Olio d’oliva, nuove norme Ue sul commercio. Istruzioni per l’uso

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Olio d'oliva
di Antonio G. Lauro*


Pubblicato, sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, il “REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) N. 29/2012 DELLA COMMISSIONE del 13 gennaio 2012″ relativo alle norme di commercializzazione dell’olio d’oliva (codificazione).

Il documento (art. n. 1) stabilisce le norme di commercia­lizzazione specifiche per il commercio al dettaglio degli oli di oliva e degli oli di sansa di oliva.


Il regolamento modifica, tra l’altro (art. n. 3), la denominazione di vendita dei più diffusi oli da olive secondo la nuova declaratoria:

a) per l’olio extra vergine di oliva: «olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici»;
b) per l’olio di oliva vergine: «olio d’oliva ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici»;
c) per l’olio di oliva composto da oli d’oliva raffinati e da oli d’oliva vergini: «olio contenente esclusivamente oli d’oliva che hanno subito un processo di raffinazione e oli ottenuti direttamente dalle olive»;

d) per l’olio di sansa di oliva: «olio contenente esclusivamente oli derivati dalla lavorazione del prodotto ottenuto dopo l’estrazione dell’olio d’oliva e oli ottenuti direttamente dalle olive» oppure «olio contenente esclusivamente oli provenienti dal tratta­ mento della sansa di oliva e oli ottenuti direttamente dalle olive».


Il successivo art. n. 4 interviene sulla designazione dell’origine che comprende unicamente:
a) nel caso di oli di oliva originari di uno Stato membro o di un paese terzo, un riferimento allo Stato membro, all’Unione o al paese terzo;
b) nel caso di miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro o paese terzo, una delle seguenti diciture:
i) miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea» op­pure un riferimento all’Unione;
ii) «miscela di oli di oliva non originari dell’Unione europea» oppure un riferimento all’origine esterna all’Unione;
iii) «miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea e non originari dell’Unione» oppure un riferimento all’ori­gine interna ed esterna all’Unione;
c) una denominazione di origine protetta o un’indicazione geo­grafica protetta ai sensi del regolamento (CE) n. 510/2006, in conformità alle disposizioni del relativo disciplinare di produzione.
Il regolamento precisa che la designazione dell’origine che indica uno Stato membro o l’Unione deve corrispondere alla zona geografica nella quale le olive sono state raccolte e in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l’olio. Qualora le olive siano state raccolte in uno Stato membro o un paese terzo diverso da quello in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l’olio, la designazione dell’origine reca la dicitura seguente: «Olio (extra) vergine di oliva ottenuto [nel­ l’Unione o in (denominazione dello Stato membro interessato)] da olive raccolte (nell’Unione), in (denominazione dello Stato membro o del paese terzo interessato)».

Anche le indicazioni facoltative da riportare in etichetta subiscono la revisione del legislatore. Infatti, pur rimanendo invariata la situazione relativa ad acidità ed estratto a freddo/prima spremitura a freddo, modifica le indicazioni delle caratteristiche organolettiche relative al gusto e/o all’odore, che possono figurare unicamente per gli oli di oliva extra vergini o vergini, rimandando tutto all’allegato XII, punto 3.3, del regolamento (CEE) n. 2568/91, subordinando le presenza di tali diciture in etichetta solamente se suffragate dai risultati di una valutazione effettuata secondo il metodo previsto dal citato regolamento (CEE) n. 2568/91.

Ma una vera rivoluzione, o conferma, a seconda dei punti di vista, è contenuta nell’art. n. 6 che recita: Se è riportata nell’etichetta, al di fuori della lista degli ingredienti, la presenza di oli, in una miscela di olio d’oliva e di altri oli vegetali, attraverso termini, immagini o simboli grafici, la denominazione di vendita della miscela è la seguente: «Miscela di oli vegetali (o nomi specifici degli oli vegetali) e di olio d’oliva», seguita immediata­ mente dall’indicazione della percentuale di olio d’oliva nella miscela.
La presenza dell’olio d’oliva può essere indicata nell’etichetta delle miscele di cui al primo comma attraverso immagini o simboli grafici unicamente se la percentuale di olio d’oliva è superiore al 50 %.
Importante la precisazione/paradosso: «Gli Stati membri possono vietare la produzione, sul loro terri­torio, delle miscele di oli di oliva e di altri oli vegetali per il consumo interno. Tuttavia essi non pos­sono vietare la commercializzazione, sul loro territorio, di sif­fatte miscele di oli provenienti da altri paesi, né vietare la pro­duzione, sul loro territorio, di siffatte miscele ai fini della com­mercializzazione in un altro Stato membro o dell’esportazione».

Si è aspettato tanto la emanazione di nuove regole sulla commercializzazione dell’olio di oliva. Sembra tanto che la montagna abbia partorito un topolino.


* Capo panel PrimOlio


3 commenti

  • gaspare

    (18 gennaio 2012 - 21:00)

    sempre più in basso.

  • Francesco Marcucci

    (27 febbraio 2012 - 17:02)

    come CONSUMATORE dico: Siamo sempre piu lontani da una informazione chiara e trasparente che ci possa aiutare e guidare negli acquisti. Se ad es. voglio la certezza di comprare solo olio extra vergine e solo un prodotto italiano…. mi devo cecare gli occhi nel leggere etichette sempre piu piccole e farmi una cultura sui significati delle varie diciture…. miscela di olii… comunitari ed extra comunitari? …e sulle percentuali?
    Come PRODUTTORE di extra vergine: La legge è fatta a misura di grandi marchi che miscelano, importano, correggono e manipolano i prodotti a tutto svantaggio dei produttori onesti e a danno dei consumatori. Comprano olio tunisino lo miscelano con il 10-20% del nostro e in etichetta scrivono “miscela di …comunitari ed extra comunitari. Oppure lo miscelano con olio spagnolo (che con tutto il rispetto non ha nulla a che vedere con i ns. migliori olii) e scrivono “miscela di olii comunitari” ….. Di che parliamo?
    In un interessante art. su il Messaggero Marco Fortis (2011) analizzava il problema e indicava come soluzione la pratica di una seria “tracciabilità” a cui si opponeva la Germania….guarda caso eh?
    la SOLUZIONE? Semplice! Basterebbe dire “si puo fregiare del nome EXTRA VERGINE DI OLIVA” solo un olio che non è miscelato con altri e le cui olive sono di origine MONO GEOGRAFICA ” se no che razza di VERGINE è?

  • Gennaro Carbotti

    (22 marzo 2012 - 15:02)

    Giusto per fare chiarezza, se su una bottiglia in commercio c’è scritto “olio extra vergine di oliva” si tratta sempre di olio extra vergine di oliva. Per quanto riguarda l’origine questa è sempre tracciata ed indicata in etichetta ed è obbligatorio. Quindi se c’è scritto “italiano” si tratta di olio extra vergine di oliva italiano, se c’è scritto “miscela di oli di oliva originari dell’unione europea” si tratta di oli extra vergini di oliva comunitari; se c’è scritto ” miscela di oli di oliva comunitari ed extra comunitari” si tratta di oli extra vergini di oliva comunitari ed extra comunitari.
    Mi sembra chiaro. Ovviamente la scritta “italiano 100%” è posta meglio in evidenza rispetto ad altre origini. Per cui se non è evidente che si tratta di oli italiani, l’olio non sarà italiano.
    Vorrei aggiungere una cosa: l’origine non è un parametro correlato alla qualità. Non è assolutamente detto che solo perchè italiano un olio extra vergine sia di qualità. Infatti l’italia produce anche grosse quantità di oli extra vergini di bassa qualità. Come non è detto che un olio extra vergine spagnolo o greco o tunisino non sia buono visto che anche in questi paesi si producono oli extra vergini eccellenti. È certo che oli extra vergini eccellenti hanno un costo maggiore, perchè le olive devono essere raccolte quando sono quasi acerbe direttamente dall’albero, contengono meno olio delle olive mature, devono essere frante nel giro di poche ore. Ma questo vale ovunque si produca olio. A parità di qualità vi sono paesi che avendo economie maggiori perchè gli agricoltori hanno investito di più nell’industrializzione delle coltivazioni (vedi spagna), o perchè il costo del lavoro è ridotto (vedi tunisia), offrono oli a costi più bassi che in Italia, è quindi danno un rapporto qualità prezzo migliore rispetto alle stesse qualità degli oli italiani.
    I marchi offrono la garanzia di oli extra vergini sempre controllati, con il giusto rapporto qualità prezzo. Poi l’unico modo per sapere se un olio extra vergine sia di proprio gusto è assaggiarlo. Un ottimo extra vermgine deve dare sensazioni erbacee, verdi all’olfatto ed essere piccante e misuratamente amaro. Ma vi sono anche extra vemrgini di qualità inferiore, pur sempre extra vergini, che danno sensazioni di frutta più matura, questo perche le olive quando sono state raccolte erano più mature. Ma tutto questo non dipende dall’origine. È la stessa differenza che passa fra una pera appena raccolta e croccante e una pera troppo matura. Per fare l’esempio del vino, vi sono vini di alta qualità francesi o italiani o spagnoli che siano e vini di bassa qualità. Ma mentre nel vino la cultura è più diffusa, e sempre più consumatori sono capaci di discernere la qualità dei vini, nell’olio questa cultura non si è ancora diffusa. Una cosa è certa, chi compra il tavernello spendendo 1 € Sto arrivando! Quello che sta facendo e che qualità sta acquistando, non vedo perchè chi spende 3€ per una bottiglia di olio non debba pretendere la massima qualità. Eppure il consumatore deve poter scegliere tra tavernello, corvo e brunnello ( sempre vino è), come deve poter scegliere fra un olio extra vergine da 2,5€ uno da 6€ e un olio da 15 € al litro ( sempre olio extra vergine è). Non vedo perchè la cosa faccia tanto scalpore.

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