Donne produttrici: il vino italiano al femminile 50| Renata Garofano
Dopo una lunga serie sulle critiche di vino, il focus si sposta sulla produzione al femminile. Zone di ispirazione, stili produttivi e prospettive: ecco qual è l’approccio delle produttrici italiane.
Come membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino mi rivolgo alle produttrici di diverse regioni d’Italia per saperne di più.
Oggi lo chiediamo a Renata Garofano
Classe 1977, Renata Garofano è cresciuta in una famiglia votata al vino. Dal padre Severino, storico enologo, apprende non solo i segreti tecnici ma anche la passione profonda per questo mondo. Dopo la laurea in Economia e Commercio si è dedicata a tempo pieno all’azienda di famiglia, Garofano Vigneti e Cantine a Copertino Severino Garofano • Vigneti e Cantine • Tenuta Monaci, Copertino, in provincia di Lecce, dove si occupa tanto dell’area amministrativa quanto delle pubbliche relazioni, insieme al fratello Stefano, mantenendo un legame costante con il lavoro in vigna e in cantina.
Grazie al conseguimento del diploma di Sommelier AIS ha affinato il proprio profilo professionale, integrando solide basi tecniche con spiccate doti comunicative. Socia produttrice dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, ricopre attualmente il ruolo di delegata regionale per la Puglia.
• Quando e come hai iniziato a fare vino?
Il vino fa parte della mia vita da sempre, grazie a mio padre Severino. Fin da piccola ho potuto respirare l’atmosfera quasi magica della cantina, crescendo tra i profumi della vendemmia e imparando ad apprezzare la bellezza dei cicli della natura, oltre che la cultura del bere bene. In famiglia abbiamo avuto il privilegio di conoscere valori semplici ma profondi: rispetto, cura e dedizione, e quel senso dell’attesa che è imprescindibile nel divenire di un vino. Osservando il mio papà nel suo lavoro di enologo, restavo affascinata dalla sua capacità di creare: per lui il vino non era solo tecnica, ma una visione capace di rispettare l’anima di ogni vitigno. Questi preziosi insegnamenti sono diventati ben presto le fondamenta del mio percorso. Nel 1995 prende il via un progetto di famiglia, a Copertino, che con mio fratello Stefano portiamo avanti nel segno di un’eredità preziosa, custodita con orgoglio. In trent’anni di vendemmie del Negroamaro abbiamo cercato non solo di raccontare una storia familiare ma l’essenza di un territorio che merita cura e grande attenzione. E auspichiamo di scriverne anche altre: storie di vini ed emozioni che raccontino il nostro Salento e aggiungano valore alla Puglia del vino moderno.
• Quali sono i tuoi riferimenti o le tue zone di ispirazione in Italia e all’estero?
Guardo sempre tutti i territori del vino con interesse, cercando ispirazione ma soprattutto per arricchire il mio bagaglio di conoscenze. Il vino è prima di tutto cultura, storia millenaria e tutti i luoghi del vino hanno una grande valenza culturale e identitaria, e meritano di essere esplorati e approfonditi per viverli appieno. I diversi viaggi mi hanno permesso di scoprire luoghi e produzioni affascinanti, come la Borgogna, la Rioja, la Valle del Douro, ma anche diverse regioni italiane, come il Trentino-Alto Adige che ha un posto particolare nelle pagine dei miei ricordi familiari.
Il fascino del vino è in tutte le sue sfumature di colore e di note gusto-olfattive. Amo i vini rosati. Non solo quelli salentini da Negroamaro, che evocano i bei tramonti d’estate, ma apprezzo profondamente qualsiasi vitigno sappia declinarsi con carattere anche in rosa. Mi piace quindi scoprire nuove produzioni che sappiano raccontare in modo coerente il vitigno ma anche la storia singolare di un luogo e delle persone che lo custodiscono.
• Qual è la tua firma stilistica?
Più che una mia firma stilistica, credo in una filosofia corale che appartiene alla mia famiglia: far emergere lo stile identitario ereditato da mio padre con una evoluzione capace di interpretare il gusto contemporaneo, senza mai tradire il legame con il territorio e le nostre origini. Anche se il mio contributo non è strettamente tecnico-enologico, la mia “firma” sta nella visione d’insieme. Curo le relazioni, mi occupo della gestione operativa e del marketing, impegnandomi nel raccontare al meglio il carattere distintivo della nostra produzione. Sento il privilegio e la responsabilità di custodire un’eredità importante, guardando al futuro con coraggio e un pizzico di spirito creativo.
• Come ti muovi in azienda in tema di sostenibilità, anche sociale?
La sostenibilità è un tema importante e attuale che in un mercato fortemente competitivo può fare la differenza, non solo se guardiamo al tema ambientale, economico, produttivo. Ritengo che debba essere non solo un traguardo da raggiungere ma il linguaggio comune, una cultura aziendale per connettersi ancora di più con la comunità. In azienda cerchiamo di adottare pratiche che rispettino ogni nostra risorsa, fin dalla vigna. Oltre al rispetto della terra, poniamo centrale l’etica del lavoro e la trasparenza verso i fornitori. Siamo attenti al benessere dei nostri collaboratori, che consideriamo parte integrante della famiglia, e cerchiamo dare valore alle produzioni locali e sostenere così l’economia del territorio. È un percorso di miglioramento continuo e un impegno quotidiano affinché ogni decisione sia guidata da quel senso di responsabilità e rispetto che ci lega alla nostra terra e alla comunità che ci ospita. Mi piace pensare che nel nostro piccolo lasciamo un messaggio di fiducia per le generazioni future.
• Qual è/può essere il contributo della donna rispetto a queste nuove sfide?
Le sfide globali che affrontiamo oggi non hanno genere: richiedono competenze, visione e coraggio da parte di chiunque. Ogni donna e ogni uomo, in base al proprio contesto lavorativo e sociale, ha maggiori o migliori capacità nell’affrontarle e trovare la soluzione ottimale. Ma è riconosciuto che il contributo femminile sia spesso cruciale proprio per la diversità di prospettiva che apporta. La donna oltre alle capacità tecniche ha una sensibilità relazionale e una visione d’insieme che permettono di leggere i problemi in modo più profondo, anticipando rischi e opportunità. Un approccio orientato alla mediazione, all’ascolto attivo e alla concretezza, che aiuta in molte circostanze ad intuire la strada migliore per superare le sfide e individuare le strategie più vincenti.
• Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore a tuo parere?
Oggi sicuramente è più facile per una donna veder riconosciuto il suo impegno e la sua competenza, in un settore che per tanti anni è stato invece a prevalenza maschile. Prima di tutto grazie ad una maggiore consapevolezza delle sue capacità a ricoprire ruoli anche decisionali e quel senso di leadership che è cresciuto con il tempo. Sempre più professioni del vino, infatti, beneficiano dell’apporto determinante di donne esperte e competenti. Il contesto sociale però pesa ancora molto: manca una reale evoluzione culturale capace di far superare l’idea che solo ruoli marginali o di supporto siano quelli che competono ad una donna. Ma sono proprio associazioni come quella delle Donne del Vino ad aiutare in questo processo di sensibilizzazione e di affermazione del ruolo della donna nel mondo lavorativo. Da oltre trentacinque anni l’empowerment femminile è l’identità e il punto di forza del sodalizio nazionale, convinte che il nostro essere imprenditrici del vino in tanti e diversi ambiti sia un valore aggiunto per apportare una visione innovativa al comparto, accelerare una crescita economica e scardinare definitivamente i vecchi retaggi culturali.
• Quali sono le maggiori difficoltà nel fare vino in Italia oggi? E quali i vantaggi?
Oggi la produzione di vino beneficia di un progresso tecnologico che permette di valorizzare al meglio materie prime di altissima qualità. Tuttavia, le sfide produttive si sono spostate verso la gestione delle variabili climatiche, sempre più imprevedibili. Le vere difficoltà risiedono però nella commercializzazione. Ci scontriamo con mercati instabili e un’offerta globale che supera decisamente la domanda, rendendo difficile la pianificazione a lungo termine. A questo si aggiunge un cambiamento nei consumi, che richiede una capacità di adattamento costante e un grande lavoro di marketing.
Il grande vantaggio resta il Made in Italy, un marchio che parla di eccellenza e biodiversità unica grazie ai nostri innumerevoli vitigni autoctoni. L’identità dei territori enoici, il forte legame con il paesaggio e la cultura dei luoghi, la possibilità di costruire intorno al vino uno storytelling territoriale forte e autentico, capace di attrarre l’attenzione dei turisti di mezzo mondo e creare business. L’enoturismo di qualità consente infatti di far diventare una regione, una provincia, un comune, una vera destinazione turistica che, con un ampio lavoro di rete, porta valore non solo al prodotto vino che diventa centrale nell’esperienza offerta, ma per l’intera comunità.
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 1| Manuela Piancastelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 2| Donatella Cinelli Colombini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 3| Angela Velenosi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 4 | Chiara Boschis
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 5| Elena Fucci
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 6 | Graziana Grassini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 7 | Marianna Cardone
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 8| Annalisa Zorzettig
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 9| Miriam Lee Masciarelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 10| José Rallo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 11| Marilisa Allegrini
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 12| Chiara Soldati
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 13| Elisabetta Pala
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 14| Elena Walch
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 15| Barbara Galassi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 16 | Chiara Lungarotti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 17 | Pina Terenzi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 18| Lucia Barzanò
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 19| Vincenza Folgheretti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 20| Eleonora Charrère
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 21| Daniela Mastroberardino
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 22| Carla e Laura Pacelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 23| Valentina Abbona
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 24| Camilla Lunelli
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 25| Carolin Martino
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 26| Marzia Varvaglione
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 27| Antonella Cantarutti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 28 | Marta Trevia
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 29| Pia Donata Berlucchi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 30| Nadia Zenato
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 31| Federica Boffa Pio
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 32| Chiara Condello
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 33 | Sabrina Tedeschi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 34| Marianna Annio
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 35| Laura Verdecchia
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 36| Milena Pepe
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 37| Silvia Tadiello
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 38| Le sorelle Cotarella
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 39| Albiera Antinori
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 40| Antonella Lombardo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 41| Roberta Ceretto
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 42| Daniela Adanti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 43| Valentina Carputo
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 44| Arianna Occhipinti
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 45| Silvia Imparato
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 46| Matilde Poggi
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 47 | Tessa Gelisio
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 48| Gilda Guida (Martusciello)
Donne produttrici: il vino italiano al femminile 49| Susy Ceraudo
