Donne produttrici: il vino italiano al femminile 47 | Tessa Gelisio
Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.
Oggi lo chiediamo a Tessa Gelisio
Conduttrice e autrice televisiva, ex giornalista, scrittrice, blogger, Presidente dell’Associazione ambientalista forPlanet Onlus e imprenditrice vitivinicola: Tenuta La Sabbiosa nel Sulcis, Sardegna.
Le trasmissioni che ha condotto e conduce parlano di ambiente, benessere, arte, cultura, cucina, territorio e scienza.
È esperta di ecologia, sostenibilità e comunicazione ambientale.
Comincia l’attività di ecologista da giovanissima, prestando volontariato per diverse Associazioni (Wwf, Amici della Terra, Legambiente) e centri per la tutela di specie selvatiche (Carapax, Cras Lipu Livorno, Monte Adone).
Come autrice scrive di ecologia, ambiente, animali, viaggi e cucina.
1. Quando e come hai iniziato a fare vino?
Ho iniziato nel 2016 con un’azienda agricola biologica per produrre uva da tavola biologica. Nel frattempo, Massimo, il mio compagno, ha iniziato a lavorare le vecchie vigne della famiglia, del nonno che – inutile a dirsi – sono a piede franco su sabbia, un vigneto che oggi ha circa 100 anni. Così, inizia anche a vinificarlo perché, come la maggior parte dei Calasettani, conferivano alla cantina di Calasetta. Quando questo iniziò a non rendere più, si preferiva trattenere le uve e fare il vino in famiglia, il vino di casa.
Siccome io sono appassionata di vini rossi, sono Toscana, di Bolgheri, un anno ho assaggiato il vino di casa che Massimo aveva fatto con il padre e, devo dire, con semplici accortezze: temperature controllate e pulizia, era molto buono. Io avevo conosciuto il Carignano, che prima non conoscevo, andando lì quando mi sono fidanzata con Massimo, mi sono appassionata e con solo 2 semplici accortezze ho capito che c’erano delle potenzialità. Avendo l’azienda agricola biologica, ci siamo detti “perché no? Iniziamo a fare vino”. Così abbiamo fatto un po’ di esperimenti e nel 2016 abbiamo contattato un enologo e siamo partiti sul mercato con 5.000 bottiglie. Un po’ alla “garagista” perché non avevamo molte attrezzature ma venne benissimo:annata ottima, super equilibrata e forse, ad oggi, una delle nostre migliori.
2. Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?
Mi piacciono tantissimo i vini toscani, sarò banale, io sono di lì quindi Bolgheri. Amo molto anche il Piemonte, grandi classici ma forse preferisco i toscani perché li trovo meno austeri, ecco. Un taglio blend più internazionale, più ruffiano se vogliamo. Poi ho scoperto che da Tachis in poi, tantissimi super-tuscan sono stati tagliati con il Carignano per avere gradazione e colore quindi sono tornata un po’ a dei gusti che conoscevo.
3. Qual è la tua firma stilistica?
A me piacciono i vini sinceri. Mi piace lavorare il meno possibile i vini, affinché siano il più vicino possibile a una spremuta d’uva. Ovviamente, il vino non è una spremuta d’uva, è qualcosa di artificiale creato dall’uomo, in natura non c’è il vino quindi stiamo parlando di qualcosa di artificiale che però quando si esprime nella sua maniera più sincera e semplice mi piace molto. Mi piacciono i vini che sono più “naturali” possibile che abbiamo un legame con il territorio. Innanzitutto, non deve crearmi nessun problema quando lo bevo, e poi che sia vero e sia la firma del territorio. Il nostro Carignano è morbido, estremamente elegante e con una naturale sapidità che lo rende meno stucchevole vista la carenza di acidità.
4. Come ti muovi in azienda in tema di sostenibilità, anche sociale?
In ambito sostenibilità, che è il settore di cui mi occupo da una vita, siamo stati primi – e fino a poco tempo fa gli unici – certificati bio. Nessuna sostanza chimica di sintesi con alto impatto ambientale che non è proprio salubre. Il fatto di avere viti a piede franco ti da piante più forti che in conduzione biologica trovano la loro migliore espressione perché in questo modo la sostieni e diventa ancora più adatta ad affrontare il cambiamento climatico. Questo perché di base sono in un territorio estremo (caldo, siccità, terreno sabbioso che non da nutrimento, al di là dei nostri interventi: favino con sovescio, concimiamo con legame bio ma deve sopravvivere a condizioni estreme) e il Carignano che è un vitigno vigoroso (che produce 25, massimo 35 quintali a ettaro) riesce a esprimere tutte le caratteristiche che, quando spinto in produzione, non esprime: molto più balsamico, più ricco ad esempio. Ricorda proprio il territorio e la macchia intorno alla quale cresce, anche perché sono tutti piccoli apprezzamenti circondati da siepi, rendono pochissimo ma danno uno spettro di aromi che normalmente non si trovano. Poi noi sull’isola abbiamo la vecchia genetica, che grazie al piede franco è stata preservata. Chiaramente è tutto più complicato, tutto fatto a mano ma la qualità cambia, l’espressività cambia. Ci sono
tanti studi scientifici che dimostrano che la pianta in biologico – specialmente la vigna che è perenne -, non sostenuta artificialmente da prodotti di sintesi appunto, è più forte, più ruspante, non so se rendo l’idea.
Oltre a questo, abbiamo energie alla fonte 100% rinnovabili; tutto l’arredamento della parte di ospitalità è allestita con materiale di recupero, riciclo. Sono stata la prima a inserire in etichetta come riciclare, prima della normativa. Usiamo – anche per le etichette e non solo il packaging -carta certificata da foreste sostenibili. Capsule solo di alluminio, non di plastica, sempre per
il riciclo, tappo in sughero sardo.
5. Qual è/può essere il contributo della donna rispetto a queste nuove sfide
La donna ha una maggiore attenzione alla sostenibilità quindi porta un apporto importante che c’è nel settore ma la donna può contribuire molto.
6. Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore a tuo parere?
Si, penso sia adeguatamente riconosciuto nel nostro settore. Ce ne sono tantissime: produttrici,donne a capo di imprese storiche; è un settore in cui la donna non è discriminata né vista come un qualcosa di “strano”. Anzi, è qualcosa di endemico.
7. Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?
Innanzitutto, la burocrazia che è sconvolgente perché, oltre alla burocrazia di tutte le imprese, hai quelle del settore alimentare e poi del vino che sono ancora più stringenti, ci sono 1000 controlli. Certo, ben venga per il consumatore però a volte mi sembra davvero eccessivo che si torni a fare un controllo ogni anno
solo perché siamo pochissime quindi tornano sempre. Noi poi siamo in biologico quindi ci sono i controlli del biologico, poi siamo viticoltura eroica e così via. Ogni cosa che hai ti apre una marea di carte, burocrazie, controlli. È veramente molto impegnativo,specialmente per una piccola azienda come noi, ci sono tante ore di lavoro.
Poi c’è il problema della commercializzazione, in giro ci sono un sacco di vini di qualità e il consumo sta calando. La difficoltà per nuove, giovani e piccole cantine come noi è avere una redditività del business. Prima si diceva che la redditività di una cantina arrivata dopo 10anni quindi la start up di un vino durava 10 anni, ora secondo me siamo tranquillamente a 15 anni. Specialmente se si passa da un’economia “familiare” (5/10 mila bottiglie con il titolare che fa tutto) alle 30mila bottiglie minimo se ti strutturi ma questo necessita una marea di investimenti e se non hai un commerciale adeguato non riesci. Quindi, il fattore economico farà una grossa selezione nei prossimi anni proprio perché ci sono troppi produttori.
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 1| Manuela Piancastelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 2| Donatella Cinelli Colombini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 3| Angela Velenosi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 4 | Chiara Boschis
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 5| Elena Fucci
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 6 | Graziana Grassini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 19| Vincenza Folgheretti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 20| Eleonora Charrère
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 21| Daniela Mastroberardino
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 22| Carla e Laura Pacelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 23| Valentina Abbona
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 24| Camilla Lunelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 25| Carolin Martino
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 26| Marzia Varvaglione
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 27| Antonella Cantarutti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 28 | Marta Trevia
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 29| Pia Donata Berlucchi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 30| Nadia Zenato
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 31| Federica Boffa Pio
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 32| Chiara Condello
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 33 | Sabrina Tedeschi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 34| Marianna Annio
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 35| Laura Verdecchia
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 36| Milena Pepe
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 37| Silvia Tadiello
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 38| Le sorelle Cotarella
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 39| Albiera Antinori
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 40| Antonella Lombardo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 41| Roberta Ceretto
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 42| Daniela Adanti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 43| Valentina Carputo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 44| Arianna Occhipinti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 45| Silvia Imparato
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 46| Matilde Poggi
