezionate dal Concours Mondial de Bruxelles, sotto la guida dei componenti della commissione nazionale AIS. In degustazione, l’austriaco “Spring Break” di Herbert Zillinger a base di Zweigelt, il tedesco “Win Win” di Von Winning a base di Pinot Noir, Lemberger e Saint Laurent, i provenzali di Chateau Saint Maur a base di Grenache, Sirah, Cinsault e Carignan e il sudafricano di Aaldering a base di Pinotage.
Sicilia e Calabria si sono confrontate nella terza masterclass, guidata da Francesco Muci e Giuseppe Baldassarre, responsabile della didattica dell’AIS Puglia. In degustazione, due declinazioni di Magliocco, “Calastrazza” de La Pizzuta del Principe e “Granatu” di Casa Comerici; il Nero d’Avola “CDC” di Baglio del Cristo di Campobello; il Cirò rosato di Cataldo Calabretta; il  Nerello Mascalese “Regaleali” di Tasca d’Almerita.
La presidente di deGustoSalento, Ilaria Donateo, ha affermato come Roséxpo sia nato con il preciso intento di valorizzare i vini rosati, partendo dall’esperienza del Salento e promuovendo il confronto con altri vitigni e terroir italiani ed esteri: “È essenziale il confronto con altre realtà con le quali abbiamo registrato sodalizi importanti, grazie ai quali raccontiamo il mondo del vino partendo dalle peculiarità dei territori.”
È sera al Castello Carlo V e, se è vero che il vino deve raccontare il territorio, quale miglior interprete di un rosato salentino per questo tramonto leccese?