Donne produttrici: il vino italiano al femminile 49| Susy Ceraudo


susy ceraudo PH studio Brambilla Serrani

di Chiara Giorleo

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Susy Ceraudo

Susy Ceraudo, proprietaria dell’Azienda Agricola Ceraudo ha conseguito una laurea in economia aziendale presso l’Università di Pisa, dopo aver completato la maturità scientifica.
Questo percorso accademico le ha fornito le competenze necessarie per gestire in modo efficace le sfide commerciali e finanziarie del settore agricolo.
Da 20 anni, Susy è la responsabile commerciale, finanziaria e di marketing dell’azienda di famiglia in Calabria, che gestisce insieme al padre Roberto, alla sorella Caterina e al fratello Giuseppe. In questo ruolo, ha saputo combinare la tradizione agricola della famiglia con strategie moderne di marketing, contribuendo alla crescita e al successo dell’azienda.
Oltre alla gestione dell’azienda agricola, Susy si occupa anche del ristorante Dattilo, premiato con una stella Michelin e una stella verde Michelin, e del Ceraudo Wine Resort. Qui lavora a stretto contatto con sua sorella Caterina, che ricopre il ruolo di executive chef. Susy si dedica all’accoglienza degli ospiti, alla selezione dei vini e al servizio, assicurandosi che ogni visita sia un’esperienza indimenticabile.

Sotto la sua guida, l’Azienda Agricola Ceraudo ha ampliato la sua presenza sul mercato, facendo conoscere i suoi prodotti di alta qualità non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e internazionale. La sua esperienza e la sua passione per il settore agricolo si riflettono nell’approccio innovativo che applica nella gestione dell’azienda, puntando su pratiche sostenibili e sul rispetto per l’ambiente.

Insieme alla sua famiglia, Susy continua a lavorare per valorizzare il territorio calabrese, promuovendo la biodiversità e mantenendo vive le tradizioni locali, mentre si impegna a creare un futuro prospero per l’azienda e per la comunità circostante.

 

1. Quando e come hai iniziato a fare vino?

Io e i miei fratelli siamo nati e cresciuti in azienda. Abbiamo vissuto passo dopo passo la sua evoluzione, il lavoro instancabile di nostro padre e l’amore che metteva in ogni cosa. Lui ha investito sè stesso nella nostra attività e ci ha trasmesso passione, dedizione e, soprattutto, ci ha insegnato a sognare, a credere in quello che facciamo e a non avere paura di sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi.

Ho iniziato a interessarmi al vino nei primi anni 2000, entrando ufficialmente nell’azienda agricola di mio padre, Roberto Ceraudo, fondata nel 1973. All’inizio l’azienda era concentrata sull’olivicoltura, ma col tempo la viticoltura è diventata il cuore della nostra attività.

Il mio percorso è stato graduale: ho affiancato mio padre e mio fratello Giuseppe nella gestione quotidiana, imparando a conoscere ogni fase della produzione, dalla vigna fino all’affinamento dei vini. Questo mi ha permesso di comprendere a fondo le dinamiche produttive e sviluppare un approccio attento e coerente in ogni fase del lavoro. Parallelamente, ho approfondito la mia formazione tecnica partecipando a corsi, degustazioni e fiere internazionali, per unire conoscenza pratica e approccio analitico, sempre nel rispetto del territorio.

Mio padre, grande precursore, ha fondato l’azienda puntando sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni calabresi, con una visione identitaria e territoriale che resta il cuore della nostra produzione. In un periodo in cui non era scontato farlo, ha avuto l’intuizione di puntare sulla riconoscibilità del territorio, lavorando su selezione clonale, gestione agronomica mirata e ricerca dell’equilibrio tra maturità fenolica e freschezza.

Oggi lavoriamo tutti insieme, ognuno con la propria area di responsabilità. L’azienda si è trasformata in un progetto moderno e strutturato, pur rimanendo fedele all’identità e ai valori che ci ha trasmesso nostro padre. Ogni scelta, ogni fase del lavoro, dalla vigna alla cantina, è pensata per esaltare la qualità del vino e l’anima del nostro territorio.

 

2. Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero? 

Mi sono sempre ispirata a zone che hanno saputo valorizzare i vitigni autoctoni con uno stile fine e territoriale.

In Italia direi: Etna: per la capacità di raccontare un territorio unico attraverso vini verticali e minerali. Le Langhe: per eleganza, longevità e centralità del vigneto. Queste zone rappresentano modelli di crescita qualitativa mantenendo un forte legame con le proprie radici.

A livello internazionale, l’ispirazione si muove verso territori che lavorano con sensibilità agricola e precisione enologica:
la Borgogna, per la cultura del terroir e l’eleganza espressiva. La Champagne per rigore, finezza e visione internazionale. Alcune zone della Spagna del nord e della California costiera, dove si uniscono ricerca, sostenibilità e identità territoriale.

Il vero riferimento non è tanto uno stile da imitare, quanto un principio: far parlare il territorio,con vini puliti, misurati, longevi e mai costruiti.

Nel nostro caso, l’obiettivo resta sempre lo stesso: dimostrare che anche la Calabria può esprimere vini di grande eleganza, capaci di dialogare con le migliori zone del mondo.

 

3. Qual è la tua firma stilistica? 

Il nostro vino nasce dal territorio e dalla tradizione di famiglia. In un territorio caldo come la Calabria ionica, cerchiamo equilibrio tra frutto e freschezza, con il vigneto sempre al centro. Lavoriamo in biologico, controlliamo le rese e rispettiamo i tempi naturali della vigna. In cantina il legno accompagna senza coprire, gli affinamenti mantengono tensione, verticalità e longevità.

Nei nostri vini vogliamo che si ritrovino la territorialità mediterranea, le note salmastre, la macchia mediterranea, e un frutto maturo ma nitido, sostenuto sempre da freschezza. In sintesi, cerchiamo un equilibrio tra sole e finezza, tra intensità mediterranea e compostezza formale: vini eleganti, espressivi e fedeli al nostro territorio.

 

4. Come ti muovi in azienda in tema di sostenibilità, anche sociale?

La sostenibilità, per me e per i miei fratelli, è parte integrante della nostra filosofia di vita. Non potrei parlare di sostenibilità senza parlare di mio padre, Roberto Ceraudo, che già negli anni ’90 a Strongoli (KR) credeva in un’agricoltura diversa, quando parlare di biologico era quasi pionieristico. La sua visione non era solo produttiva, ma anche culturale: costruire un’azienda radicata nel territorio, rispettosa della terra e capace di durare nel tempo.

Ho raccolto questa eredità e l’ho trasformata in una nuova fase: più tecnica, più internazionale, ma sempre fondata sugli stessi principi. Se oggi l’azienda è un punto di riferimento, è perché c’è stato un passaggio generazionale basato sul dialogo: non una rottura, ma un’evoluzione. Il nostro obiettivo non è solo produrre vino, ma rigenerare il suolo e preservare il paesaggio agricolo.

Per me la sostenibilità non è solo ambientale, è anche umana. Significa valorizzare le maestranze locali, creare occupazione stabile sul territorio, formare e far crescere professionalmente il nostro team. In un territorio complesso come quello calabrese, fare impresa agricola significa assumersi una responsabilità sociale: restare, investire e contribuire al futuro della comunità.

 

5. Qual è/può essere il contributo della donna rispetto a queste nuove sfide 

Il contributo della donna alle nuove sfide del vino non è una questione retorica di genere, ma di approccio e visione. Le sfide di oggi — sostenibilità, cambiamento climatico, competitività internazionale — richiedono capacità di ascolto, attenzione alle relazioni, precisione e sensibilità. Nel lavoro quotidiano in vigna e in cantina, il contributo femminile si esprime spesso attraverso grande attenzione al dettaglio, equilibrio nelle scelte stilistiche e ricerca dell’armonia piuttosto che dell’eccesso.

Ma il contributo più importante è culturale: dimostrare che competenza, autorevolezza e visione non hanno genere. Quando ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del vino era molto più maschilista e rude; oggi è più aperto, più consapevole, più gentile. Molto è cambiato, anche grazie a una maggiore presenza di donne alla guida di aziende, di enologhe e agronome, e a reti professionali sempre più solide. Ma possiamo ancora crescere.

 

6. Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore a tuo parere?

Il riconoscimento è cresciuto molto negli ultimi anni, ma la vera maturità arriverà quando non parleremo più di vino al femminile o al maschile, ma semplicemente di professionalità. La competenza non ha genere.

 

7. Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi?
E quali i vantaggi? 

Fare vino in Italia oggi è complesso, ma straordinariamente stimolante. Abbiamo difficoltà strutturali ma anche un patrimonio culturale e varietale che nessun altro Paese può vantare. La sfida è trasformare questa ricchezza in valore sostenibile.
L’Italia possiede un patrimonio di vitigni autoctoni straordinario, che permette di differenziarsi e raccontare identità forti.

Tra le principali sfide c’è il cambiamento climatico: annate sempre meno prevedibili, picchi di calore, siccità, eventi estremi. In territori caldi come quello di Strongoli significa lavorare ancora di più su equilibrio, gestione dell’acqua e tutela della freschezza.

Ci sono poi la burocrazia e la pressione fiscale, che rendono complesso fare impresa agricola, la competizione globale con Paesi molto organizzati sul piano commerciale e distributivo, e l’aumento dei costi di energia, vetro, materie prime e manodopera.

Ma l’Italia possiede un patrimonio straordinario di vitigni autoctoni e una connessione unica tra vino, paesaggio, cucina e tradizione. Questa identità forte è il nostro più grande vantaggio: ci permette di raccontare storie autentiche e di trasformare la diversità in valore.

 

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 1| Manuela Piancastelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 2| Donatella Cinelli Colombini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 3| Angela Velenosi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 4 | Chiara Boschis

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 5| Elena Fucci

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 6 | Graziana Grassini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 19| Vincenza Folgheretti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 20| Eleonora Charrère

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 21| Daniela Mastroberardino

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 22| Carla e Laura Pacelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 23| Valentina Abbona

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 24| Camilla Lunelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 25| Carolin Martino

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 26| Marzia Varvaglione

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 27| Antonella Cantarutti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 28 | Marta Trevia

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 29| Pia Donata Berlucchi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 30| Nadia Zenato

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 31| Federica Boffa Pio

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 32| Chiara Condello

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 33 | Sabrina Tedeschi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 34| Marianna Annio

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 35| Laura Verdecchia

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 36| Milena Pepe

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 37| Silvia Tadiello

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 38| Le sorelle Cotarella

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 39| Albiera Antinori

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 40| Antonella Lombardo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 41| Roberta Ceretto

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 42| Daniela Adanti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 43| Valentina Carputo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 44| Arianna Occhipinti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 45| Silvia Imparato

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 46| Matilde Poggi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 47 | Tessa Gelisio

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 48| Gilda Guida (Martusciello)

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