Terra Mia, la tavola contadina di Pietro Parisi proposta da Slow Food

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Alberto Capasso Slow Food Vesuvio, Pietro Parisi, Angelo Petillo Slow Food Nola

di Tommaso Esposito
foto di Marina Alaimo

Organizzata dalle condotte Slow Food di Nola e Vesuvio, fiduciari Angelo Petillo e Alberto Capasso, la serata si è svolta al ristorante Era Ora di Pietro Parisi.
Le tradizioni gastronomiche della Campania e dell’antica Terra di Lavoro sono state presentate da Marina Alaimo.
In degustazione i vini di Enzo Ambrosio Villa Dora Terzigno, dell’Eremo Camaldolese di Visciano, di Casa Setaro.
Un excursus rapido, essenziale, ma pieno di significati.
Anche simbolici.

La sciuscella carruba

A partire dalla sciuscella carruba per segnaposto.
Venduta come spassatiempo per gli umani, era cibo per cavalli.

La sciuscella carruba

Ora se ne fanno farine addensanti.
Sta qua in bella vista. Ma si può sgranocchiare: è dolciastra e profumata.
Giungono i boccaccetti.

I boccaccetti di Pietro Parisi

Tutti trasparenti, eppure ermetici.
Racchiudono profumi e sapori d’un tempo recuperati dal cucoco contadino.
Sono diventati un must tra bistrot, cafè letterari ed enotavole.

I boccaccetti di Pietro Parisi. Luciano Pignataro.

Qui si assaggiano gli originali:
Cipolla cotta sotto cenere accompagnata da pane al formaggio e gambi di prezzemolo. Deliziosamente agrodolce.
Polenta di granone bianco e saraca con accompagnata da pane alle erbe di campo. La farenata di mais a spogna janca e il pesce, solitamente una sarda, sottosale. Piatto poverissimo, ma di grande impatto al palato. Buono buono.
E la mitica Parmigiana di melanzana cotta a vapore accompagnata da pane di grano Senatore Cappelli. Si gusta, non si descrive.
Gattò di patate gialle con salame palla di Nola e pane alle olive. Gustoso.

Spumante metodo classico CaprettOne di Casa Setaro.

In abbinamento: Spumante metodo classico CaprettOne di Casa Setaro.

Sartù napoletano

Del Sartù napoletano. Il classico.
Cibo che ha fatto da contraltare alla cucina popolare e contadina. Nasce nelle case che si potevano permettersi  i monzù. Il riso è stato coltivato a lungo pure al Sud. Famose furono le risaie siciliane e quelle di Salerno. Sparite nel nulla. Restano nei ricordi di questa ricetta come in quella delle arancine o delle palle tipiche dello street food siciliano e partenopeo.

Sartù napoletano

Si chiama così perché il riso si adagiaca in tegame sur tout, su tutto, alla francese. Lo stile cuciniero più amato dai monzù.

Vesuvio rosso 2010 di Villa Dora

In abbinamento si è bevuto  Vesuvio rosso 2010 di Villa Dora.

hamburger di vitellone dell’ Appennino Centrale

La bracioletta cosiddetta hamburger di vitellone dell’ Appennino Centrale con maionese all’arancia e ketchup di San Marzano, patata squadrata e ricotta fritta.

hamburger di vitellone dell’ Appennino Centrale

Una volta era fatta con le carni macinate di secondo taglio e fu sempre la bistecca per antonomasia nella cucina popolare e contadina.

Aglianico dell’Eremo 2007

In abbinamento c’è Aglianico dell’Eremo 2007, dall’Eremo dei Camaldoli di Visciano, una anteprima sostenuta da Slow Food di Nola.

millefoglie con burro di bufala, crema al latte Nobile e ciliegie di Bracigliano,

Per dolce la millefoglie con burro di bufala, crema al latte Nobile e ciliegie di Bracigliano, in attesa delle zeppole ora che quasi è la festa di San Giuseppe.

Il Passito di Villa Dora

In abbinamento il Passito, un blend da uve del Vesuvio, di Villa Dora.
Oltre cento gli ospiti per una serata da ricordare.

La serata Terra Mia da Era Ora

Un commento

  • Roberto

    (6 marzo 2013 - 20:40)

    GRANDE ROBBY!!!!!! FAI SEMPRE LA DIFFERENZA. UN’ABBRACCIO IL TUO COLLEGA.

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