Polemiche e punti di vista

Bamboccioni e ristoranti. Lavoro sì ma solo se il week end è libero!

31 ottobre 2011

di Stefano Buso

I dati della disoccupazione sono traumatici, e purtroppo crescono di giorno in giorno. È altresì vero che sulla sponda ristorazione e ospitalità parecchi esercizi sono all’affannata ricerca di personale e non lo trovano. Il motivo? In qualche caso le mansioni prevedono la turnazione nei week end (sabato e domenica per intenderci), e tutto ciò a qualcuno non sta bene…

L’incubo disoccupazione è un bubbone gigantesco come la catena montuosa dell’Himalaya! Non avere lavoro significa, di fatto, non appartenere: emarginati da ogni itinerario sociale perché privi di emolumenti, inoltre impossibilitati a progettare, metter su famiglia e persino a coltivare sogni e speranze. Davvero una delle sciagure più temibili che possono capitare ad un essere umano. E magari dopo aver trascorso una vita tra libri e appunti e sacrifici inimmaginabili, sperando che “il pezzo di carta” potesse offrire un’opportunità in più.

È assodato che la maggior parte dei disoccupati (giovani e non) spiccherebbe i salti mortali per avere un lavoro: anche da sporcarsi le mani – della serie – non importa avere una scrivania, basta un’attività che consenta di tirare avanti con decoro. Nei fatti non tutti sono di quest’idea. Ma comedirete voi –, impossibile, quando il lavoro manca non si può far certo gli schizzinosi. Eppure, è così. Qualche sera fa, mentre mangiavo un boccone in una trattoria, ho avuto modo di fare una lunga chiacchierata con il titolare dell’ambiente.

«Scusi» m’interrompe all’improvviso il locandiere «Lei conosce qualche persona disponibile a lavorare in cucina come aiuto?» Dopo aver riflettuto, gli rispondo: «Veramente no, ma davvero non trova nessuno?»
Il discorso si fa stuzzicante. Racconta che effettivamente qualcuno si era fatto avanti chiedendo lumi sul posto di commis, però, inteso che il lavoro contemplava la turnazione festiva, aveva risposto… picche. Sta notiziola mi ha prima fatto sorridere, quindi scaricato addosso un nubifragio di tristezza. Con la fame di lavoro che serpeggia c’è chi rifiuta un impiego perché pretende il sabato e la domenica liberi? Tra l’altro, presumo ci sia più di qualche ristorante o albergo in difficoltà per la mancanza di personale, e senza chance di recuperarlo per la ragione sopraddetta.

Proprio così, sul fine settimana non si fanno né concessioni né trattative, il week end è sacrosanto – un po’ come una terapia. Concludo augurando ai personaggi in cerca di occupazione (con fine settimana free!) che ci possa esser sempre qualcuno disposto a mantenerli, magari sino all’età della pensione, tuttavia la vedo dura…

27 Commenti a “Bamboccioni e ristoranti. Lavoro sì ma solo se il week end è libero!”

  1. Serena scrive:

    Da noi durante l’estate si lavora alla grande.
    sabato, domenica e ferragosto pure
    Poi i locali chidudono pero’ se potessi
    lavorerei eccome=(

  2. Fabrizio Scarpato scrive:

    Se devo dirla tutta, senza ovviamente mettere in dubbio il caso in questione, non credo che un giovane, un ragazzo, un uomo o una donna realmente motivati per un lavoro in cucina possano rifiutare per la sola mancata concessione del fine settimana. Sarebbe forse da sapere il tempo di lavoro proposto, le mansioni, forse anche la retribuzione, non ultima la specializzazione e motivazione dei candidati. Insomma non mi è chiaro, perché temo che spesso i datori di lavoro “ci marcino” o non abbiano proposte adatte alla qualifica. Perché se c’è necessità di lavorare non significa accettare di tutto, tantomeno da parte del datore di lavoro nascondersi dietro la trita questione del bamboccione. Tra l’altro la foto del titolo si riferisce al film francese “Tanguy” in cui, manco a farlo apposta, il più maturo e risoluto si mostra proprio il ragazzo che si farà una vita in Cina forte della sua specializzazione in lingue orientali, mentre la figura dei bamboccioni viziati e aprioristici la fanno proprio i “giovanilisti” genitori, che antepongono le loro frivole e impellenti necessità alla flemmatica risolutezza del ragazzo.

    • Marco Contursi scrive:

      quoto in toto.Iniziamo a parlare di retribuzione……ne ho sentite di assurde,roba da istigazione all’omicidio,tipo 25 euro dalle 18 all 3 di notte e le mance spariscono a fine serata.

    • gaspare scrive:

      sig. buso, ma se siamo al post-fordismo! ! ! ma che dice??? ancora le mie orecchie devono sentire simili sciocchezze da libro cuore. che rabbia. che rabbia. mandi suo figlio (magari laureato con 110 e lode in architettura, più quattro master) a scaricare cassette di frutta al mercato, per 500 euro al mese a nero. di notte. di domenica.

  3. Serena scrive:

    ……finisco il pensiero
    lavorerei eccome (of course)
    per una cifra giusta

  4. Francesca scrive:

    E’ vero la disoccupazione è un “problema” reale per tanti giovani e non… però mi associo al pensiero di Scarpato!!!
    Spero questo brutto periodo di crisi passi in fretta….

  5. Silvia scrive:

    Lavoro da più di 15 anni nella ristorazione, vengo da una scuola alberghiera, ho seguito più corsi d’inglese e negli anni sono diventata pure sommelier…… Avete idea di fronte a un imprenditore del genere cosa direi????? Realmente quanto sei disposto a investire sul personale?….. E non parlo solo di soldi ma della possibilità di crescita che l’azienda può dare…. Le persone motivate ci sono, e come se ci sono!!!! Basta bolerle cercare e non accontentarsi di non professionisti, lavatoi come tali ed avere la pretesa che lo siano…..

  6. Leonardo scrive:

    Lavorare stanca: sintetizzava così Cesare Pavese una raccolta di poesie pubblicata nella metà degli anni trenta. Il tormento del poeta era dettato da un male di vivere così acuto che alla fine si è concretizzato in un’uscita drammatica dalla scena della vita : che sia la lezione impartita dal grande Autore piemontese la motivazione prima che giustifica l’originale tesi, proposta già nel titolo, dall’ottimo Stefano!

  7. Sonia scrive:

    “Voja de far ben saltime dosso …..che mi me scanso” proverbio veneziano (voglia di fare bene prendimi che io mi sposto)
    Giusto Stè si deve lavorare punto e basta.

    In ogni attività la passione toglie gran parte della difficoltà – E. da Rotterdam

  8. pasquale scrive:

    salve mi chiamo pasquale e vorrei fare un’ appunto a questo discorso che vedo propriamente infondato! prima di tutto si vede che è scritto da una persona che la ristorazione la vede solo a tavola (senza offesa). tornando a noi, lavoro in questo settore da qualche anno, ho frequentato scuola alberghiera importante, master, corsi di formazione vari, lavorato sulle navi, ristorazione alberghiera, ristoranti stellati e media ristorazione, ho solo 20 anni appena compiuti e di certo posso dirvi perché nessuno vuole lavorare nelle cucine, non è perché lavori durante le feste consuetudinali o il fatidico week-end, anzi, il vero motivo è che un lavoro dove devi stare in piedi dalle 12 alle 16 ore, dove vieni retribuito con una paga da miseria paragonata alle ore che fai, certo puoi anche tirare su 2000€ come ragazzino, ma guadagnarle a 4€ l’ ora fa ben pensare! avere la pressione a mille e l’ adrenalina che ti scorre in vena tutto il giorno; durante la preparazione per via della mice-en-place interminabile e durante il servizio bhè neanche c’è da dirlo che significa fare “un servizio” impiattare 7/8 piatti con 10-12 elementi ognuno, tutti uguali, tutti perfetti e per 50 persone a servizio; e dopo che sei riuscito grazie a padre pio o qualche altro santone a rimanere vivo in situazioni al limite della realtà non ti resta che a mezza notte inoltrata, rimboccarti le maniche di umiltà e pulire da cima a fondo una sudicia e interminabile cucina, nel peggiore dei casi anche i piatti! certo è un lavoro molto formativo, ma o diventi pazzo o non riesci a guardare chi non è “operaio” come te! e voi direte bhè “ma lo chef no!”… si vede che non conoscete gli chef o la vita da cani che conducono, nel corso di 7 anni in giro per il mondo, avrò incontrato una cinquantina di chef affermati e chiunque, chiunque vorrebbe tornare indietro, perfino a spazzare per terra invece che impazzire e non avere una vita. lasciate perdere in cucina o ci entri già pazzo oppure non è un mestiere che non può fare per nessuno.

  9. Lido vannucchi scrive:

    Quoto in pieno il pensiero di Fabrizio, come sempre lucido e obiettivo. Ciao Lido

  10. mariangela scrive:

    Ho trascorso la mia giovinezza aiutando mio padre in panificio; mentre frequentavo l’università e, poi, durante il tirocinio e nei primi anni della mia professione mi cimentavo fra pasta e pane alzandomi all’alba, il sabato e magari la domenica, spesso durante le festività, non c’era Natale, nè Ferragosto..Ne ero orgogliosa; nessuno accettava un lavoro umile, manuale, ma dignitoso.Oggi come allora; il benessere, il consumismo, il pezzo di carta hanno fatto dimenticare il valore del lavoro. Ne sanno qualche cosa le badanti, laureate e istruite che abbandonano il loro paese e la loro famiglia per servirci. Un esempio da ammirare. CIao Stefano e grazie M. G.

    • Sonia scrive:

      Questo ti fa solo onore Mariangela anch’io mi sono laureata studiando. Lavorando nei festivi, feriali e di capodanno!!!!
      Il problema è che ci sono persone che non hanno voglia di impegnarsi. Ha ragione Leonardo “il lavoro stanca..”

  11. Mari scrive:

    Purtoppo non é un caso isolato, ma penso che in fondo se davvero si ha passione per un lavoro e si ha bisogno di lavorare non ci sono sabati e domenica che ‘ostacolano’ !

  12. Roberto Adduono scrive:

    Condivido il pensiero di Fabrizio. Inoltre aggiungo che non si può ricercare personale in questo settore e ribadire che si lavora anche nei week-end. Chi è professionista lo sa ed il ristoratore dovrebbe ricercare solo personale qualificato e non abbandonarsi al primo che passa altrimenti questo settore farà la fine di altre realtà lavorative (vedi invasione cinese!!!). Altro pensiero va ai ristoratori: è finita l’epoca del personale mediocre, ora la clientela è più esigente e non ammette che il personale non conosca la differenza tra l’acqua ed il vino (tanto per dirne una!!!)……

  13. Leonardo scrive:

    “Hinc et nunc” come sola filosofia di vita piuttosto che “festina lente” come monito di ponderazione per il conseguimento di un qualsiasi obiettivo: sembra proprio questo il fine al quale tende l’astioso commento di Gaspare; per carità il rispetto va dato a tutti, non fosse altro perché ” faber est suae quisque fortunae”; però…. ignorare i fatti non cambia i fatti!

    • leo scrive:

      Mio caro omonimo, tanto latinorum e ti ammiro. Ma hic et nunc, please :-)

      A commento del pezzo di Buso vedere questo breve video di un film di appena 53 anni fa. Monicelli aveva già capito tutto…

      E se non basta: avete mica visto i diecimila idioti (sono magnanimo stasera) in fila a Roma per un iPhone o un LCD ? pensate forse che tutti i giovani in fila fossero occupati e avessero chiesto il permesso ? :-(

  14. Gaetano Taverna scrive:

    Posso garantire che il nostro Stefano Buso conosce bene il “dietro le quinte”, il “back office” della cucina professionale e non soltanto il “front office”. Il suo articolo, come è nel suo stile, vuole lanciare delle piccole provocazioni per una riflessione tutto tondo su un tema di estrema attualità. Io farei uno sforzo per evitare di focalizzare la questione sulla disoccupazione, sulla difficoltà di avere una remunerazione congrua, sulla scarsa considerazione dei “titoli”. Parlerei invece della qualità del lavoro nella ristorazione, che condiziona di molto la qualità della vita personale, e delle false aspettative o illusioni che spesso si riscontrano.
    Diversi anni fa mi cimentai per diverso tempo nella cucina professionale (catering, cucina a domicilio): cucinavo e organizzavo per numeri significativi (banchetti fino a 200, ed oltre, coperti). Non esistevano sabati e domeniche, periodi estivi, natale e capodanno. E per me si trattava di un’attività secondaria. Il problema non si trattava di avere o non avere i fine settimana liberi (tra l’altro sarebbe stato impossibile lavorando in un catering), ma riuscire ad avere o non avere una vita propria. Nel mio caso, in particolare, non riuscire ad avere più il tempo per dedicarmi alla mia famiglia, vedere i figli crescere senza poterseli “godere”, sentire il fisico che a 40 anni bussava alla porta con insistenza per farsi notare…, mi portò a fare una scelta dolorosa. Malgrado la passione, i successi, le soddisfazioni (anche economiche), che comunque compensavano la fatica e lo stress, mollai tutto, di botto, senza dare spiegazioni ad alcuno se non a mia moglie. Rinunciai a una buona fetta delle entrate economiche, ma ci guadagnai in molte altre cose più importanti, soprattutto ci ho guadagnato nella qualità della vita.
    Tutto ciò per dire che nella ristorazione il lavoro è duro e non è vero che si fanno soldi facili, anzi. Chi lavora in questo settore lo fa per lo più per una grande passione. Chi è del mestiere sa che il lavoro in cucina richiede molto sacrificio e che dopo qualche tempo è giusto cercare nuove possibilità e maggiori soddisfazioni professionali ed economiche. Probabilmente chi ne soffre maggiormente sono le piccole realtà, dove a mala pena si riesce a compensare le spese di gestione e quindi si preferisce assumere qualche extracomunitario in più, a basso costo, piuttosto che un professionista del settore con esperienza e titoli…
    Scusate la lungaggine…

  15. Io non la farei così facile, il problema è strutturale. Sociale addirittura.

  16. [...] Bamboccioni e ristoranti. Lavoro sì ma solo se il week end è libero! [...]

  17. Considerovalore scrive:

    Non avere lavoro significa, di fatto, non appartenere
    bel post

  18. Dr.Otremam scrive:

    Complimenti Stefano! Hai un vero record di interventi, di persone anche troppo “sensibilizzate” dalle tue considerazioni….
    Però, nel merito, ti devo dire la verità, tanto lo sai che te la dico senza tanti complimenti….
    Francamente stento a credere che il mal dello week end possa essere tanto generalizzato; forse il fatto di rifiutare un lavoro che non dia modo di godere del sabato e della domenica può costituire soltanto una minutissima eccezione e, magari, se ti capiterà di ritornare a far visita al ristroratore che ti ha raccontato la storia, stai pur certo che il garçon aiuto di cucina l’avrà trovato.
    Tu sai bene il mestiere che faccio e quindi ti puoi fidare: quando i gestore dell ristorante del camping cerca un giovanotto, o una ragazza per la cucina, la trova in un battibaleno; dopodiché ne arrivano molti altri che poi vedo uscire a capo chino, delusi di essere arrivati troppo tardi….
    No! Fino a questo punto non ci siamo ancora e, per come stanno andando le cose, non ci saremo mai più.
    Un caro saluto. Dr.Otremam

  19. gaspare scrive:

    io insisto. il lavoro non ha una valenza solo economica, il lavoro è dignità, è ruolo sociale, è convivenza, se il lavoro è visto solo come una cosa per far quattrini allora è una società già morta, più che malata. è banalmente da perfetti ignoranti fare l’equazione non-accetta-lavoro=bamboccione.
    peraltro questa becera equazione la fece un ministro della repubblica italiana, se non erro a radio 24, allorquando rispondendo ad una madre disperata per la sorte della figlia disoccupata nonostante numerosi master, disse: la mandi a scaricare cassette di frutta al mercato.
    non è invitando una persona di cultura a scaricare la frutta che si costruisce una società corretta, anzi, questo è offensivo. siamo al 2011, in italia, con una forbice sociale pazzesca, con milioni e milioni di famiglie che passano dal ceto medio alla soglia di povertà. un paese occidentale che si avvia a una disperazione sociale da brivido. e ancora certi stupidi li facciamo parlare?

  20. Mario scrive:

    Miopia sociale e qualunquismo disarmante.
    Trarre simili conclusioni partendo dal racconto di un’esperienza indiretta è a dir poco ridicolo!
    Il ridicolo si fa però offensivo perchè la vile parola bamboccione è diventa etichetta di un’intera generazione.
    Una generazione che mantiene ancora la dignità che quella che l’ha preceduta è andata via via perdendo.
    Mentre i primi studiavano i secondi hanno lavorato sodo per mettere il paese in ginocchio e adesso, i più gradassi, fanno propria la spacconaggine di uno che purtroppo ci tocca chiamare ministro.

    Mi consola il fatto che certi giudizi offendono più l’intelligenza di chi li scrive che quella di chi dopo anni di studio lavora in condizioni diffusamente ingiuste.

  21. Serena scrive:

    questa discussione mi e’ garbata moltissimo
    perchè a differenza di altri blog/forum dove si URLA
    per nulla, nonostante il tema da un lato l’autore
    c’ha dato lo spunto per discutere (anche da idee diverse) no?
    e dall’altro fornito spunti per riflettere per nostro conto.
    ad averne più post così dallo sfondo social-real
    e blog/spazi che fanno intervenire così tante persone
    ripeto giustamente e per fortuna di vedute non uguali

    Sere

  22. Stefano Buso scrive:

    Desideravo apporre un mio balzello alla discussione. Ed ho atteso un bel po’ prima di scrivere queste poche righe. Visto l’aerosol di livore sollevato (va da sé – non da tutti) rinuncio di buon grado. E volentieri, spendendo la mie disgraziate risorse dove meglio m’aggrada. Quanto emerso mi fa evincere che il cammino verso disamine originali, e soprattutto immuni dal noto repertorio che imperversa nel web sia (per taluni) acerbo :-)

    Ringrazio gli amici e colleghi Leonardo, Serena, Francesca, Dr.Otremam e Mariangela per aver letto il mio pedestre scritto.