
Foto ricordo dei produttori presenti. Da sinistra: Maria Scala, Manuela Piancastelli, Peppe Mancini, Maria ida Avallone, Elene e Salvatore Fucci, Mila Vuolo, Guido Marsella e Nando Salemme, il patròn dell’Abraxas
di Giulia Cannada Bartoli
L’attesa era fortissima. Nando e Vanna di Abraxas, la sottoscritta, Elena e Salvatore Fucci, avevamo pianificato quest’evento da diversi mesi curandolo in tutti i particolari. Allestito all’ultimo momento un tavolo da 20 persone per far fronte all’overbooking, in una sola serata sei produttori di vino campani allo stesso tavolo, a rappresentare una bella fetta della viticoltura regionale: da Guido Marsella da Summonte (Av), il Fiano cult degli intenditori, ai principi del Pallagrello, Manuela Piancastelli e Peppe Mancini di Terre del Principe da Castelcampagnano (Ce) e ancora, Madame Falerno del Massico, Maria Ida Avallone di Villa Matilde (Ce) e poi Maria Gabriella Scala a rappresentare i vini del Vesuvio con le Cantine Scala, i Colli di Salerno con Mila Vuolo, e, naturalmente, i protagonisti della serata, Elena e Salvatore Fucci.
Figlia e padre, due generazioni, due modi di intendere il vino fusi dalla stessa passione e dalla medesima volontà di creare un prodotto specchio del territorio, il magnifico Vulture. L’atmosfera è assolutamente familiare così come l’azienda dei Fucci: le bottiglie 2003, 2004, 2005 e 2006 pronte e in bell’ordine nella fresca cantina di Abraxas. Si chiacchiera, si affrontano anche argomenti del vino importanti, e, soprattutto, non ci si osserva da lontano con diffidenza. L’ambiente è misto, i produttori, il pubblico degli appassionati e poi tanti altri addetti ai lavori dei Campi Flegrei: Angelo di Costanzo e Lilly Avallone de l’Enoteca L’Arcante, Rosario Mattera di Campi Flegrei a Tavola, Vito Trotta Fiduciario Slow Food di zona, due ristoratrici e donne del Vino, Antonella Cosentino de Il Gabbiano e Gabriella Alosco di Alos Club. Al mio fianco a tavola il giornalista e amico Tommaso Esposito delle Guide dell’Espresso. Emozionato, Nando Salemme patron di Abraxas dà il via alla serata. Più emozionata di Nando, l’Enologa di casa Elena Fucci ci racconta la storia dell’azienda nata quasi per gioco, un “vin de garage” trasformato poi con gli anni e duro lavoro in un grande prodotto. Fino al 2003 l’Azienda è stata seguita dall’enologo Sergio Paternoster, poi dal 2004 arrivano i vini di Elena. Diamo inizio alla cena, un menù studiato con cura per reggere la potenza dei quattro colossi di casa Fucci.
Si comincia con il Titolo 2006 al quale accompagniamo un poker di antipasti: crostino con pancetta flegrea, cavolfiore e papaccella napoletana, Pasta Fillo con zucca e guanciale, Tortino di broccoli in crosta di patate e Polentina con salsiccia e friarielli. Il vino 2006 è giovanissimo ( ho chiesto la collaborazione per la degustazione tecnica, alla fine di questo racconto, al mio amico Angelo di Costanzo, Primo Sommelier della Campania 2008). L’aria è di festa e di gran curiosità, tutti ascoltano con attenzione questa minuscola giovane enologa con laurea in Enologia a Pisa, parlare del proprio vino con modestia ed occhi luccicanti di orgoglio e passione. Per ora Papà Fucci chiacchiera con Guido Marsella e fa finta di nulla. Il Titolo 2005 lo abbiniamo a ziti di Gragnano con pesto di Noci di Sorrento e cacio di bufala. L’atmosfera si riscalda, il vino diventa sempre piu’ intrigante e cominciano commenti, vivaci scambi tra pubblico e produttori, vi assicuro uno spettacolo meraviglioso. Arriva l’altro dei due primi piatti, gnocchi di casa con ragù di pomodoro San Marzano dop di Ciccio Piròlo, quanto di meglio c’è sul mercato in questo momento. Piatto robusto, vino robusto. Arriva il Titolo 2004, il primo vino di Elena, materia esplosiva e complessa al naso, incanta tutti i presenti, parte un fitto scambio di esperienze tra Elena, Salvatore che intanto è uscito allo scoperto e Manuela Piancastelli e Peppe Mancini. Intanto tutti con il naso nel bicchiere a tirar fuori note profumate di una grande annata. Arriva l’ultimo vino, Il Titolo 2003, che abbiniamo all’arista di maiale flegreo in riduzione di aglianico. Ora tutti abbiamo davanti i nostri quattro bicchieri e cominciano le comparazioni, le domande ad Elena e a Salvatore fioccano nonostante l’ora tarda. Chiudiamo in dolcezza con una profumatissima crostatina ai mandarini di nonno Salemme, fragrante nella pasta, ci dà la sensazione di sbucciare un mandarino appena colto dall’albero. Arrivano caffè e rhum agricolo e in paranza ci spostiamo nel fumoir riscaldato all’esterno, è tardissimo, ma le discussioni e la voglia di confrontarsi prevalgono sul sonno. Una serata da portare nel cuore.
La degustazione tecnica
di Angelo di Costanzo
Aglianico del Vulture Titolo 2006 Un vino che manifesta tutta la verve comunicativa della minuta Elena Fucci, giovane enologa lucana che rappresenta un valido riferimento per il futuro della straordinaria terra del sud che è la Basilicata. Un Aglianico vivace nel colore, rubino con sfumature tendenti al porpora, abbastanza trasparente e di media consistenza. Il primo naso è caratterizzato da una nota fresca e pulita di vinosità gradevolissima, poi note invitanti di frutta a polpa rossa, poi ancora sensazioni speziate appena accennate, finissime, eleganti, manifesto questo di una complessità olfattiva in piena evoluzione. Qui giocano un ruolo fondamentale anche le vigne giovani che entrano sempre con maggiore partecipazione nella composizione finale del vino avviato poi all’invecchiamento in legno. In bocca è asciutto, deciso e persistente nella sua profondità, è giovane e non lo nasconde, più del tannino il suo equilibrio gustativo subisce la sua freschezza, che gli donerà senz’altro anni a venire luminosi ma che non concede in questo momento una godibilità assoluta. Un vino da aspettare. Prezzo in enoteca € 29,00
Aglianico del Vulture Titolo 2005 L’aggettivo che meglio esprime questo vino è sicuramente “ammaliante”, con tutto quello che può rappresentare nella sua ampia interpretazione. “Delle tre ultime annate prodotte, 2006, 2005, 2004 – dice Elena – non abbiamo registrato variazioni climatiche particolarmente incidenti sulla definizione complessiva del nostro Aglianico”, io le credo senz’altro, ma nel bicchiere mi ritrovo comunque un vino da raccontare con un tono diverso. Il colore è rosso rubino, poco trasparente e manifesta nel calice buona concentrazione glicerica. Il primo naso è intenso e avvolgente su note di piccoli frutti rossi surmaturi, poi vengono fuori note speziate (pepe) e sensazioni terziarie molto interessanti, cuoio e smalto in primis. In bocca si pone intenso ed abbastanza persistente, il frutto diviene quasi masticabile, di buon corpo; Si può tranquillamente affermare di stare bevendo un vino con un’ impronta più godibile, immediata, ma senz’altro poco calzante alle aspettative di chi si aspetta un Aglianico più austero. Prezzo in enoteca € 30,00
Aglianico del Vulture Titolo 2004 La prima annata condotta personalmente da Elena Fucci, con i consigli in vigna del nonno e con tutto il suo personale amore ed estro tra vasche e barriques, quest’ultime scelte dopo alcuni anni di ricerca e sperimentazione con l’azienda francese Boutes di Bordeaux. Il colore riprende note cromatiche molto affascinanti, rosso rubino con lievi sfumature granata, abbastanza trasparente e di buona consistenza nel bicchiere. Il primo naso è assai intenso su note evolute, con un approccio balsamico e con una evoluzione in spezie, cuoio, liquirizia. In bocca è asciutto, intenso e di buona persistenza, sorretto da una buona acidità, con un tannino levigato ma ancora presente e tangibile, mai invadente per tutta la beva. Un gran bel vino, da goderne adesso e certamente per chi ne avrà la possibilità da non perdere di vista nei prossimi anni. Prezzo in enoteca € 32,00
Aglianico del Vulture Titolo 2003 Della vendemmia in questione si è parlato tanto e forse troppo, dei numerosi problemi che ha causato la calura estiva e dei trampolini che molti viticoltori hanno dovuto usare per rimanere attaccati al mercato. Adesso però che si iniziano ad aprire le bottiglie, dopo un lapalissiano tempo di attesa si hanno piacevoli scoperte. Nel Vulture la sensazione catastrofica dell’annata per la verità non la si è avuta sin dall’inizio e – come dice Elena Fucci – “prima ci hanno detto che correvamo il rischio di buttare tutto via, poi l’anno dopo si sono distribuiti alla 2003 premi a destra e a manca”. Si sono dimenticati però di premiare questo bellissimo vino, aggiungo io, curato sino all’estrema ratio da Sergio Paternoster: di colore rubino carico, poco trasparente, consistente. Un naso eccelso, pulito, con un approccio elegante e fine su note aromatiche che vanno dal floreale passito, al fruttato in confettura, allo speziato al sentore animale di pelliccia. In bocca è secco, austero alla vecchia maniera, sorretto da una acidità masticabile e da un tannino che proprio non ne vuole sapere di assopirsi. Carattere da vendere. Prezzo in enoteca € 35,00












