Donne produttrici: il vino italiano al femminile 48| Gilda Guida (Martusciello)


gilda guida

di Chiara Giorleo 

Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.

Oggi lo chiediamo a Gilda Guida

Dopo la Laurea Magistrale in Economia presso l’Università Parthenope di Napoli nel 1996 e il Master in Internazionalizzazione delle Imprese presso l’IDIMER di Napoli nel 1997, scopre l’amore e il vino grazie all’incontro con Cantine Grotta del Sole, storica azienda vitivinicola campana. Salvatore Martusciello e la sua famiglia, pionieri nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani, le offrono una prospettiva inedita, in cui la valorizzazione dei prodotti è indissolubilmente legata a quella dei territori.

Una passione che sposa, letteralmente, nel 2005 e che, anno dopo anno, consolida attraverso un impegno costante nel settore, partecipando attivamente alla rinascita del mondo vitivinicolo campano.

Raccontare i Campi Flegrei e gli altri territori campani in cui la famiglia è impegnata, in Italia e nel mondo; condividere la bellezza di luoghi iconici della civiltà italica, greca e romana; declinare il vino da molteplici punti di vista per esprimerne unicità e straordinarietà: tutto questo le ha consentito di sviluppare una visione poliedrica del vino, inteso prima come concetto culturale e poi come prodotto.

Dal 2004 fa parte dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, di cui è stata anche Consigliera Nazionale, membro della Commissione dei Rapporti Internazionali, vice-delegata Campana, attualmente ricopre il ruolo di Delegata per la Campania. Inoltre, è Vice-Presidente del Vitica – Consorzio Viticoltori del Casertano -, Consigliera del Consorzio Penisola Sorrentina DOP.
Ha conseguito il Diploma WSET Level 2, è Maestra Assaggiatrice ONAV ed è appassionata di cucina tradizionale Napoletana.

 

  • Quando hai iniziato a fare il vino.

Ho incontrato il vino nel 1998, a Grotta del Sole, azienda di lungo corso della famiglia di Salvatore (oggi il marito, ndr). Non è stato solo un lavoro, ma un ingresso improvviso in un mondo nuovo. Salvatore Martusciello e la sua famiglia, pionieri nella riscoperta e nella difesa degli autoctoni campani, mi hanno aperto le porte di un universo complesso, fatto di terra, attese e intuizioni.

Erano anni elettrici, quelli del boom del vino. Tutto correva veloce, tutto vibrava. Il territorio, la vigna, la cantina non erano concetti da studiare, ma un linguaggio quotidiano da imparare vivendo. Ogni giorno aveva il ritmo dell’adrenalina e della scoperta.

La passione di Salvatore e della sua famiglia mi ha travolto subito. Con loro ho condiviso visioni e

responsabilità: raccontare i Campi Flegrei in Italia e nel mondo, accogliere chi arrivava fin qui, promuovere il vino come espressione viva del territorio, intrecciandolo con attività culturali, incontri, racconti.

Nel 2015, dopo anni di strada fatta insieme, io e Salvatore abbiamo deciso di dare forma a una nostra idea di vino. È nata così una piccola realtà produttiva che porta il suo nome, nel cuore dei Campi Flegrei: un luogo dove tutto quello che avevamo vissuto trovava finalmente una voce propria.

 

  • Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?

La Campania è il mio primo e più profondo riferimento: un territorio complesso, stratificato, con vitigni straordinari e ancora tanto da raccontare. In Italia guardo con interesse a chi lavora con coerenza su identità e precisione stilistica penso alla freschezza e mineralità precise del Verdicchio dei Castelli di Jesi, o all’eleganza, struttura tannica precisa e all’espressione chiara del terroir del Barolo. All’estero mi ispirano tanto alcune aree francesi – la zona centrale della Loira, la Champagne dove rigore, rispetto del luogo e visione a lungo termine convivono in modo molto naturale.

 

  • Qual è la tua firma stilistica?

Direi eleganza, autenticità e rispetto. Mi piacciono vini che non urlano, e che raccontano con chiarezza da dove vengono. Freschezza, equilibrio e bevibilità sono elementi fondamentali, così come la fedeltà ai vitigni autoctoni e alle specificità dei nostri suoli.

 

  • Come ti muovi in azienda in tema di sostenibilità, anche sociale?

La sostenibilità per noi non è uno slogan, ma un approccio quotidiano. In vigna lavoriamo con grande

attenzione all’ambiente, riducendo al minimo gli interventi invasivi e rispettando i ritmi naturali. Ma c’è anche una sostenibilità umana e sociale: il rispetto delle persone, del lavoro, della comunità agricole in cui operiamo. Crediamo molto nella responsabilità di chi fa vino verso il territorio che lo ospita.

 

  • Qual è o può essere il contributo della donna rispetto a queste nuove sfide?

Le donne portano spesso uno sguardo più inclusivo, sensibile e attento al lungo periodo. C’è una grande capacità di ascolto, di mediazione e di cura dei dettagli, che oggi è fondamentale per affrontare temi complessi come il cambiamento climatico, la sostenibilità e l’evoluzione dei mercati. Non è una questione di “meglio o peggio”, ma di arricchimento del punto di vista.

 

  • Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore a tuo parere?

Sono stati fatti passi avanti, ma c’è ancora strada da fare. Spesso le donne lavorano molto, sono multitasking per natura, hanno una grande propensione per le relazioni, ma vengono raccontate poco. Associazioni come Le Donne del Vino sono fondamentali proprio per dare voce, visibilità e rete a competenze che esistono da tempo. Il riconoscimento passa anche dalla normalità: arrivare al punto in cui non faccia più notizia il fatto che una donna guidi un’azienda o un progetto.

 

  • Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?

Le difficoltà sono molte: il cambiamento climatico, la burocrazia, i costi di produzione, un mercato sempre più competitivo. Ma i vantaggi sono enormi: l’Italia ha una biodiversità viticola unica al mondo, una cultura millenaria e territori capaci di emozionare, sono asset impossibili da replicare altrove. Se sappiamo fare sistema e raccontarci meglio, il nostro potenziale è ancora grandissimo.

 

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 1| Manuela Piancastelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 2| Donatella Cinelli Colombini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 3| Angela Velenosi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 4 | Chiara Boschis

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 5| Elena Fucci

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 6 | Graziana Grassini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 19| Vincenza Folgheretti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 20| Eleonora Charrère

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 21| Daniela Mastroberardino

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 22| Carla e Laura Pacelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 23| Valentina Abbona

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 24| Camilla Lunelli

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 25| Carolin Martino

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 26| Marzia Varvaglione

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 27| Antonella Cantarutti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 28 | Marta Trevia

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 29| Pia Donata Berlucchi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 30| Nadia Zenato

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 31| Federica Boffa Pio

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 32| Chiara Condello

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 33 | Sabrina Tedeschi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 34| Marianna Annio

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 35| Laura Verdecchia

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 36| Milena Pepe

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 37| Silvia Tadiello

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 38| Le sorelle Cotarella

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 39| Albiera Antinori

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 40| Antonella Lombardo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 41| Roberta Ceretto

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 42| Daniela Adanti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 43| Valentina Carputo

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 44| Arianna Occhipinti

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 45| Silvia Imparato

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 46| Matilde Poggi

Donne produttrici: il vino italiano al femminile 47 | Tessa Gelisio

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