Il Cappuccino di Seppia di Alajmo, il piatto più sexy della vita di Maffi

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'ingredienti, la parte relativa al cappuccino di seppia
‘ingredienti, la parte relativa al cappuccino di seppia

(l.p.) Oggi è il compleanno di una persona molto importante per questo blog. L’inesauribile Maffi. Segno dei Gemelli, come il sottoscritto, dunque sempre alla ricerca di novità, intuitivo e superficiale, generoso e permaloso, capace di volare su grandi orizzonti e di imprigionarsi da solo in micidiali claustrofobie. Non ci spaventa la morte ma la noia dopo la morte:-)
Una persona importante per il blog perché di stimolo continuo e, soprattutto, per il suo coltivare la memoria con nostalgia ma senza rimpianto. Un personaggione che sarebbe piaciuto a Moliere per le sue fantastiche bevute, i suoi amori esibiti con gioia infantile e, last but not least, il suo palato, uno dei più raffinati d’Italia.
Auguri da tutti noi,  vecio:-)

di Giancarlo Maffi

Anni vissuti mangiando e bevendo. Seduto in fondo alla sala, a un tavolino centrale da sfigato, nonostante avessi prenotato anche l’albergo e l’ambiente fosse per tre quarti vuoto, mi guardavo in giro abbastanza smarrito. Ero partito da Antibes per affari di lavoro nel bergamasco e nel bresciano. Voglia di tornare a casa: less than zero. La storia con C. volgeva al crepuscolo. Molta amarezza e molta colpa da parte mia, tra l’altro eravamo già oltre la rottura dei piatti di Sèvres (immagino brividi lungo la schiena di Laura Scollo) e quindi era praticamente finita. Mi spiaceva non tornare a casa solo per Dinò, il meticcio che ormai abitava con noi. Volendo concedermi qualcosa di diverso dal solito e anche perché l’indole era malinconica assai non telefonai ai soliti Tamani de L’Ambasciata. Tra l’altro essendo solo i bagni del ristorante quistellese sarebbero stati tristi nel vedermi in quelle condizioni. Ero già oltre l’uscita di Desenzano e anche il lago di Garda mi metteva addosso una sensazione di umida infelicità. Vivevo a Villeneuve-Loubet, cribbio, con il mare della Côte davanti agli occhi ogni volta che uscivo dalla porta-finestra, con il faro di Cap d’Antibes che mi puntava. Fanculo quindi gli stellati di Villa Feltrinelli e altri luoghi ameni, ameni sì ma per crucchi estivi.

il libro 'ingredienti' di Massimiliano e Raffaela Alajmo
il libro ‘ingredienti’ di Massimiliano e Raffaele Alajmo

Puntai allora il navigatore dell’Audi A8 verso Le Calandre, regno degli Alajmo. C’ero stato qualche anno prima. Sì, mi era piaciuto, ma quell’antipatico del fratello, regista della sala, mi aveva rotto i cabbasisi per non so quale motivo, forse il telefonino che squillava in modo in po’ troppo brusco e tutto ciò mi aveva rovinato il pranzo. Decisi che l’avrei snobbato oltre ogni limite e l’avrei ferito nella sua evidente ingordigia monetaria, limitandomi a bere la bottiglia meno costosa o al limite seguendo l’istinto di rispondere alle sue richieste con un “sono amico di Gualtiero, bevo solo acqua, grazie”, con nasone all’insù. Mangiai da Dio, nonostante Raffaele, contro il quale condussi una sottile guerra psicologica, rifiutando l’aperitivo e la carta dei vini, facendo cadere il bicchiere dell’acqua all’inizio, costringendolo a far cambiare la tovaglia mentre andavo in bagno, purtroppo da solo questa volta…Per diletto lasciai cadere spesso il tovagliolo, ma mi succede anche normalmente, costringendo lui e quel povero e certamente masochista cameriere al cambio continuo. Divorai quella buonissima carne sulla corteccia, un risotto liquirizia e zafferano di altissima esecuzione sul quale, all’esterrefatto Raffaele che ormai pensava fossi astemio, chiesi inopinatamente un bicchiere di birra adatto alla bisogna. Di seguito altre cose buonissime, ma una sola che mi teletrasportò nella libidine pura e totale: il Cappuccino di Seppia.

'ingredienti, il cappuccino di seppia
‘ingredienti, il cappuccino di seppia

 

'ingredienti, il cappuccino di seppia
‘ingredienti, il cappuccino di seppia

 

'ingredienti, il cappuccino di seppia
‘ingredienti, il cappuccino di seppia

Cazzo, una genialata perfino esagerata. Non c’è nulla da fare: il cibo è sesso e quel piatto era sesso. I colori, prima di tutto. La sensualità del nero, per esempio: un fattore erotico scoperto molti anni prima, invitando a cena una tipa piuttosto intrigante che certo aveva comunque deciso di darmela, a cui avevo proposto un risotto al nero di seppia che velocizzò, lo capii dal suo sguardo allibito, le operazioni di alta (ma pure bassa) idraulica. Poi il bianco della patate mischiato alla panna, suadente sotto il palato. Il sapido feroce delle due gocce di salsa di soia, il bel color verde della cipollina. Il contenitore, delizioso, dove tuffare il cucchiaino in verticale (raccomandò il Raffaele, certo – noi siamo scemi – volevo dirgli) in una consistenza che ricordava inevitabilmente una tetta magari non più giovanissima ma di alta sostenibilità. Trattai il prezzo di Ingredienti, il notevole librone dal costo furibondo, bisogna dirlo, direttamente con Massimiliano, che venne alla fine a fare il giro dei tavoli, strappando uno sconto di 50 euro.

Massimiliano Alajmo
Massimiliano Alajmo

Mi chiese cosa mi fosse piaciuto di più perché i piatti erano tornati tutti vuoti in cucina. Spavaldo come pochi gli risposi che l’esecuzione del Cappuccino non mi sembrava impossibile e che avevo delle idee su come utilizzare quella meraviglia. Il giorno dopo tornai in Francia di corsa, fermandomi solo a Sanremo a fare scorta di tutto, compresi i miei amati gamberi viola. La ricetta la leggete qui ed è, fondamentalmente, semplice. Usai C. come cavia: era rimasto il solo suo utilizzo perché ormai dormivo sul divano insieme a Dinò, e tutte le cose che avevo in mente di fare me le tenni di scorta. Venne bene la prima volta e ancor meglio la seconda, aggiustando il tiro fra le patate e la panna. Le patate francesi sono note per essere riccamente amidose e il piatto viene meglio se sbava un pochino, ma secondo me vanno benissimo pure quelle di Avezzano (in questi giorni si trovano nei mercati a prezzo accettabile). Liberatomi della presenza psicologicamente pesante dell’allora compagna, e comunque piangemmo in tre, cane compreso che capì tutto e non mangiò per tre giorni, mi scatenai alla ricerca di una donzella còrsa, di Ajaccio, conosciuta appena arrivato in Francia. Faceva la receptionist in una palestra vista mare che frequentavo, alla Baia degli Angeli, in verità più per la gnocca che per la forma. Lei più che un angelo pareva una Venere, più zoccola però (e già la dea…). Se la tirava da morire ma guardava le riviste con le auto. Un giorno le piantai l’Aston Martin, la prima delle tre, un DB7 blu, davanti all’ingresso, in posizione vietatissima.

Aston Martin DB7 - immagine tratta da www.auto-online.ch
Aston Martin DB7 – immagine tratta da www.auto-online.ch

Entrò già agitata in sala tapis roulant chiedendo timidamente di chi fosse quella meraviglia. Alzai il ditino e mi chiese, con una gentilezza mai vista fino a quella mattina, se potevo spostarla, chè quello era il posto per le ambulanze. Il giorno dopo ero a pranzo con lei e l’Aston naturalmente, nel miglior ristorante di spiaggia di Cap d’Antibes, Le Keller. Qualcosa però non funzionava. Era quasi estate, mancavano due o tre giorni al mio compleanno. Di solito in costiera giravano tutte senza calze pure a Natale, ma quel giorno G. le aveva, sotto un abitino cremisi, di un colore fra il carne e il rosa. Seduti davanti a uno splendido chapon de mer à la provençal, mi disse, con quel suo soffio di italiano/còrso/francese: “metti la mano qui!” era una auto reggente: il boccone di scorfano finì di traverso e iniziò a turbinare l’idraulica. Mi disse che non aveva tutto il pomeriggio. Il DB7 rombò spaventosamente lungo gli 8 km che separano il Cap da casa. Due giorni dopo, davanti a Dinò, che aveva recuperato la vecchia filosofia menefreghista del cane da clochard che era stato e aveva accettato la sostituzione femminea, le proposi il Cappuccino di Seppia. Io ero ormai innamorato (anche lei, ma dell’auto però). Le piacque da impazzire. Le spalmai un po’ di nero di seppia intorno a quei capezzoli da monte bianco , anzi Mont Blanc visto la francesità, che aveva. Era bianca bianca e odiava il sole. Strano tipo di còrsa. Pronunciava Ajacciò accentato e la doppia c mi faceva partire un ormone che nessun tipo di Viagra poteva sollecitare a pari potenza. Poi presi un poco di crema di patate, ormai solo tiepida e la misi a contatto con Venere e con l’altra patata. Ero completamente perso e sarei stato pronto a sposarla e a trasferirmi in Corsica per il resto della vita. Ma squillò il suo telefono e mentre io me ne stavo laggiù in Paradiso ringraziando Alajmo, la sentii condire con bellissime falsità il suo fidanzato convivente. Ahi! mi dissi, mentre si accendeva l’allarme rosso: ricordati Maffi, tutti e due i Maffi, non solo quello razionale ma anche l’altro, che quello che sta dicendo oggi per scopare con te potrebbe dirlo un domani per stare con un altro.

Malinconicamente mi arresi, dopo però un paio di mesi e diversi giri di Cappuccino di Seppia, abbandonando la palestra e dicendo che vendevo l’Aston Martin perché avevo finito i soldi. Peccato… ma voi, certo meno istintivi di me, sono certo vorrete provare la ricetta, come dicevo prima non difficilissima, con le vostre legittime consorti, compreso capezzoli e monti di Venere, spero. Qualcuna mi ringrazierà….

P.S. è giusto riconoscere a “Crapapelata” ,vecchio nickname di Leo Ciomei ai tempi del forum del Gambero Rosso, da lui spesso rimpianto, il duro lavoro di correttore di bozze per il mio testo :)

Rileggetevi questo vecchio pezzo di Maffi

5 commenti

  • giancarlo maffi

    (17 giugno 2015 - 11:27)

    Certo, il 90% dell’incipit di Luciano e’ puro fanculaggio. Comunque io sono un romantico e i lucciconi sono venuti giù copiosi lo stesso :)

  • aldo

    (17 giugno 2015 - 12:53)

    Il Maffi più autentico, buon compleanno “vecio”

  • marco contursi

    (17 giugno 2015 - 15:24)

    Almeno la vita puoi dire di essertela goduta….mi sa che devo iniziare anche io…..ma dove lo trovo un DB7?…urge rimediare…

  • Marco 50e50

    (18 giugno 2015 - 22:03)

    “Gli amori esibiti con gioia infantile” sono tipici dei gemelli nostalgici, se anche il resto delle “esibizioni” è solo frutto della sindrome di Peter Pan, credo che questo sia uno dei più bei pezzi (di vita) che abbia mai letto.
    Auguri da un gemelli nostalgico.

  • giancarlo maffi

    (20 giugno 2015 - 20:45)

    Grazie per gli auguri e grazie per tutto a tutti. Per me dovrebbero inventare una sindrome diversa: la sindrome del samaritano( NON e ‘ la posizione conosciuta) ho sempre cercato di portare sulle spalle le responsabilità che avrebbero dovuto avere le donne che ho frequentato, lasciando spesso in un angolo parte delle mie. Parte, comunque :)

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